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Bimbe uccise a Verona, lo sfogo disperato del padre

Il papà delle due bimbe uccise nella casa accoglienza a Verona ha lanciato un appello per sapere cosa sia successo davvero

Le due bimbe trovate morte in una casa di accoglienza a Verona, di 3 e 11 anni, hanno lasciato un vuoto incolmabile nella vita del padre. Dopo il ritrovamento nel fiume Adige del corpo della mamma, che era la principale indiziata per il duplice omicidio, il papà si rivolge ai giornalisti per chiedere che sia fatta chiarezza su quanto accaduto.

In un’intervista del Corriere della Sera, il 38enne ha affermato: “Voglio che mi dicano la verità, voglio sapere come sono morte le mie bambine e perché è stato possibile che accadesse tutto questo”.

Sulla moglie, l’uomo ha spiegato che era sempre stata una brava mamma, ma “aveva dei problemi mentali, per questo avevo suggerito agli assistenti sociali di affiancarle uno psicologo”.

Le difficoltà durante il matrimonio e la denuncia per maltrattamenti

L’uomo ha confidato le difficoltà affrontate dalla coppia durante il matrimonio, a partire dalla denuncia per maltrattamenti da parte della moglie per la quale di recente la procura ha chiesto l’archiviazione: “Non ho mai fatto del male e nessuno, tanto meno alle mie figlie. Lei si fissava su delle cose: mi accusava di aver molestato la piccola, di tradirla con diverse donne, perfino di essere un drogato… ma era tutto nella sua testa”.

Il 38enne ha raccontato che una volta la moglie l’aveva anche picchiato e minacciato con un coltello, passando da momenti di tranquillità a improvvisi scatti di violenza. Dopo la denuncia, la donna tornò in Sri Lanka portando con sé la figlia, ma quando la piccola si ammalò sono tornate in Italia su richiesta dell’uomo.

Un altro momento di crisi si è verificato quando nel 2018 è nata la seconda figlia: “Quando (la moglie, ndr) ha rotto le acque non me l’ha detto. E così, mi sono ritrovato ad assisterla mentre partoriva in casa“.

Il trasferimento nella casa di accoglienza

Così, dopo un anno di difficile convivenza, la donna si è rivolta ai servizi sociali ottenendo il trasferimento nella casa di accoglienza a Verona, dove avrebbe soffocato le figlie. Da allora, l’uomo ha visto poche volte le bambine. “Quando ho chiesto di festeggiare i loro compleanni, gli assistenti sociali mi hanno sempre risposto che non era possibile, che avrei dovuto aspettare perché mia moglie non era d’accordo”, ha spiegato l’uomo.

Su quanto sia accaduto martedì, l’uomo ha detto di non sapere nulla. “Non posso neppure avere la certezza che sia stata davvero lei a ucciderle. Per questo voglio che qualcuno mi dica ciò che è accaduto. Voglio sapere com’è stato possibile che delle bambine siano morte in quella struttura che doveva essere ‘protetta'”, ha chiosato l’uomo.

Il 38enne ha inoltre spiegato di aver avanzato alcune richieste, che sono rimaste inascoltate. Aveva chiesto di affidarle ai suoi genitori, e di fornire cure specifiche per i disturbi mentali della moglie, ma tutto questo non è servito a evitare la tragedia.

“Qualcuno ha lasciato che le bambine mi venissero portate via dalla madre per dei fatti che non ho mai commesso, e almeno adesso merito delle risposte. Anche se oramai è troppo tardi”, ha concluso l’uomo.

VirgilioNotizie | 28-10-2021 14:40

Dossier Viminale 2021: quanti e quali sono i reati commessi Fonte foto: ANSA
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