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Cadavere in sacco a pelo: svolta nel giallo, la ricostruzione

Il corpo di Simonetta Gaggioli fu ritrovato il 3 agosto 2019 in un sacco a pelo in un fosso

Le indagini sulla morte di Simonetta Gaggioli, la 76enne ex funzionaria della Regione Toscana il cui corpo fu ritrovato il 3 agosto 2019 in un sacco a pelo in un fosso a Riotorto, sono arrivate ad un punto di svolta. Come riporta ‘Ansa’, i Carabinieri di Livorno, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, hanno arrestato Adriana Gomes (la nuora di Simonetta Gaggioli), con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Per concorso nei reati contestati ad Adriana Gomes è tuttora indagato il marito Filippo Andreani, figlio della 76enne.

Il corpo di Simonetta Gaggioli fu ritrovato in un sacco a pelo in un fosso a Riotorto, lungo la Vecchia Aurelia, nel comune di Piombino in provincia di Livorno.

È stata la stessa Adriana Gomes, in una deposizione davanti ai carabinieri, a spiegare di essere stata lei a lasciare, lungo la vecchia Aurelia a Riotorto, il cadavere della suocera. La donna, secondo quanto emerso, avrebbe riferito che accortasi che la 76enne era morta, non per causa sua, l’avrebbe prima nascosta in casa, sotto un letto nei camera dei piccoli figli, e poi messa in auto per trasportarla al cimitero di Follonica, esaudendo così un desiderio della suocera che le avrebbe confidato di voler essere essere seppellita accanto al marito, scomparso 7 anni fa, senza alcun rito e senza che nessuno lo sapesse.

Una versione, definita “incredibile” dal gip nell’ordinanza e alla quale gli inquirenti non hanno mai creduto, arrivando a chiedere l’arresto della donna una volta avute poi alcune risultanze probatorie.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’ultima persona a vedere in vita l’anziana, la sera del 26 luglio, sarebbe stata Adriana Gomes con la quale, per sua stessa ammissione, avrebbe preso un caffè intorno alla mezzanotte. Per la nuora quella sarebbe stata l’occasione delle confidenze sulle ultime volontà della 76enne.

Dopo averla nascosta per due giorni la notte del 29 luglio, sempre da sola, avrebbe deciso di mettere la salma in un sacco a pelo trovato in garage e caricarlo in auto con l’intento di trasportarla a Follonica per stenderla accanto alla tomba del marito.

Piano fallito perché la vettura si fermò, circostanza vera questa, lungo il tragitto per un guasto: per questo avrebbe deciso di lasciare il cadavere nel fosso al fianco dell’Aurelia dove poi fu rinvenuto casualmente il 3 agosto.

Cadavere in un sacco a pelo, la dose letale

Ad uccidere la donna, stando a quanto emerso dagli esami tossicologici e riportato da ‘Ansa’,  sarebbe stata l’assunzione di dosi massicce di due farmaci: una dose 10 volte superiore alla prescrizione di amlodipina, principio attivo contro l’ipertensione che la donna assumeva dietro regolare ricetta insieme ad un ansiolitico, Alprazolam, che invece è stato rinvenuto in dosi 20 volte superiori.

Secondo gli inquirenti, a somministrare le dosi massicce di farmaci sarebbe stata la nuora dell’anziana donna.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, la donna avrebbe poi trasportato, da sola, il cadavere fuori dalla sua abitazione di Riotorto e lo avrebbe caricato in auto, per poi abbandonarlo sul ciglio dell’Aurelia.

Tale circostanza, in base a quanto spiegato dai carabinieri, è stata confermata nel corso dell’esperimento giudiziale in incidente probatorio del 3 gennaio scorso.

Cadavere nel sacco a pelo, il movente

Per quanto riguarda il movente, sempre secondo quanto è emerso dalle indagini, a far scattare l’omicidio sarebbe stato un clima di rapporti conflittuali della nuora con la vittima, dettati anche dalla coabitazione in un appartamento di 60 metri quadri dei tre adulti, più altrettanti figli minori.

Gli investigatori hanno inoltre ipotizzato che la nuora voleva portare la famiglia a vivere definitivamente in Brasile.

Anche quando abitavano a Follonica, prima di trasferirsi nell’appartamento in affitto a Riotorto, si erano già manifestati problemi di coabitazione con alcuni interventi dei Carabinieri.

Adriana Gomes è anche ritenuta responsabile dei reati di truffa aggravata e indebito utilizzo di carte di pagamento: non dando comunicazione del decesso della Gaggioli, avrebbe consentito l’accredito della pensione sul suo conto corrente bancario, prelevando una somma con il bancomat della defunta.

Il ‘Corriere della Sera’ fornisce ulteriori dettagli sulla vicenda: Adriana Gomes avrebbe ucciso la madre del suo compagno sperando di ottenere qualche beneficio nell’eredità che Filippo Andreani avrebbe ottenuto.

La posizione di Filippo Andreani, figlio della vittima, si potrebbe alleggerire: potrebbe essere scagionato dal sospetto di essere complice dell’omicidio.

VIRGILIO NOTIZIE | 13-01-2020 17:20

Livorno, cadavere in sacco a pelo: svolta in indagini, un arresto Fonte foto: iStock
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