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Presidente della Repubblica: chi sarà il prossimo capo dello Stato

Cosa vogliono fare i partiti e le possibilità che venga eletto Berlusconi. Il silenzio di Draghi e il "no" di Mattarella alla prospettiva di un bis

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Sul presidente della Repubblica i giochi si sono aperti in anticipo. Nonostante manchino diversi giorni all’elezione del successore di Mattarella, sui giornali si rincorrono interviste e retroscena riguardanti le mosse dei partiti. La nomina del nuovo presidente della Repubblica sarà sicuramente uno dei momenti politici fondamentali per l’Italia nel 2022 e tanto clamore non deve naturalmente stupire.

Nonostante le parole spese a riguardo, resta ancora molta incertezza sui nomi: cosa farà Draghi? Davvero Berlusconi conta di essere eletto? E se tutto dovesse finire con un bis dell’attuale capo dello Stato? Ecco tutto quello che c’è da sapere su chi sarà il prossimo presidente della Repubblica.

Quante possibilità ci sono di un ritorno di Mattarella

Di “no” espliciti, quindi sotto forma di dichiarazioni, alla prospettiva di un secondo mandato, non ce ne sono stati, eppure, per comprendere le intenzioni di Mattarella bisognerebbe leggere tra le righe dei suoi discorsi. In particolare quello di ieri 11 novembre, in occasione del ricordo dell’ex presidente della Repubblica, Giovanni Leone, scomparso circa 20 anni fa, potrebbe essere stato significativo. Mattarella ha ricordato che “anche Leone chiese la non rieleggibilità del Capo dello Stato”.

In particolare, l’attuale inquilino del Quirinale ha puntualizzato come “sul tema delle riforme istituzionali il presidente della Repubblica Giovanni Leone ripropose la questione già proposta dal presidente Segni di introdurre la non rieleggibilità del presidente della Repubblica e quindi l’eliminazione del semestre bianco”.

A buon intenditor poche parole. I segnali di Mattarella, riguardo una sua indisponibilità a un rinnovo della carica, saranno forse arrivati alla politica, che in questi mesi sta già tentando di sciogliere il nodo del prossimo PdR.

Cosa c’entra il semestre bianco con il no di Mattarella a un bis

La questione naturalmente non è di poco conto e potrebbe acuire le già evidenti divisioni all’interno della maggioranza. Per Mattarella il semestre bianco, cioè il periodo di tempo corrispondente agli ultimi sei mesi del mandato del presidente della Repubblica Italiana, durante il quale al presidente è vietato per legge sciogliere le Camere, si concretizzerebbe in un lungo periodo di indebolimento delle funzioni del Quirinale.

Meglio allora abolire il semestre bianco tramite un esplicito divieto alla rielezione per un secondo mandato del corrente presidente della Repubblica. La ratio del semestre bianco infatti consiste nell’evitare che il capo dello Stato possa sciogliere le Camere, nella prospettiva di un nuovo Parlamento, più favorevole a concedere all’inquilino del Quirinale un bis.

Non tutti gli indizi, tra quelli che lasciano pensare a un definitivo congedo di Mattarella, sono di tipo verbale. Sembra infatti che circa una decina di giorni fa il PdR abbia firmato un contratto di affitto per un immobile situato tra il quartiere Salario Trieste, a Roma, e i Parioli, che aveva già visitato a ottobre. Forse conta di trasferirsi lì.

Sarà Mario Draghi il prossimo capo dello Stato?

Tra i maggiori interessati a rivolgersi a Mattarella per un nuovo settennato c’è sicuramente il Partito Democratico, che non ha un vero e proprio candidato di bandiera come invece il centrodestra. Nessuno tra Lega, Fratelli d’Italia e, naturalmente, Forza Italia, sembrerebbe fermamente contrario a Berlusconi, anche se, quando si apriranno i giochi per la partita del Quirinale, il gap tra parole e fatti, la comunicazione trasversale, gli accordi dietro le quinte, i giochi politici e i bluff sono destinati a moltiplicarsi – ecco le parole di Salvini a riguardo.

