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Al via processo per la casa di Montecarlo, cosa rischia ora Fini

Prima udienza per l'ex presidente della Camera e la famiglia Tulliani: al centro dell'inchiesta l'immobile lasciato in eredità dalla contessa Colleoni

L’affaire Montecarlo risale a 10 anni fa, anche se il processo si celebra soltanto adesso. Una storia che ha provocato non poco imbarazzo all’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, che oggi insieme alla moglie Elisabetta Tulliani, il fratello di lei Giancarlo e il padre Sergio, si ritrova nel banco degli imputati nella prima udienza del processo per riciclaggio che potrebbe costargli da 4 fino a 12 anni di carcere. Oltre all’ex leader di An ed ai membri della famiglia Tulliani, lo scorso luglio venne rinviato a giudizio anche il cosiddetto ‘re delle slot’, l’imprenditore catanese Francesco Corallo. Lo scandalo esplose nel 2010, e dopo una accesa campagna stampa, portò Fini  a rompere il suo sodalizio con il centrodestra di Silvio Berlusconi.

LA VERA STORIA DELLA CASA DI MONTECARLO

Nel luglio 2008 Alleanza nazionale vende per 300 mila euro un appartamento di Montecarlo, in Boulevard Principesse Charlotte 14, che era stato donato al partito, per testamento, dalla contessa Anna Maria Colleoni, morta il 12 giugno 1999. A comprarlo è una offshore, chiamata Printemps, che nell’ottobre 2008 lo rivende per 330 mila euro a un’altra società anonima caraibica, Timara Limited. L’appartamento viene subito affittato a Giancarlo Tulliani, che è fratello di Elisabetta, la moglie di Fini appunto. Le fattispecie per cui si procede sono, a seconda delle singole posizioni, associazione a delinquere finalizzata al peculato,
riciclaggio ed evasione fiscale. La vendita dell’immobile monegasco, che nel 2008 fruttò poco più di 300mila euro,  fece incassare nel 2015 un milione e 360mila dollari.

SLOT, CONTI ESTERI E SOCIETA’ OFFSHORE: LE TAPPE DELL’INCHIESTA

Oggi la prima udienza davanti alla IV sezione penale. I fatti risalgono al 2008 e nel fascicolo del pm Barbara Sargenti si parla di un giro di riciclaggio di oltre 7 milioni di euro. A tanto ammontano, secondo gli inquirenti, i profitti illeciti accumulati da Sergio e Giancarlo Tulliani, insieme alla moglie dell’ex presidente della Camera. I Tulliani – secondo l’accusa – dopo aver ricevuto, attraverso società offshore, enormi trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, avrebbero trasferito e occultato, con frazionamenti e movimentazioni ad hoc, il profitto illecito dell’associazione utilizzando conti accesi in Italia e all’estero. Il procedimento nasce nell’ambito dell’inchiesta della Dda capitolina proprio sugli affari di Corallo che il 13 dicembre del 2016 aveva portato all’arresto dell’imprenditore e di Giancarlo Tulliani, il cognato di Fini (poi rimesso in libertà su cauzione a Dubai). Dieci le persone coinvolte nella vicenda, tra cui anche l’ex parlamentare Amedeo Labocetta. Secondo i magistrati capitolini l’organizzazione di Corallo&co riciclava in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery. I soldi, oggetto di riciclaggio, una volta depurati, secondo chi indaga sarebbero stati impiegati da Francesco Corallo in attività economiche e finanziarie, in acquisizioni immobiliari, e destinati anche ai membri della famiglia Tulliani.

“CONFERMO PIENA FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA”

“Ribadisco la mia innocenza e confermo piena fiducia nell’operato della magistratura” ha sempre detto Fini, che a suo tempo ha anche spiegato di essere all’oscuro dei legami finanziari esistenti tra Corallo e la famiglia Tulliani. Intanto la prima udienza è corsa via senza colpi di scena e si è conclusa con lo stralcio della posizione di Corallo. A causa di un difetto di notifica la posizione del manager è stata rimessa all’attenzione del giudice preliminare per una nuova valutazione.

ASKANEWS | 30-11-2018 13:23

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