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Bus dirottato: Sy svela il suo piano, via a perizia psichiatrica

La confessione dello scuolabus dirottato lo scorso marzo con a bordo 50 ragazzini

La prima sezione della Corte d’Assise di Milano ha disposto una perizia medico-psichiatrica per accertare la “piena capacità di intendere e di volere” di Ousseynou Sy, l’autista che ha dirottato e incendiato uno scuolabus con 50 ragazzini, due insegnanti e una bidella nei pressi di San Donato Milanese lo scorso marzo. Ne dà notizia l’Ansa.

Nel processo, presieduto da Ilio Mannucci Pacini, il 47enne è accusato per i reati di strage, sequestro di persona e incendio.

Già nella scorsa udienza, riporta l’Ansa, era stato sentito lo psichiatra del carcere di San Vittore, che aveva incontrato più volte Ousseynou Sy lo scorso anno, tra marzo e luglio. Il medico aveva fatto riferimento a un possibile “vizio parziale di mente” dell’imputato.

Il giudizio tecnico era confluito poi in una relazione firmata lo scorso agosto, acquisita come atto del processo nei giorni scorsi. Secondo la Corte d’Assise, la testimonianza del medico “ha fornito elementi che delineano un dubbio” sulla capacità di intendere e volere dell’imputato.

Il presidente del collegio Ilio Mannucci Pacini, ha dichiarato nella sua valutazione, riportata dall’Ansa: “Tali circostanze non possono essere ignorate, in quanto provenienti da psichiatri del servizio pubblico e che non sono stati posti in dubbio da accertamenti in senso contrario”.

La Corte d’Assise ha così ritenuto “necessario procedere all’accertamento richiesto” dalla difesa del 47enne.

La confessione di Ousseynou Sy: perché ha dirottato il bus

“Volevo essere arrestato perché la mia storia facesse il giro del mondo“, ha ribadito l’imputato, rispondendo durante l’udienza odierna al pm Luca Poinz, titolare dell’indagine insieme al capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili, ai legali di parte civile e al suo difensore Giovanni Garbagnati.

Ousseynou Sy ha ripetuto quello che aveva già detto subito dopo ill suo arresto, cioè di aver compiuto un “gesto dimostrativo” contro “il decreto Salvini bis“, per “raccontare l’orrore che sta accadendo davanti ai nostri occhi”, ovvero la strage di migranti nel Mar Mediterraneo.

Il suo piano, ha sottolineato, consisteva nel dirottare il bus a Milano, “o comunque oltre l’Adda”, affinché il Tribunale competente per il suo caso fosse quello del capoluogo lombardo, dove avrebbe avuto sufficiente visibilità mediatica.

“Non volevo andare sulla pista Linate come dissi inizialmente, quella è stata una risposta qualunque alla domanda che mi è stata posta dal pubblico ministero durante l’interrogatorio”, ha dichiarato inoltre secondo quanto fa sapere l’Ansa.

Ha spiegato inoltre che avrebbe versato la benzina sul pavimento del veicolo solo come “deterrente” per non essere ucciso dalle forze dell’ordine durante l’azione.

Anche l’accendigas che portava con sé, ha sostenuto, era “vecchio di una vita e non funzionante“, precisando che “se fossi morto avrebbero detto che sono solo un terrorista e non sarei qui a spiegare il mio gesto“.

In più ha tenuto a precisare: “Ho scelto di fare il rito ordinario perché non voglio sconti, non voglio minimizzare quello che è successo, non voglio pietà”.

Poi ha concluso, secondo quanto riporta l’Ansa: “Non mi sento di chiedere scusa in pubblico per quello che è successo. Sarebbe come cercare una scorciatoia e non vorrei essere frainteso. Anche se lo farei in privato con ciascuno dei ragazzini“.

VIRGILIO NOTIZIE | 03-02-2020 20:03

bus-dirottato-piano Fonte foto: Ansa
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