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Coronavirus, il racconto del primario dalla zona rossa

Il direttore del Pronto Soccorso di Lodi e Codogno parla della gestione dell'emergenza coronavirus

“Assomiglia a una maxiemergenza che però tende a ripetersi”: così Stefano Paglia, direttore del Pronto Soccorso di Lodi e Codogno, ha descritto al Corriere della Sera la situazione attuale all’interno dell’ospedale al centro del focolaio italiano dell’epidemia di coronavirus. Dal 20 febbraio, da quando è stata creata l’unità di crisi per affrontare il primo caso di Covid-19 in Italia, il medico vede sua moglie e le sue due figlie solo via Whatsapp.

Da allora, racconta Paglia, “nessuno si è tirato indietro”, “tutti quelli che lavorano con noi hanno dato il massimo, dalle persone che sanificano l’ambiente alla mattina, ben consapevoli della situazione, per finire con i medici, gli infermieri, le operatrici sanitarie. Anche i pazienti capiscono e cercano di darci una mano con i loro comportamenti”.

Il primario spiega che la situazione attuale al pronto soccorso è “molto sfidante per il personale, che deve essere ben organizzato e addestrato”.  “Sono stati allestiti –  aggiunge – spazi per permettere di riposarsi fra un turno e l’altro per permettere di non tornare a casa“.

“Io – racconta – ho lavorato in questo tempo con una specializzanda che ha preso servizio il 1 di marzo, con infermieri che erano qui da 30 giorni e con una che ha addirittura avuto il suo primo turno in una delle notti peggiori. Tutti ci hanno messo molto poco a capire il cambiamento della realtà. E sono rimasti in servizio”.

Il direttore del pronto soccorso spiega che dopo i primi casi di positività al coronavirus “c’è stata una riduzione pressoché totale degli accessi per paura di contagio. Ora abbiamo soprattutto persone che vengono per patologie respiratorie”, circa 20 codici rossi e 30 gialli al giorno. “Non sono numeri da poco per la nostra struttura”.

Paglia racconta il sostegno ricevuto in termini di materiali e logistica: “L’ospedale intero, non solo il Pronto Soccorso, è stato trasformato radicalmente in meno di quattro giorni, mentre lavorava, e dal quinto giorno abbiamo continuato a testare la tenuta dei sistemi operativi e delle procedure che applichiamo per consentirci di reggere carichi di lavoro fino a oggi impensabili”.

Il primario spiega che la loro esperienza, dai dati raccolti sul consumo di materiali ai criteri diagnostici, potrà servire in futuro a chi dovrà affrontare situazioni analoghe: “Stiamo per confrontare le nostre osservazioni con i colleghi di Wuhan e le metteremo a disposizione della comunità scientifica non appena fatte le dovute verifiche”.

VirgilioNotizie | 04-03-2020 08:52

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