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La sorella di Simonetta Cesaroni sugli errori nel delitto di via Poma: "Ci sono tabulati mai analizzati"

Perché non hanno mai chiesto i tabulati telefonici dell'ufficio di via Poma? Parla la sorella di Simonetta Cesaroni, il video

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È successo in via Poma, si riparta da via Poma: questo il messaggio di Paola Cesaroni, sorella di Simonetta Cesaroni, che ‘Quarto Grado’ raccoglie per far capire quale sarebbe la direzione giusta per ripartire con le indagini sul delitto del 7 agosto 1990.

Fu proprio lei, quella notte, a uscire di casa per scoprire cosa fosse successo a Simonetta, troppo fuori orario per il rientro dal lavoro. Alle 23:30 la macabra scoperta: Simonetta non aveva mai lasciato quell’ufficio. E proprio in quell’ufficio sarebbe custodita la soluzione del rebus, secondo Paola, specialmente per i contatti che la sorella avrebbe avuto nel suo orario di lavoro. Ricordiamo, infatti, che all’epoca l’orario della morte della giovanissima impiegata fu stabilito in riferimento alla telefonata che Simonetta ricevette da una collega alle 17:25.

Un punto fermo, quell’orario, che fotografa una Simonetta ancora viva e che determina gli alibi. Peccato, però, che la stessa collega avrebbe più volte cambiato versione. Paola Cesaroni sottolinea che nessuno avrebbe controllato i tabulati telefonici, e per questo si parla di errori nelle indagini. Controllare i tabulati avrebbe significato verificare la correttezza degli orari ma anche la presenza di telefonate successive o addirittura la possibilità che qualcuno fosse rientrato nell’ufficio.

delitto-di-via-poma-simonetta-cesaroni Fonte foto: ANSA

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