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La confessione di Massimo Sebastiani: come uccise Elisa Pomarelli

Sono stati pubblicanti i passaggi più importanti dell'interrogatorio a Massimo Sebastiani: ecco cosa disse al giudice

Massimo Sebastiani, l’uomo che uccise lo scorso 25 agosto, in provincia di Piacenza, la sua amica Elisa Pomarelli, confessò i dettagli del delitto e le motivazioni alla base dell’efferato omicidio. Il Corriere della Sera ha diffuso le parole che disse al pm Luca Milani durante un lungo interrogatorio.

Da alcuni anni il ‘tarlucc’, come veniva definito dai conoscenti per i suoi modi, viveva in solitudine tra i campi di Carpaneto Piacentino, dove aveva una casa. Dopo un pranzo in trattoria, si era diretto proprio lì con Elisa. In pochi attimi, nel pollaio dell’abitazione si è compiuto il delitto.

“Per un attimo ho visto tutto buio. L’ho afferrata con entrambe le mani per il collo. È caduta a terra e ho capito che era morta“, ha confessato Massimo Sebastiani, secondo quanto riporta il Corriere della Sera. “Elisa mi aveva detto che non c’era più bisogno di vedersi spesso. Era molto seria”.

Un buio improvviso che però, seguendo la ricostruzione del 45enne, sarebbe stato radicato in profondita. “Vedendomi giù di morale, gli amici mi avevano spinto ad andare da una psicologa. Ero giù soprattutto per i debiti e per il mio rapporto con lei. Da ultimo mi ero rivolto a una dottoressa di Bergamo che mi stava aiutando”.

Massimo Sebastiani ha raccontato nell’interrogatorio, trascritto dal Corriere della Sera, anche il momentò in cui incontrò Elisa Pomarelli: “Quattro anni fa, quando suo padre, che in passato mi aveva seguito come promotore finanziario, si presentò con lei. Mi è piaciuta subito“.

Una relazione destinata a vivere solo nella sua testa. “Dopo un anno e mezzo di frequentazione, ricordo che durante una passeggiata mi ha rivelato che aveva delle preferenze per le donne, dunque non ero io il problema per lei. Ma mi ha assicurato che se avesse cambiato idea, sarei stato l’uomo con cui si sarebbe messa”.

E poi, nella mente di Massimo Sebastiani, una speranza vana che potrebbe averlo portato al gesto estremo. “Da quel momento in poi ammetto che anche altre persone mi avevano detto la stessa cosa”, cioè smetterla di illudersi. “Io avevo comunque deciso di aspettarla“.

“Facevamo il restauro di moto vecchie, le Vespa, per poi rivenderle, e poi piccoli lavori nei campi e nei boschi. Ci vedevamo il martedì, il giovedì e nel fine settimana. Dopo le primissime volte, in casa mia non è però più entrata“, ha raccontato Massimo Sebastiani.

Ma nonostante il rapporto d’amicizia, “Elisa non mi chiamava praticamente mai, ero sempre io a prendere l’iniziativa”. L’ossessione di Massimo Sebastiani scoppiò la domenica dello scorso 25 agosto. “Nel tragitto in auto dal ristorante a casa mia mi ha parlato di una proposta che le era stata fatta la sera prima a una festa, a Sarmato”.

Doveva custodire una busta in cambio di una somma di denaro. Sul momento non ho detto nulla, ci siamo diretti verso il pollaio,  dove mi ha detto che avremmo ricavato molti soldi nascondendo quella busta e che forse non c’era più bisogno di vederci così spesso. Adesso che aveva trovato il modo di guadagnare non le servivo più“. Da lì, forse, il buio raccontato al giudice di Piacenza, Luca Milani.

“In macchina c’era il telefonino di Elisa”, ha spiegato Massimo Sebastiani nell’interrogatorio riportato dal Corriere della Sera per spiegare cos’ha fatto subito dopo il delitto “L’ho guardato per vedere che ora fosse e se non sbaglio mi si è aperto un messaggio Whatsapp che parlava di uova ed era rivolto alla sorella. Credo di aver aperto poi una chat con una certa Silvia, ma non ho fatto chiamate, non intenzionalmente”.

L’uomo portò il cadavere di Elisa Pomarelli nel bosco della vicina collina di Sariano, vegliandolo per giorni. “Ho anche dormito due notti tenendola per mano. L’unico mio pensiero era starle vicino”, ha raccontato Massimo Sebastiani.

Dopo il delitto, lasciò alcuni messaggi all’amica. “I listoni per la casetta li ho trovati Taty. Scusa se mi sono arrabbiato ma mettiti nei miei panni. Dai fatti sentire” e “Taty, rispondi quando riesci”. Un tentativo di depistaggio per gli inquirenti, un attimo di follia per l’uomo: “Cercavo di contattarla ignorando quello che era successo”.

Massimo Sebastiani trovò rifugio per poco tempo nella soffitta dell’ex suocero Silvio Perazzi, dopo essersi cibato di “bacche, pomodori, uva, mele, una volta avevo preso da terra una pagnotta secca che un gatto stava rosicchiando”.

Stremato dalla fame e dalla fatica “avevo deciso di avvicinarmi al suo giardino. Una notte ho dormito nel capanno degli attrezzi. Poi l’ho visto arrivare e mentre era nel cortile mi sono infilato in casa e sono andato nella soffitta che ho chiuso spostando un grande armadio“.

“Durante il giorno uscivo saltando dalla finestra per andare a vedere Elisa”, ha raccontato nell’interrogatorio riportato dal Corriere della Sera. “Avevo trovato una radio, sentivo le notizie che riguardavano la mia scomparsa, l’intervista a un amico, la mia casa in disordine”.

Massimo Sebastiani aveva anche pensato di farla finita. “Nei giorni passati in quella soffitta ho pensato al suicidio ma non ho avuto il coraggio di farlo”. Ma infine si consegnò ai Carabinieri, non prima di aver chiuso l’ultimo capitolo della storia: “Ho dormito con Elisa e poi l’ho seppellita“.

VirgilioNotizie | 10-11-2019 09:27

Scomparsi a Piacenza: la ricostruzione del delitto di Elisa Fonte foto: Ansa
Scomparsi a Piacenza: la ricostruzione del delitto di Elisa
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