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La morte di Aleksej Naval'nyj scuoterà la Russia oltre all'Occidente? Rischi per Vladimir Putin alle elezioni

La morte di Aleksej Naval'nyj può cambiare gli scenari delle elezioni in Russia, con Vladimir Putin ancora candidato alla presidenza? L'intervista a Marco Di Liddo

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Dopo i primi messaggi di cordoglio per i familiari di Aleksej Naval’nyj e le manifestazioni di rabbia e dolore, in Europa e nel mondo, è il momento delle riflessioni e delle accuse. “È stato assassinato”, ha denunciato a chiare lettere la portavoce dell’oppositore russo, Kira Yarmysh, in un messaggio su X all’indomani della notizia della sua scomparsa, in circostanze ancora da chiarire, in una colonia penale in Siberia lo scorso 16 febbraio. L’altra grande domanda è se questo evento sia collegato alle imminenti elezioni presidenziali in Russia del 17 marzo, a cui si presenterà per l’ennesima volta Vladimir Putin, o se comunque possa condizionarle. L’intervista a Marco Di Liddo, direttore del Centro Studi internazionali (Ce.S.I), concessa ai microfoni di Virgilio Notizie.

La versione del Cremlino sulla morte di Aleksej Naval’nyj

Secondo le autorità russe la causa sarebbe stata una “sindrome della morte improvvisa”.

Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha dichiarato che è in corso un’inchiesta e ha definito “rozzi” i commenti da parte dei Paesi occidentali che si sono esposti sul decesso dell’oppositore di Vladimir Putin prima dell’esito delle indagini.

Aleksej Naval'nyj Vladimir PutinFonte foto: ANSA
Protesta a Berlino davanti all’ambasciata russa dopo la morte di Aleksej Naval’nyj, domenica 18 febbraio

L’accesso al cadavere negato ai familiari

L’accesso al cadavere di Naval’nyj è stato negato ai familiari per diversi giorni e il Cremlino nega di avere un ruolo in tal senso.

“Non siamo coinvolti in questa questione, questa non è una funzione dell’amministrazione presidenziale“, ha spiegato Peskov, citato dall’agenzia Tass.

L’intervista a Marco Di Liddo

Ma sono in molti a puntare l’attenzione sulle responsabilità del Cremlino: “Non si tratta di attribuire la colpa in modo diretto: l’indice non va rivolto alla morte in sé e alle circostanze, ma a quanto accaduto negli anni precedenti. Naval’nyj è stato vittima di una persecuzione giudiziaria, di più incarcerazioni, di un tentativo di avvelenamento. La sua dipartita, nella sua tragicità, ha un impatto emozionale grande, ma la responsabilità risale a tempo addietro ed è iniziata quando gli è stato impedito di fare un’opposizione trasparente e regolare”, commenta Marco Di Liddo, direttore del Ce.S.I., ai microfoni di Virgilio Notizie.

Oltre agli interrogativi che circondano la morte di Naval’nyj, ora il pensiero va alle imminenti elezioni presidenziali russe, in programma dal 15 al 17 marzo. C’è chi considera la scomparsa dell’attivista come un monito anche ad altri possibili oppositori, che nel frattempo esortano l’Europa a intervenire. L’europarlamentare lituano Andrius Kubilius (del Partito popolare europeo, Ppe), relatore speciale sulla Russia, ha annunciato di voler proporre che l’Unione non riconosca i risultati della votazione.

Di Liddo, secondo lei è possibile?

“Esiste un precedente, con la Bielorussia, il cui voto delle presidenziali (nel 2020, NdR) non è stato ufficialmente riconosciuto dal Parlamento europeo e da alcuni Stati membri, che invece hanno riconosciuto come legittimo il Governo in esilio. Tecnicamente l’Unione europea potrebbe rifarlo anche con il voto in Russia, ma si tratterebbe soprattutto di un gesto politico e simbolico dalle conseguenze limitate. Tutt’al più si potrebbe escludere Mosca da alcuni consessi internazionali, ma l’impatto concreto sulla politica estera russa, per esempio, sarebbe pressoché nullo”.

Un’alternativa, secondo qualcuno, sarebbe permettere la presenza in Russia di rappresentanti dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) in qualità di osservatori elettorali. Ma la Commissione elettorale centrale russa (CEC) ha risposto negativamente a questa ipotesi, parlando di “pregiudizi ideologici” da parte di Ue e Consiglio d’Europa…

“Credo che sia una strada difficilmente percorribile, per non dire impossibile. Credo che al 99,9% la risposta continuerà a essere negativa: i russi non hanno alcuna intenzione di permettere controlli esterni sul voto, per poi magari affermare che non è stato loro permesso di accedere ad alcuni seggi o che hanno scoperto irregolarità, voti di scambio o persino intimidazioni”.

Intanto cambieranno anche le modalità di voto. Per la prima volta l’elezione durerà tre giorni invece di uno. Dovrebbe essere anche introdotto il voto elettronico online, con la possibilità (e obbligo per i dipendenti statali o di aziende riconducibili allo stato centrale) di esprimere la propria preferenza su pc, smartphone o sul posto di lavoro. La Commissione elettorale centrale russa organizzerà il voto nelle quattro regioni annesse dell’Ucraina, ossia i territori occupati di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, controllati dalle truppe di Mosca. Con che conseguenze?

“Proprio questo, più del voto elettronico, è l’elemento significativo e politicamente più rilevante. Il voto online è un tecnicismo, che credo non influenzerebbe in modo più consistente un esito elettorale dato per scontato. Ci si attende la vittoria a larga maggioranza di Vladimir Putin, in elezioni che potrebbero essere paragonate più a uno show televisivo di fine anno. Diverso è il discorso per il voto nei cosiddetti Oblast: in questo caso si lancia un vero messaggio forte, al mondo”.

Cosa significa? Si tratta di un modo per affermare, nuovamente, che quei territori non torneranno più all’Ucraina?

“Esattamente. La Russia li considera come propri territori. La decisione di far votare per le presidenziali anche lì serve a rafforzare un messaggio chiaro all’opinione pubblica interna: che la guerra va come da previsioni. Dal punto di vista internazionale, invece, significa che il Cremlino considera quei territori come russi a tutti gli effetti non come occupati. In quanto tali sono sotto la legge e la sovranità russa”.

A livello internazionale, il Cremlino ha annunciato l’organizzazione di una conferenza interpalestinese, in Russia, alla quale dovrebbero partecipare anche rappresentanti di Hamas ed Hezbollah. Cosa significa?

“Il gesto si inquadra di una dinamica globale che porta la Russia a sfruttare le incertezze della Comunità internazionale e le divisioni che esistono tra Israele e il mondo occidentale, dunque sia Unione europea sia Stati Uniti. In una situazione di contrasto verso gli Usa, dunque, la Russia mira a rafforzare il blocco anti-occidentale dei Paesi del Sud, prova a giocarsi un ruolo di interlocutore e rappresentante di primo piano, di potenza che è in grado di sedere a tutti i tavoli intervenendo in tutte le crisi, portando un contributo costruttivo. L’obiettivo è farsi interlocutore degli ultimi, in modo che questi si sentano ascoltati e supportato. È la cosiddetta diplomazia del contropiede: ovunque ci sia uno spazio da sfruttare ci si infila per mettere a segno un gol”.

aleksej-naval-nyj Fonte foto: Ce.S.I. / ANSA
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