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Omicidio Luca Ventre ucciso nell'ambasciata italiana a Montevideo in Uruguay: inchiesta sulla morte del 35enne

Il Gip ha respinto la richiesta di archiviazione del caso di Luca Ventre, ucciso nell'ambasciata di Montevideo in Uruguay: chiesti accertamenti

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Non sarà archiviato il caso dell’omicidio di Luca Ventre, ucciso a 35 anni nell’ambasciata italiana a Montevideo, in Uruguay. L’avvocato della famiglia Ventre, Fabio Anselmo, ha confermato che il Gip ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma, legata all’ipotesi di improcedibilità in quanto l’indagato non è mai stato presente nel territorio italiano. Luca Ventre venne ucciso nel 2021 per strangolamento da un poliziotto uruguaiano, dopo che che il 35enne italiano si era introdotto nella sede diplomatica scavalcando la cancellata.

Luca Ventre ucciso nell’ambasciata a Montevideo: il caso non sarà archiviato

Nessuna archiviazione, quindi, del caso Luca Ventre e il Giudice per le Indagini Preliminari intende anche approfondire, ordinando nuovi accertamenti riguardanti l’inchiesta sulla morte del 35enne italiano, fra cui l’acquisizione di tabulati telefonici.

La morte di Luca Ventre è avvenuta il 1 gennaio 2021, dopo che era stato fermato da un poliziotto di Montevideo, in Uruguay. Il 35enne era stato immobilizzato per 14 minuti con un braccio premuto sul collo, utilizzando una tecnica nota come “chiave di judo”, all’interno dell’ambasciata italiana.

Aspetto rilevante, il fatto che l’agente uruguayano abbia agito all’interno della sede diplomatica e che l’intera situazione sia stata registrata dalle telecamere di sorveglianza presenti sul posto.

Perché Luca Ventre si è introdotto nell’ambasciata italiana a Montevideo

Luca Ventre aveva deciso di trasferirsi a Montevideo otto anni prima del suo decesso, per raggiungere il padre Mario e assisterlo in alcune attività d’impresa.

Il 1 gennaio del 2021, alle 7:04 del mattino, Luca Ventre si era presentato all’ambasciata italiana. Parcheggiando il suo pick-up di fronte alla struttura, era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza. Tuttavia, non ricevendo risposta al suo campanello alle 7:05, aveva deciso di scavalcare la cancellata d’ingresso.

L’intervento del vigilante e del poliziotto uruguaiani per immobilizzare Luca Ventre

Sono tanti gli elementi non chiari nella vicenda riguardante la morte di Luca Ventre. Il 35enne aveva in mano una cartellina contenente dei documenti, che sembra abbia mostrato alle guardie di fronte al portone dell’ambasciata.

Trattandosi di un giorno festivo, anziché trovare militari italiani come previsto, Ventre si era trovato di fronte a due guardie uruguayane. Entrambe erano state viste mentre parlavano con il 35enne, ma poi per alcuni minuti l’uomo era sparito dalle telecamere di videosorveglianza.

Ricompariva nell’inquadratura intorno alle 7:06, quando si allontanava per scavalcare il cancello e lasciare la struttura. Subito dopo, però, le due guardie lo avevano trascinato a terra, immobilizzandolo fino alla sua morte.

I risultati dell’autopsia

Dall’autopsia effettuata in Uruguay, non erano state riscontrate lesioni particolari, ma il cervello presentava segni di edema, compatibili con un’asfissia, come suggerito anche dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza.

Luca Ventre aveva ferite superficiali sul viso e sul corpo, mentre gli ematomi sul collo erano stati attribuiti a presunte iniezioni di farmaci.

Le autorità uruguayane avevano sostenuto che la causa della morte fosse uno “stato di eccitazione psicomotoria associata al consumo di cocaina”, ma questa versione è stata smentita dall’esito dell’autopsia condotta sul corpo su disposizione della Procura di Roma.

luca ventre ucciso ambasciata montevideo uruguay Fonte foto: iStock/X
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