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Coronavirus, il mistero del paziente zero: le ipotesi

Resta un mistero l'identità del soggetto che ha portato il coronavirus in Italia dando inizio all'epidemia

Mentre l’Italia è alle prese con la gestione e il contenimento del coronavirus che ha finora contagiato oltre 650 persone in 13 regioni e provocato 17 morti, continua a rimanere un mistero l’identità del “paziente zero“, colui che avrebbe portato in Italia il virus Sars-Cov-2 dando avvio all’epidemia. Così come continua a sfuggire il legame tra il focolaio di Codogno in Lombardia e i casi in Veneto.

Una delle ipotesi più accreditate dagli esperti è che possa trattarsi di uno dei casi “invisibili“, un portatore del virus che sta bene e non ha sintomi, praticamente impossibile da rintracciare.

“Se in Italia non si riesce a trovare il paziente zero è perché questi potrebbe essere asintomatico, magari incontrato in un aeroporto o in una stazione”, ha spiegato all’Ansa Alessandro Vespignani, direttore del Network Science Institute della Northeastern University di Boston.

Secondo diversi esperti è possibile che il coronavirus abbia iniziato a circolare in Italia 2-3 settimane prima che venisse scoperto una settimana fa il paziente uno, il 38enne di Codogno.

A suggerire quest’ipotesi è l’aumento anomalo dei casi di polmonite nel lodigiano, zona focolaio dell’epidemia, segnalati dai medici della zona. Massimo Vajani, presidente dell’ordine dei medici di Lodi, ha dichiarato all’Ansa che “quest’inverno c’è stata un’impennata di forme polmonari a lunghissima durata, già da dicembre”.

Di solito queste forme si risolvono in 10-15 giorni, ma “a me, come ad altri colleghi, è capitato di avere diversi pazienti per cui ci è voluto molto più tempo perché passassero, ben un mese e mezzo. Un tempo insolitamente lungo”.

L’aumento di queste forme di polmonite potrebbe stare ad indicare che il coronavirus stesse circolando ben prima prima che emergesse il primo caso ufficiale. Il paziente zero potrebbe quindi essere una di queste persone colpite da polmonite.

Secondo l’epidemiologo Gianni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) un’ipotesi del genere non è da escludere, ed è anche molto probabile che il virus abbia iniziato a circolare nel Lodigiano già a gennaio.

“Se consideriamo  – ha spiegato – che il primo caso è stato identificato il 21 febbraio, una settimana dopo i primi sintomi, e che c’è un tempo di incubazione di circa 2 settimane, dobbiamo tornare indietro di tre settimane e retrodatare l’inizio della circolazione del virus a gennaio”.

Per Rezza però, giunti a questo punto è impossibile risalire al paziente zero: “Ormai bisogna contenere l’epidemia”.

VirgilioNotizie | 28-02-2020 15:46

Coronavirus, i principali eventi annullati e rinviati Fonte foto: Ansa
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