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Gli attacchi Houthi alle navi nel Mar Rosso mettono a rischio l'economia mondiale: conseguenze sull'inflazione

Le possibili conseguenze, su inflazione e costi dell'energia, della situazione nel Mar Rosso: i ribelli Houthi continuano ad attaccare le navi. L'intervista all'esperto

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Il Mar Rosso si infiamma di giorno in giorno. Agli attacchi dei ribelli Houthi yemeniti, appoggiati dall’Iran, si sono aggiunte le tensioni tra la stessa Repubblica islamica e il Pakistan. Tutto ciò aumenta le preoccupazioni non solo per le conseguenze dirette della guerra in un’area sempre più ampia che va dal al Golfo persico, ma anche per quelle indirette, di natura economica. Potrebbero esserci conseguenze sull’inflazione e sui costi dell’energia, anche in Italia: L’intervista ad Arduino Panicca, esperto dell’Ispi.

Le operazioni di Usa e Ue nel Mar Rosso

Gli Usa hanno già messo in campo un’operazione, con l’appoggio anche del Regno Unito e altri alleati, per contrastare le azioni terroristiche degli Houthi.

L’Europa ha trovato un accordo su una propria missione navale: caduto il veto spagnolo, infatti, i 27 Paesi membri hanno condiviso la necessità di un intervento che garantisca la navigazione nel Mar Rosso e il ritorno ai normali flussi commerciali via mare nel canale di Suez.

houthi yemenFonte foto: iStock
Il territorio degli Houthi

L’allarme di Gentiloni su inflazione e costi dell’energia

Lo stesso commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, aveva già messo in guardia sulle conseguenze della crisi nel Mar Rosso.

A essere condizionati potrebbero essere i prezzi dell’energia, ma anche l’inflazione, che potrebbero concretizzarsi nelle prossime settimane.

L’intervista ad Arduino Paniccia

L’intervista ad Arduino Paniccia, analista, opinionista e scrittore, già consulente per agenzie Onu, esperto Ispi e nonché fondatore dell’Asce – Scuola di Competizione Economica Internazionale (ex Scuola di guerra).

Nonostante si sia tentato di evitare un’escalation, nei fatti l’allargamento del conflitto è innegabile. La situazione economicamente più preoccupante riguarda il Mar Rosso. Cosa c’è da aspettarsi?

“Il contesto che si è delineato è quello di una vera e propria guerra ibrida, che non si combatte esclusivamente sul campo militare e con le armi. Si è delineata una vera e propria organizzazione che vede le potenze asiatiche (dal Medio Oriente alla Russia) contrapposte al blocco occidentale. Non a caso uno dei maggiori teorici della guerra ibrida è proprio Valerij Vasil’evič Gerasimov, Capo di Stato maggiore generale delle forze russe”.

In cosa consiste la guerra ibrida che si sta delineando anche in queste settimane?

“È una vera strategia di guerra che parte da un conflitto militare, ma che prevede anche azioni terroristiche e cibernetici, fino ad arrivare alla crisi economica. Appare chiaro che in questo momento e dopo l’attacco del 7 ottobre, siano entrate in campo le diverse componenti”.

Qual è l’obiettivo di questo tipo di strategia? È plausibile pensare a un tentativo di destabilizzazione nei confronti del mondo occidentale?

“Sì, anche se in modo molto sofisticato. Le prime conseguenze economiche sono alle porte, ma esiste anche un secondo livello di scontro, meno evidente, legato alle sorti dell’Egitto che poi potrebbero avere conseguenze anche su tutto il Mediterraneo. Questa guerra economica, che nasce dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso, sembrerebbe mirare a far saltare l’Egitto, a farlo entrare nel conflitto o a minarne la stabilità”.

Perché il ruolo dell’Egitto è così importante e che conseguenze potrebbero esserci anche per gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo?

“Dobbiamo ricordare che per l’Egitto e la sua economia il canale di Suez è fondamentale. Il Paese trae la maggior parte degli introiti, oltre che dal turismo, dal passaggio delle navi. Cinque anni fa è stato raddoppiato con un investimento enorme. Con lo scoppio del conflitto tra Israele e Gaza si è tentato più volte di coinvolgerlo, finora inutilmente, ma un danno economico importante per il blocco di Suez potrebbe cambiare le sorti. L’Egitto di fatto è una bomba a orologeria”.

Le prime conseguenze, intanto, sono i previsti rincari degli energetici, come il petrolio?

“Certamente diventeranno inevitabili, se non si interverrà in qualche modo per fermare gli Houthi. Gli Usa hanno già dato vita a un’operazione, appunto insieme soprattutto al Regno Unito, ma è necessaria un’azione anche da parte europea. D’altro canto il tempismo con cui si è aperto questo secondo fronte di guerra, dopo quella in Ucraina, non può passare inosservato”.

Cosa significa? Che c’è un legale con quanto accaduto a Kiev?

“In Ucraina le sorti della guerra sono cambiate. Da quando sono stati destituiti alcuni gerarchi russi con strateghi come Gerasimov, le truppe russe hanno ripreso vigore, complice anche il progressivo minor apporto statunitense alle forze di Kiev. Da un punto di vista economico, però, questa nuova guerra arriva proprio mentre le istituzioni finanziarie statunitensi ed europee si preparavano a un taglio degli interessi per rilanciare i mercati e l’economia”.

Si può ipotizzare che ci sia una regia russa in questo?

“Se l’Iran appare come l’attore principale del nuovo scontro, che sostiene Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza, gli Houthi in Yemen, ma che attacca anche la Siria, il Pakistan e l’Iraq, appare più che fondato pensare che dietro ci sia anche la Russia, che peraltro scambia armi con Teheran anche per la guerra in Ucraina. Mosca appariva provata dalle sanzioni economiche per il conflitto, ma i fatti recenti potrebbero invece giovarle”.

Quale potrebbe essere la soluzione alla crisi nel Maro Rosso?

“Al momento la missione navale europea appare come l’unica soluzione, utile se non necessaria per fermare gli Houthi e l’Iran. Ci sarà sempre tempo per trattare, ma ora non si può attendere, né dialogare con chi ha i propri missili pronti a colpire in ogni momento. Non è possibile temporeggiare oltre”.

Il dialogo, quindi, appare impossibile?

“Purtroppo non ci sono le premesse, ad oggi, per un dialogo e fin quando l’Iran non capirà che la strada dell’ampliamento del conflitto non può essere perseguita. Era accaduto anche con la Russia, quando in una fase della guerra in Ucraina aveva ipotizzato un ampliamento del conflitto con il coinvolgimento, per esempio, della Transnistria. L’intervento occidentale a supporto di Kiev ha ottenuto di fermare questo tipo di azione”.

mar-rosso-houthi-navi Fonte foto: ANSA
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