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Quattro regioni a rischio chiusure, ipotesi obbligo vaccinale e misure anti Covid: parla Franco Locatelli

Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico ha spiegato i provvedimenti che potrebbero scattare con l'aumento di contagi Covid in questi mesi

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Tre le ipotesi per fermare l’accelerata del Covid in Italia ci potrebbero essere la riduzione del periodo che intercorre tra il completamento del ciclo vaccinale e la somminsitrazione della terza dose e anche limitazioni solo per le persone che decidono di non sottoporsi al vaccino anti Covid. Lo ha dichiarato Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ai microfoni di e-Venti, su Sky Tg24.

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L’Italia ha “una delle situazioni più favorevoli in tutta Europa“. Anche se i numeri dei contagi “destano attenzione e vanno valutati con tutta la cautela del caso”, non dovremmo preoccuparci più del dovuto.

Una regione ha addosso gli occhi del mondo scientifico e dei decisori. Si tratta del Friuli Venezia Giulia, dove “di fatto siamo quasi a 290 casi su 100 mila abitanti, con un’incidenza marcatamente più alta di quella osservata a livello nazionale”, e gli indicatori della tenuta ospedaliera stanno raggiungendo il limite.

“Poi c’è la provincia autonoma di Bolzano che è addirittura sopra i 400 e lo stesso Veneto è a 160 casi. Non a caso queste, insieme alle Marche, sono le Regioni che vengono riportate in rosso dall’Ecdc, mentre il resto del Paese è riportato in giallo”.

“È un momento in cui va posta la massima attenzione e ognuno di noi deve fare la propria parte”, ha spiegato Franco Locatelli, per poi parlare delle misure che potrebbero essere prese se la quarta ondata dovesse colpire anche l’Italia.

Covid, Locatelli sull’ipotesi obbligo vaccinale in Italia per alcune categorie

L’obbligo vaccinale “è l’opzione estrema. Si connota per massimo impatto squisitamente sanitario. Ha anche delle altre valenze che non possono essere sottovalutate, e per questo è un’opzione estrema”.

“Si possono considerare” però “forme di obbligo vaccinale per alcune categorie professionali, in particolare chi assiste o è a contatto con il pubblico, a esempio forze dell’ordine, dipendenti della pubblica amministrazione e insegnanti, pur essendo queste categorie connotate da un’alta percentuale di vaccinazione”.

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“Per quanto riguarda le misure noi abbiamo ancora un vantaggio rispetto agli altri Paesi, se i numeri dovessero peggiorare, esistono tutta una serie di opzioni da mettere in atto per mantenere questo tipo di vantaggio. Ed è chiaro che sono scelte che vanno fatte in maniera oculata, appartengono alla politica“, ha spiegato.

“Le restrizioni limitate ai non vaccinati sono un’opzione”, ha dichiarato. “Un’altra potrebbe essere quella di abbassare l’intervallo della terza dose dai sei mesi attuali ai cinque mesi”.

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“Abbiamo evidenze da Israele“, primo Paese partito con il secondo richiamo, “che la dose booster ha contribuito a rafforzare la protezione rispetto alla malattia grave o addirittura fatale, ma anche ridurre marcatamente la circolazione virale attraverso un’immunità sterilizzante“.

“Abbiamo somministrato la dose booster a 3,7 milioni di persone e negli ultimi giorni c’è stata una chiara accelerazione. È chiaro che dobbiamo insistere su questi due canali fondamentali: somministrare la dose booster a chi è a maggior rischio di sviluppare una patologia grave e completare il ciclo di vaccinazione primaria“, ha spiegato Franco Locatelli.

Il dato di 3.7 milioni di persone è anche quello delle “persone tra i 20 e i 59 anni che non si sono ancora vaccinate. Rivolgo l’ennesimo appello perché si vaccinino. Oggi il presidente Sergio Mattarella ha fatto una riflessione attenta e densa di significato. Ricordiamoci che avere gli ospedali occupati e i servizi sanitari occupati nella gestione di malati di Covid significa rinunciare a una serie di screening“.

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“Il declino della protezione data dal vaccino anti Covid dal rischio di contagio ha una sorta di continuum. Non ha una data rispetto alla quale scatta un abbassamento. Nei soggetti anziani la funzionalità del sistema immunitario è meno brillante dei soggetti più giovani”, ha spiegato il medico.

“Ma voglio ricordare che purtroppo nel Paese ci sono quasi 1,5 milioni di ultrasessantenni che non hanno ancora ricevuto il ciclo vaccinale primario completo”, ha continuato l’esperto.

Vaccino Covid per i bambini: perché è importante secondo Franco Locatelli (Cts)

I vaccini per i bambini tra i 6 e gli 11 anni partiranno dopo l’autorizzazione dell’Ema e dell’Aifa, ma “ripeto che i bambini vanno vaccinati per proteggerli da forme gravi o prolungate di Covid, rare ma presenti. Vanno vaccinati per garantire loro la frequenza scolastica in continuità e per tutelare i loro spazi sociali”.

“L’incremento maggiore dei contagi nella fascia pediatrica lo si è visto proprio nella fascia tra i 6  e gli 11 anni, che è quella nella quale non si è ancora iniziata la vaccinazione”, ha sottolineato.

“Un documento del Cdc di questa settimana ha sottolineato il notevole vantaggio delle vaccinazioni anche in questa fascia d’età. Gli studi sono stati condotti su popolazioni ritenute più che congrue dalle agenzie regolatorie e il profilo di sicurezza dei vaccini a mRna è assolutamente rassicurante”, ha concluso Franco Locatelli.

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