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Aumentano i casi di bronchiolite oltre all'influenza: bambini a rischio, quali sono i sintomi per riconoscerla

Aumentano i casi di infezioni respiratorie, specie tra i più piccoli: dopo la morte di una neonata, le indicazioni del pediatra sulla bronchiolite

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Gli esperti avevo lanciato l’allarme già in autunno. Era atteso un picco di casi di infezioni respiratorie, Covid a parte, che puntualmente si sta verificando. A preoccupare, però, è soprattutto la bronchiolite che colpisce in particolare i bambini e che, nei giorni scorsi, hanno portato anche alla morte di una neonata di appena due mesi. L’intervista a Rino Agostiniani, consigliere nazionale della Società italiana di Pediatria, ai microfoni di Virgilio Notizie.

La bimba di due mesi morta in ospedale a Desenzano dopo una bronchiolite

Una bimba di appena due mesi è morta nell’ospedale di Desenzano del Garda sabato 6 gennaio.

La piccola, di origini rumene, era stata ricoverata in condizioni disperate.

ospedale desenzano del gardaFonte foto: ANSA

Il pronto soccorso dell’ospedale di Desenzano del Garda

Viveva con i genitori nella provincia di Mantova, sarebbe stata interessata da un’infezione polmonare, poi risultata fatale.

Vane le terapie che le sono state somministrate: secondo i medici la causa del decesso sarebbe stata proprio una bronchiolite.

L’intervista a Rino Agostiniani

Cos’è una bronchiolite?

“È una patologia causata dal virus respiratorio sinciziale. Nei bambini dai 3 ai 4 anni in su generalmente dà una sintomatologia più sfumata, che può far pensare a un raffreddore o poco più e che normalmente si risolve senza problemi. Nei più piccoli, invece, può dar luogo a un’infiammazione anche molto severa perché causa piccole lesioni a livelli dei bronchioli”.

Qual è l’età a rischio per questo tipo di infezione polmonare?

“In ospedale le situazioni più gravi sono quelle che riguardano bimbi nei primi 3 mesi di vita. L’età a rischio può arrivare al primo anno, ma in genere chi rischia di più sono i bambini entro i primi sei mesi”.

Sono a rischio anche gli adulti o solo i più giovani nell’età pediatra indicata?

“Negli adulti solitamente non desta preoccupazione. Le altre fasce a rischio, però, sono rappresentate dagli anziani e dai fragili i fragili, in base alla concomitanza di altre patologie croniche, soprattutto a livello cardiocircolatorio e polmonare. Queste persone possono rischiare maggiormente se vengono a contatto con questo virus”.

Quali sono le precauzioni che si possono adottare?

“Per gli adulti è disponibile un vaccino, che rappresenta la migliore e più efficace arma contro l’infezione. Purtroppo al momento la vaccinazione non è autorizzata nei più piccoli. Siamo in attesa, comunque, del via libera a un anticorpo monoclonale, da somministrare a inizio stagione epidemica come forma di immunizzazione che è già autorizzato in altri Paesi come Stati Uniti, ma anche Francia, Spagna e Regno Unito”.

Qual è allora la terapia che si somministra in caso di infezione grave nel nostro Paese?

“Essendo una forma virale, gli antibiotici sono decisamente sconsigliati, in quanto non sono una terapia efficace. Le miglior strategie sono quelle di prevenzione, negli adulti con la vaccinazione, mentre nei più piccoli con maggior riguardo alle esposizioni e poi con la segnalazione in caso di sintomi sospetti”.

Quali sono i sintomi da non sottovalutare?

“Inizialmente la malattia esordisce come una normale patologia che colpisce le prime vie aeree, ma può evolvere arrivando a dare difficoltà respiratoria. I sintomi, quindi, nelle prime fasi sono abbastanza banali anche nei piccoli, come quelli delle classiche forme influenzali. Se, però, aumenta la frequenza e la difficoltà respiratoria occorre rivolgersi al pediatra, soprattutto se il bambino appare abbattuto, smette di mangiare o si alimenta poco. La febbre può esserci, ma non è il sintomo più rilevante”.

Si potrà contare in futuro anche su una terapia specifica?

“La speranza è quella, anche perché al momento non c’è un trattamento specifico per il virus respiratorio sinciziale nei più piccoli. Esiste, tuttavia, un nuovo anticorpo monoclonale che protegge per tutta la stagione e va assunto una volta al mese per tutto il periodo a rischio, quindi per cinque mesi circa. Ma che oggi è somministrato solo alle categorie a rischio: bambini nati molto pre-termine o che hanno patologie croniche cardiorespiratorie. Questo perché è molto costoso e dunque va riservato a chi ne ha maggiormente bisogno”.

C’è un reale aumento di casi di infezioni respiratorie in questo periodo e quest’anno in particolare?

“L’andamento attuale era prevedibile. La situazione, infatti, è tornata a livelli pre-Covid: durante i due anni precedenti era cambiato il periodo epidemico (con maggior incidenza in altri periodi dell’anno, NdR), ma soprattutto assistiamo a più casi perché i bambini sono meno protetti dopo la fase di isolamento e lockdown, in cui avevano incontrato meno il virus. In più adesso si sono ridotte drasticamente le misure di contenimento, come l’uso della mascherina, che erano state adottate contro il Covid e che servivano anche a ridurre la circolazione di tutti i virus respiratori. Infine, per i piccoli, va detto che a rischiare maggiormente sono soprattutto i secondi nati, perché fratellini e sorelline in età da scuola dell’infanzia e primaria portano a casa anche il virus sinciziale che per i più grandi è più banale, ma appunto può dare forme anche gravi nei primi mesi di vita”.

bronchiolite-bambini Fonte foto: ANSA

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