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Condannato per spaccio, l'azienda è costretta a risarcirlo

Era crollato psicologicamente dopo il demansionamento e aveva inziato a far uso di droga

Lavorava da cinque anni in una importante azienda che costruisce yacht ed era diventato l’uomo di fiducia del presidente della società. Poi la tanto attesa assunzione e il demansionamento a semplice guardiano. L’uomo crolla psicologicamente, inizia a far uso di droga e anche a spacciarla, fino a quando viene arrestato e condannato. Ora però l’azienda per cui lavorava dovrà risarcirlo. È la storia, raccontata dal Corriere della Sera, di Nabil M., tunisino di 37 anni.

L’uomo nel 2008 inizia a lavorare come autista in una grande azienda nautica della provincia di La Spezia e ben presto, grazie alle sue doti e alla conoscenza delle lingue (ne conosce cinque), diventa il tuttofare e uomo di fiducia del presidente della società. Nel 2013 arriva l’assunzione a tempo indeterminato per la quale aveva lavorato duramente (oltre 800 ore di straordinario all’anno), ma viene demansionato a semplice guardiano in un gabbiotto. Un ruolo inferiore che non è mai andato giù al 37enne, che prima si mette in malattia e poi si licenzia. Il tunisino comincia a far uso di droghe arrivando anche a spacciare cocaina, reato per cui viene arrestato nel 2014 a Sesto San Giovanni (Milano) e condannato l’anno successivo.

Dopo la condanna penale l’uomo fa ricorso al Tribunale del lavoro di La Spezia che gli riconosce un risarcimento di 52mila euro. Secondo i giudici il crollo psicologico di Nabil è imputabile alle aspettative negate, al super-lavoro impostogli dall’azienda e al successivo demansionamento.

VirgilioNotizie | 08-07-2019 10:42

tribunale Fonte foto: Ansa
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