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Covid, 87 sikh positivi su 550 test: Sabaudia verso la zona rossa

La variante indiana fa paura: in una comunità sikh nel Lazio sono risultate positive 87 persone su 550 tamponi effettuati

La variante indiana preoccupa, soprattutto alcune zone della provincia di Latina, nel Lazio: ieri, prima giornata dello screening di massa sulla comunità sikh, i positivi sono risultati 87 su 550 tamponi, una percentuale molto alta, vicina al 20%, come riferisce Il Corriere della Sera.

Il dato ha fatto levare l’allerta a livelli massimi ed è stato valutato a lungo dal prefetto, Maurizio Falco, anche perché i contagiati da Covid in questione devono essere trasferiti in due strutture individuate a Sabaudia per la quarantena.

I numeri starebbero spingendo la Asl a rendere Bella Farnia zona rossa con il fine di scongiurare quello che è già stato denominato “effetto Gange” nella “India pontina” che, tra regolari e irregolari, conta circa 30mila presenze. Nel frattempo dallo Spallanzani si attende con ansia il sequenziamento genomico.

Al residence Bella Farnia di Sabaudia sono tanti gli spaesati, che si sono messi in fila, in modo ordinato, per attendere gli esiti dei test. Il capo comunità Dhillon Singh fa rispettare l’ordine insieme a un operatore capace di parlare punjabi con le centinaia di connazionali.

“Viene fatto un tampone antigenico – dichiara la dottoressa Cristina Giambi – e nel caso di positività il molecolare di conferma. Si valuteranno poi i casi positivi candidabili alla terapia con anticorpi monoclonali”.

Nelle serre, nei campi e nei capannoni, intanto, il lavoro non si arresta anche con un’infezione in corso, per paura di non ricevere giorni di paga, spiega sempre Il Corriere. Harbhajan Ghuman, per molto tempo sfruttato come taglialegna e oggi operaio, si esprime in questi termini: “C’è troppo coronavirus, in un’azienda 50 casi. Il problema è che il padrone non ha dato mascherine e guanti”.

Tra questi Sikh sono in tanti ad avere alle spalle storie drammatiche e ingiuste, segnate da sfruttamenti. Ad esempio Balbir Singh, bracciante 50enne, è stato schiavizzato per cinque anni, sino a quando ha detto basta ed ha denunciato i suoi caporali. “Ho vissuto mangiando gli avanzi – spiega – e mi lavavo con acqua fredda dove erano tenuti gli animali, mi dicevano che mi avrebbero ammazzato e messo in una buca se avessi denunciato. Adesso ho un permesso per motivi di giustizia e sono libero”.

La sua storia è simile a quella di molti altri. Trattasi di lavoratori instancabili ma spesso maltrattati e tenuti in condizioni disumane, con retribuzioni ridicole. Nonostante ciò riescono comunque a dare una mano alle famiglie rimaste in India.

Le rimesse di denaro verso il popoloso paese asiatico sono infatti cresciute nel corso della pandemia: sono usciti dall’Italia 382 milioni nel 2020 (+22% rispetto al 2019). Di questi, 51,3 sono i milioni inviati  da Latina secondo la Fondazione Moressa su dati della Banca d’Italia.

VirgilioNotizie | 30-04-2021 08:33

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