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Coronavirus, il racconto della paziente in terapia intensiva

Una paziente in terapia intensiva ha raccontato la sua esperienza dal letto dell'ospedale di Cremona

Un’operatrice socio-sanitaria nella Rsa di Maleo, 56enne, di Codogno, ha raccontato al Corriere della Sera la sua esperienza durante il ricovero in terapia intensiva all’ospedale di Cremona. La donna, positiva al coronavirus, ha risposto alle domande tramite sms, poiché è attaccata all’ossigeno e non può parlare.

“Sono ricoverata da dieci giorni – ha detto la paziente – le mie condizioni sono peggiorate: sono svenuta in due occasioni, sono a letto sotto ossigeno e assumo la terapia mattina e sera, oltre a quella endovenosa fissa. La febbre da due giorni non c’è più, ma i polmoni hanno bisogno di aiuto…”.

La donna ha rievocato i sintomi dopo il contagio da coronavirus: “Mi è venuta la febbre dopo una notte al lavoro: mal di ossa, tosse leggera, curata come influenza, tachipirina e mucolitico”.

“Ogni giorno peggioravo – ha aggiunto – ho chiamato il 112, ma non avevo avuto contatti con persone infette. Dopo 9 giorni di febbre alta i miei figli hanno richiamato un po’ arrabbiati. È arrivata l’ambulanza, erano tutti con la tuta…”.

Codogno è uno dei focolai del coronavirus in Lombardia. “Ho avuto un primo ricovero a Cremona – ha raccontato l’operatrice – in un poliambulatorio adibito ad ospedale da campo con brandine della Protezione civile. Ho fatto lì i primi esami. Quando ho avuto il risultato mi hanno spedita negli infettivi”.

La paziente ha descritto le sensazioni provate quando ha scoperto di essere positiva al coronavirus: “Sembrava di stare in un girone dell’inferno. Te lo dicono ma non capisci cosa ti aspetta ed è meglio così. La cura ti ammazza. Piega il tuo corpo, il mal di stomaco con nausea e vomito è lancinante, la febbre ti fa bruciare”.

Sulle sue attuali condizioni, la donna ha precisato: “Lunedì è stata la mia giornata peggiore. Impotente davanti al ricovero di mio marito, in terapia subintensiva a Lodi. Non vedevo via d’uscita. Mi sentivo soffocare. Avrei voluto urlare, perché a Lodi è già ricoverato anche mio papà…”.

L’operatrice ha poi ipotizzato le situazioni in cui potrebbe aver contratto il coronavirus: “La bidella della scuola di mia nipote è risultata positiva. Le parlavo mattina e pomeriggio. Anche l’impiegata della Rsa dove lavoro è stata contagiata e ricoverata sempre qui a Cremona. Ma l’ho saputo dopo. Oppure l’ho preso altrove senza saperlo…”.

Per superare la sua difficile situazione, la donna ha detto di pensare “ai miei due figli, a mio marito. Ha 58 anni, con i suoi splendidi occhi azzurri ha rallegrato le nostre vite da quando ci siamo sposati. A maggio saranno 33 anni… A mia nipotina di 8 anni che mi ha mandato via telefono un disegno. Ha riprodotto la stanza e le terapie, tutto con l’immaginazione”.

Poi ha concluso: “Spero di essere stata chiara: questa non è una banale influenza“.

VirgilioNotizie | 05-03-2020 08:48

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