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Covid, perché ha senso il Green pass: la "lezione" di Burioni

La nuova lezione di Roberto Burioni a "Che Tempo Che Fa": il Green pass dal punto di vista scientifico

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Nella serata di domenica 14 novembre, nel corso della trasmissione “Che Tempo Che Fa” su Rai3 è andata in onda una nuova “lezione” di Roberto Burioni sul Covid-19. Il virologo del San Raffaele di Milano questa volta ha affrontato il tema del Green pass dal punto visto scientifico.

“Questa sera parliamo scientificamente di Green pass. Mettiamo da parte gli aspetti legali e sociali, e vediamo solo il punto di vista medico, se ha veramente senso questo documento che garantisce maggiore libertà ad alcune categorie di persone”, ha esordito Burioni.

Il virologo è partito con la sua disamina del Green pass dalle persone che sono guarite dal Covid-19: la certificazione “dura sei mesi per loro. È una decisione che ha molto senso perché sappiamo che le persone guarite hanno una immunità robusta contro la reinfezione, ma non omogenea: c’è chi è più fortunato e chi è meno immune. Per questo si consiglia alle persone guarite di fare una dose almeno di vaccino”.

“Gli altri a cui viene dato il Green pass – ha continuato – sono quelli che si sono vaccinati. Alcuni pensano che i vaccinati trasmettano la malattia tanto quanto i non vaccinati, ma non è vero. Anzi, i vaccinati trasmettono la malattia molto meno degli altri, perché prima di tutto, pur non proteggendo al 100% il vaccino, non si infetta più del 77% se esposto al contagio. Chiaramente chi non si infetta non trasmette la malattia”.

“Ma c’è di più: sappiamo con certezza che chi si infetta essendo vaccinato trasmette molto di meno il virus, con una diminuzione sopra il 60%. Quindi è più che giusto garantire maggiore libertà di movimento a questi soggetti. L’unico elemento su cui ragionare è la durata: quest’ultima al momento è di 12 mesi”.

Green pass, il “tallone d’achille” secondo Burioni

“Arriviamo – ha proseguito – al tallone d’Achille: le persone che lo ottengono grazie al tampone. In questo caso la certificazione verde ha una durata di due o tre giorni a seconda del tipo di test. Questo non ha molto senso, perché il tampone è come una istantanea, ci dice che in quel momento la persona non è infettiva. Ma non ha senso, soprattutto quando il virus circola molto”.

Ancora Burioni: “I tamponi per altro sono anche costosi e fastidiosi, e come tutte le pratiche mediche non sono privi di rischio: ci sono studi secondo cui ogni milione di tamponi ci sono 12 eventi avversi non lievi, come emorragie o se si rompe c’è bisogno di un intervento chirurgico, in un caso una persona ha perso del liquido cerebrale”.

“Per evitare tutto questo – ha rimarcato il virologo – abbiamo un vaccino che è molto sicuro ed efficace oltre che consigliabile fare”.

Concludendo la sua lezione Burioni ha ricordato l’importanza di stare attenti e di mettere in pratica quei comportamenti anti contagio che abbiamo imparato in questi mesi di pandemia.

“Ricordate – ha detto – che il Green pass non dà protezione assoluta per cui è comunque essenziale mettere in pratica i comportamenti che ben conosciamo, dall’uso della mascherina al distanziamento. Se vogliamo passare un Natale sereno vaccinatevi“.

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