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Padre Graziano condannato per l'omicidio dell'amante. Clamorosa richiesta della famiglia della vittima

I familiari della 50enne tornano a chiedere un risarcimento alla Diocesi ritenuta responsabile dell'operato del sacerdote

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Nel 2014 la 50enne Guerrina Piscaglia scomparve dal Comune di Badia Tedalda, in provincia di Arezzo, e per il suo omicidio è stato condannato in via definitiva a 25 anni il prete congolese Gratien Alibi, conosciuto nella comunità come Padre Graziano con il quale aveva una relazione segreta. A distanza di 7 anni dalla perdita i familiari della donna tornano a chiedere un risarcimento di un milione di euro. Lo riporta il Giornale.

L’atto di citazione

Secondo quanto riportato dal quotidiano diretto da Augusto Minzolini, nelle scorse ore i legali della famiglia della cinquantenne hanno depositato l’atto di citazione al tribunale civile di Arezzo contro la diocesi di Arezzo-Cortona-San Sepolcro e ai Canonici regolari premostratensi.

Da quanto emerge dall’atto la responsabilità andrebbe accertata in solido tra padre Graziano, la diocesi e l’ordine di appartenenza del frate congolese.

“L’abito talare – scrivono gli avvocati, in una nota diffusa dall’Ansa – fu una vera e propria conditio sine qua non della relazione sessuale prima e dell’evento morte poi” poiché “pose padre Graziano nella condizione di poter più agevolmente compiere il fatto dannoso”.

I legali chiamano in causa il vescovo, che sarebbe stato informato della relazione da una lettera di una parrocchiana e che “conscio della pericolosità della relazione” tra Gratien Alabi e Guerrina Piscaglia, avrebbe dovuto esercitare la sua facoltà di rimuovere il sacerdote.

La prima udienza è fissata per il prossimo 24 novembre.

La richiesta di risarcimento

Non sarebbe la prima volta che il vedovo della casalinga chiede con il figlio un risarcimento milionario alla Chiesa. Ad aprile 2019 la famiglia di Piscaglia, assistiti dagli avvocati Nicola Detti e Francesca Faggiotto, hanno intentato una causa civile contro la Curia di Arezzo e l’Ordine dei Premostratensi, al quale il prete appartiene.

La Chiesa non ha alcuna responsabilità” era stata la risposta della Diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro, con una lettera inviata ai parenti.

Le condotte di Padre Graziano sono state autonome” aveva scritto l’arcivescovo Riccardo Fontana che nella missiva spiegava come “in base alle interpretazioni del codice civile e del diritto canonico, alla Curia non spettava alcun ruolo di direzione e sorveglianza sul sacerdote” invitando inoltre la famiglia “ad astenersi da pretese risarcitorie infondate” pur esprimendo vicinanza.

La vicenda

Padre Graziano, all’epoca dei fatti vice-parroco della frazione di Badia Tebalda, Ca’ Raffaello, si trova in carcere a Rebibbia dopo la condanna definitiva a 25 anni emessa dalla Corte di Cassazione nel 2019 per l’omicidio e la distruzione del cadavere di Guerrina  Piscaglia.

La relazione tra il prete e la donna sarebbe stata confermata dalle testimonianze di persone amiche e dei numerosi contatti telefonici: 4.027 in quattro mesi.

La richiesta di risarcimento ipotizzata dal legale della famiglia della vittima era stata rigettata dalla Corte d’Assise nel 2015 perché il capo d’imputazione vedeva Alabi “non coinvolto per l’esercizio delle sue funzioni”.

padre-graziano-gratien-alabi Fonte foto: ANSA
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