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Covid, quando vedremo gli effetti del vaccino

La pandemia di coronavirus non è ancora finita, e gli effetti delle vaccinazioni sulle terapie intensive tarderanno ad arrivare

La pandemia di coronavirus, il cui andamento sembra suggerire per qualcuno le avvisaglie di una imminente terza ondata, è tutt’altro che finita. Nonostante la nuova fase con cui si è aperto il 2021 possa portare qualcuno a pensare che, grazie al vaccino, si osserverà un immediato calo di contagi, al contrario la situazione negli ospedali resterà ancora critica per qualche tempo.

Covid, quanto durerà l’emergenza sanitaria e quando vedremo gli effetti del vaccino

In Italia sono 555.855 le persone vaccinate su 918.450 dosi consegnate, secondo l’aggiornamento delle 20.40 del 9 gennaio del report sui vaccini.

Alessandro Vergallo, presidente del sindacato dei medici anestesisti e rianimatori Aaroi-Emac, ha fatto sapere all’Adnkronos Salute che le terapie intensive “saranno ancora piene per almeno 1-2 mesi” e “le vaccinazioni anti-Covid potranno avere ‘un effetto’ sulle terapie intensive solo tra 5-6 mesi, non prima di giugno”.

Vergallo ha affermato ciò sulla base dell’andamento epidemiologico e delle informazioni passate direttamente dagli ospedali, in cui l’emergenza è ancora viva. “Solo tra due mesi, forse, potremmo vedere qualche posto letto in più libero nelle rianimazioni”, ha aggiunto Vergallo.

Secondo il rapporto Agenas aggiornato all’8 gennaio, al momento l’Italia si trova al 30% di letti occupati in terapia intensiva e il 36% di posti occupati in area non critica. Per i primi, la soglia di emergenza è proprio al 30%, mentre per gli altri è poco sopra, cioè al 40%.

Quanti sono i decessi nelle terapie intensive

Il trend dei decessi, inoltre, continua a essere alto: l’ultimo bollettino segnala 483, quello del giorno precedente 620, con numeri simili ormai da diverse settimane. Vergallo ha quindi riportato la percentuale di decessi delle persone ricoverate in terapia intensiva, rispetto a quelle in rianimazione: “Si attesta intorno al 40% di media”, ha detto, “ma se guardiamo la percentuale di decessi in terapia intensiva rispetto al totale nazionale abbiamo un dato inferiore al 20%”.

Covid e zone di rischio, in due regioni sono in sofferenza per le terapie intensive

Un altro aspetto che influenza l’andamento di questi dati è il rigore delle misure messe in campo dal governo. Mentre il lockdown di marzo è stato un provvedimento drastico e senza eccezioni, le nuove misure con la suddivisione dell’Italia in fasce di rischio sono meno stringenti e in qualche modo meno efficaci sul lungo periodo: “Al momento non c’è infatti da aspettarsi una diminuzione dei ricoveri in area media e, appunto, in rianimazione come accadde a marzo. Questo perché le misure messe in campo sono più morbide rispetto alla prima ondata”.

Stando ai dati forniti da Vergallo, sono due le regioni che soffrono di più a causa della pressione sulle terapie intensive: Sicilia e Veneto. “Questo è dovuto ad un aumento dei casi in entrambe le Regioni – ha spiegato Vergallo – ma anche, come accaduto in Veneto, al fatto di aver pompato nei mesi passati il numero dei posti letto in rianimazione. Non è inseguendo questa moltiplicazione all’infinito che si risolve il problema”.

VirgilioNotizie | 09-01-2021 21:52

Vaccino, quante dosi e a chi: tutti i dati per regione. Il report Fonte foto: ANSA
Vaccino, quante dosi e a chi: tutti i dati per regione. Il report
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