Il punto è che, secondo alcuni osservatori, un Parlamento balcanizzato potrebbe arrivare anche alla decima votazione senza aver trovato la quadra su un nome: a quel punto l’ipotesi di un Mattarella bis sarebbe potuta essere l’unica soluzione per un’intesa, a meno che, come è appunto successo, l’attuale capo dello Stato non si fosse smarcato con largo anticipo.
Mattarella neanche vuole che succeda questo: due mandati con il nome di Mattarella, dopo due mandati con il nome di Napolitano, significherebbero quasi istituire una prassi per i successori, che potrebbero quindi cominciare a lavorare a una loro rielezione durante il primo settennato.

Presidente della Repubblica, cosa vuole fare Mario Draghi

C’è un nome a cui tutti guardano e che potrebbe effettivamente contare su un ampio numero di consensi: è quello di Mario Draghi. L’attuale presidente del Consiglio ha detto, nel corso di una conferenza stampa a settembre, che, riguardo a una sua elezione al Colle, “è abbastanza offensivo nei confronti del presidente della Repubblica in carica cominciare a pensare in questo modo. Non sono la persona giusta a cui fare questa domanda, le persone giuste sono in Parlamento. È il Parlamento che decide della vita, dell’orizzonte, dell’efficacia di questo governo. Se il governo diventasse non efficace perderebbe la sua ragione di esistere”.

Cosa succederebbe al governo se Draghi venisse eletto presidente della Repubblica? Ebbene non è chiaro, si tratta in effetti di una situazione anomala e di una specie di enigma istituzionale, ma la prospettiva sembrerebbe piacere a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che potrebbe accettare di mandare Draghi al Quirinale per poi spingere, subito dopo, sulle elezioni anticipate. Conte invece si è espresso, un po’ a sorpresa, diversamente. Qui cosa ha detto.

Draghi sarebbe un presidente della Repubblica molto forte, perché molto stimato dagli italiani, il suo consenso nell’opinione pubblica è infatti al 58%, secondo gli ultimi sondaggi, nonostante i mesi di governo e la necessità delle scelte. La sua forza farebbe da contrappeso alla debolezza dei partiti.

Il premier non ha chiuso la porta alla prospettiva di un’elezione, ma neanche ha detto di sì. Il suo silenzio, nei palazzi della politica, viene vissuto come un momento di riflessione, ma il Pd è appeso a un filo. Se il nome di riserva di un Berlusconi potrebbe infatti essere Giuliano Amato, tra i dem si diffonde il panico al solo pensare di chiedere, ancora una volta, a Romano Prodi la sua disponibilità.

Veramente Berlusconi pensa di diventare Pdr?

Quella di Silvio Berlusconi non è sempre stata una candidatura presa sul serio dagli osservatori. Il fatto è che si tratta pur sempre di uno dei politici più controversi della storia recente italiana, imputato in diversi processi e che per anni ha polarizzato l’opinione pubblica, al punto che la parola “antiberlusconismo” è arrivata a scandire un preciso orientamento politico che ha caratterizzato un’altrettanto precisa stagione della storia recente del nostro Paese.

Non è chiaro se i partiti di centrodestra pensino davvero che l’elezione di Berlusconi al Colle sia possibile, ma sembra che un piano per una candidatura esista davvero, un piano che il leader di Forza Italia ha costruito attentamente nonostante l’età avanzata anche per un presidente della Repubblica (Berlusconi ha 85 anni). Di certo un’eventuale elezione di Berlusconi renderebbe quantomeno all’inizio complicato quel meccanismo di identificazione che vuole che tutti i cittadini si riconoscano nel presidente della Repubblica eletto e che poi è una delle fonti di legittimazione principali che pone tale figura in una posizione di controllo dei poteri esecutivo, giudiziario e legislativo.

Elezioni presidente della Repubblica, i possibili candidati Fonte foto: ANSA
Elezioni presidente della Repubblica, i possibili candidati
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