Chi è Carlo Bravi, il chirurgo che ha operato Simonetta Kalfus morta dopo la liposuzione: aveva una condanna
Carlo Bravi, chirurgo con una condanna alle spalle, è indagato per la morte di Simonetta Kalfus dopo una liposuzione: le accuse sono pesanti
Carlo Bravi è il chirurgo estetico finito al centro dell’inchiesta sulla morte di Simonetta Kalfus, la 62enne deceduta il 18 marzo all’ospedale Grassi di Ostia, dodici giorni dopo essersi sottoposta a un intervento di liposuzione in uno studio privato a Cinecittà. Insieme a lui sono indagati anche l’anestesista Francesco Iandimarino, amico della donna e coinvolto nell’organizzazione dell’intervento, e il medico Eleonora Valletta.
- Chi è il chirurgo Carlo Bravi
- Il caso Simonetta Kalfus
- L’autopsia e l’indagine sullo studio medico
- L'accusa di omicidio
Chi è il chirurgo Carlo Bravi
Carlo Bravi, 73 anni, era già stato condannato nel settembre 2024 per lesioni colpose in seguito a un intervento di chirurgia estetica mal riuscito risalente al 2017.
In quell’occasione, la paziente Pamela Maggi si era affidata a lui per un lifting al seno. L’operazione, però, fu eseguita in una struttura priva dei requisiti sanitari previsti, e Bravi effettuò una mastoplastica additiva anziché la mastopessi richiesta, provocando gravi complicazioni.

Simonetta Kalfus
La donna fu colpita da una massiccia emorragia e dovette essere ricoverata d’urgenza al Policlinico Umberto I per ricevere trasfusioni. La vicenda le costò quattro ulteriori operazioni chirurgiche e un danno estetico permanente. Per quei fatti, Bravi fu condannato a un anno di reclusione (pena sospesa), con una provvisionale di 5mila euro.
Il caso Simonetta Kalfus
Nel caso di Simonetta Kalfus, l’intervento di liposuzione, eseguito il 6 marzo, sarebbe stato un’operazione “plurima” con prelievi in più zone del corpo. Da quel momento, la donna avrebbe manifestato dolori, febbre e difficoltà motorie.
Iandimarino e Bravi avrebbero effettuato visite domiciliari e somministrato flebo, ma senza risultati. Il 13 marzo, Simonetta si reca al pronto soccorso di Pomezia, dove le viene diagnosticato un semplice decorso post-operatorio. Rimandata a casa con antidolorifici e antibiotici, peggiora rapidamente e viene infine ricoverata al Grassi, dove muore cinque giorni dopo.
L’autopsia e l’indagine sullo studio medico
L’autopsia ha confermato una grave infezione come causa del decesso, e non è escluso che anche una possibile embolia abbia contribuito.
Fondamentali per chiarire la vicenda saranno le cartelle cliniche e i referti istologici, che aiuteranno a stabilire la tempistica dell’infezione e la correttezza delle cure.
Intanto, i carabinieri – su disposizione del pm Chiara Capezzuto – hanno avviato accertamenti sulla struttura in cui Bravi ha operato: si tratta di uno studio che, ufficialmente, non risulterebbe abilitato a eseguire interventi chirurgici.
L’accusa di omicidio
I reati ipotizzati sono omicidio colposo, favoreggiamento e – in un altro filone dell’indagine – omissione di soccorso.
I riflettori si concentrano anche sul ruolo dell’anestesista Iandimarino: ha solo accompagnato Simonetta o ha partecipato all’intervento? Secondo la figlia della vittima, Eleonora, la madre si fidava di lui, ed è stato lui a proporre il chirurgo. Un dettaglio che ora pesa nell’indagine. L’Asl ha intanto aperto un’inchiesta interna sul medico, che lavora all’ospedale di Ostia.
