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Intercettazioni, attacco del ministro Nordio: per quali reati sono ammesse e quando si possono pubblicare

Il titolare della Giustizia ha affermato una “profonda revisione” per lo svolgimento e l’utilizzo delle registrazioni: cosa dice la legge

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“La nostra giustizia soffre di infinite criticità, che sono un freno per l’economia e rappresentano un disincentivo per gli investimenti. Questo meccanismo comporta una perdita di quasi il 2% del Pil in termini assoluti”. Con queste parole, nella giornata di lunedì 5 dicembre 2022, il ministro della Giustizia del governo Meloni, il dottor Carlo Nordio, è intervenuto in audizione durante la seduta programmata della Commissione Giustizia del Senato.

Presentandosi davanti ai colleghi di Palazzo Madama – lui che lo scorso settembre è stato eletto per la prima volta in Parlamento, ma alla Camera – che lo hanno voluto sentire in merito alla sua ipotesi di riforma della giustizia, l’ex magistrato ha voluto illustrare il nuovo impianto che intende realizzare per risolvere le “contraddizioni insanabili” su cui ha posto l’attenzione da quando si è insediato nel dicastero di via Arenula.

Intercettazioni, l’affondo di Nordio: cosa prevede la sua riforma della giustizia

Tanti i temi toccati da Nordio durante l’audizione. Il ministro si è concentrato su diversi aspetti che lui reputa meritori di una “profonda revisione” da realizzare tramite una “riforma garantista e liberale“. Questo dovrà avvenire “in parte con leggi ordinarie, in parte con un passaggio di revisione costituzionale“. D’altronde, la volontà di mettere mano alla Carta per modificare le presunte storture del nostro sistema giudiziario era stata esplicitata in maniera chiara dai partiti di centrodestra durante la campagna elettorale.

Nello specifico, il Guardasigilli ha voluto sottolineare la sua contrarietà per le attuali condizioni delle seguenti materie:

  • il codice penale, che soffre di un incompleto adeguamento “ai principi costituzionali” e della mancata “attuazione completa del codice Vassalli sulla procedura penale”;
  • la presunzione di innocenza, che “continua ad essere vulnerata”;
  • un’azione penale ritenuta “arbitraria e a volte addirittura capricciosa”;
  • la custodia cautelare, utilizzata troppo spesso come “strumento di pressione”;
  • la disciplina delle intercettazioni.

Intercettazioni, cosa ha detto il ministro Nordio e cosa farà il governo

Proprio su quest’ultimo punto il ministro Nordio si è voluto soffermare più a lungo, spendendo parole dure nei confronti di una materia che, da sempre, rappresenta un fronte di discussione e polemica per l’opinione pubblica del nostro Paese. “Vigileremo in modo molto rigoroso sulla diffusione arbitraria e impropria dei testi relativi alle intercettazioni” ha affermato l’ex magistrato, sottolineando come il numero di interventi in Italia sia “di gran lunga superiore alla media europea, con una conseguente sproporzione in termini di costi”.

Secondo il Guardasigilli non è giustificato il ricorso a “centinaia di milioni di euro” a fronte del fatto che “non si è mai vista una condanna formulata sulla base del solo utilizzo delle intercettazioni“.  Un giudizio tranchant che non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni e che paventa l’intenzione di agire nel minor tempo possibile per arrivare ad un testo di riforma condiviso da tutta la maggioranza. Testo che poi dovrà essere sottoposto all’approvazione del Parlamento: per quanto riguarda le tempistiche, Nordio punta ad arrivare in Aula già durante i primi mesi del 2023.

Intercettazioni, per quali reati sono ammesse

Ma cosa prevede la normativa attualmente in vigore nel nostro ordinamento sull’utilizzo delle intercettazioni? La materia fa riferimento agli articoli 266 e 266 bis del codice di procedura penale, che individuano l’elenco dei reati per i quali è ammesso il ricorso alle intercettazioni durante la fase di indagine.

In particolare, vengono citati:

  • i delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione nella misura massima superiore ai 5 anni;
  • i delitti contro la Pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena massima di reclusione non inferiore ai 5 anni;
  • i delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
  • i delitti concernenti le armi e le sostanze ritenute esplosive;
  • i delitti di contrabbando;
  • il reato di usura;
  • il reato di ingiuria o minaccia;
  • il reato di abusiva attività finanziaria;
  • il reato di abuso di informazioni privilegiate e la correlata manipolazione del mercato;
  • il reato di molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono;
  • il reato di commercio e contrabbando di sostanze alimentari nocive;
  • il reato di atti persecutori.

Intercettazioni, cosa dice la legge e quando vengono utilizzate

Per richiedere un’intercettazione devono sussistere due presupposti previsti dalla legge, ossia la presenza di gravi indizi di reato e l’assoluta necessità di controllo per la prosecuzione delle indagini. La richiesta per l’autorizzazione a procedere con le registrazioni viene avanzata dal pubblico ministero nei confronti del gip (il giudice per le indagini preliminari), che la concede tramite l’emissione di un decreto motivato quando sussistano uno o più ipotesi di reato tra quelli elencati in precedenza.

Fonte foto: 123RF

Tuttavia, nei casi urgenti, ossia quando ci sia un fondato motivo di ritenere che un ritardo possa arrecare un grave danno alle indagini stesse, il pm può disporre l’intercettazione in autonomia, tramite un decreto proprio, che va comunicato al giudice entro 24 ore. Nelle situazioni come questa, il gip avrà a disposizione altre 48 ore per emettere un provvedimento di convalida: in caso contrario l’intercettazione non potrà proseguire e i risultati ottenuti nel frattempo non saranno utilizzabili dal pm.

In ogni stato e grado del procedimento il giudice può disporre che la documentazione derivante dall’attività di intercettazione venga distrutta se non risulta rilevante ai fini del procedimento. In caso contrario, i testi delle registrazioni vengono conservati fino all’emissione della sentenza definitiva.

Intercettazioni, quando possono essere pubblicate e come funzionano per i parlamentari

Riguardo alla diffusione, per le intercettazioni valgono i divieti di pubblicazione attualmente in vigore anche per tutte le altre tipologie di prove che rientrano nel fascicolo delle indagini preliminari. Ad oggi infatti il nostro ordinamento (secondo la disciplina prevista dagli articoli 114 e 329 del codice di procedura penale) prevede che vengano coperti dal segreto istruttorio gli atti che l’indagato o l’imputato non conosce né ha il diritto di conoscere.

Il loro contenuto potrà essere divulgato da terzi – il riferimento è agli organi di stampa – solo dopo la chiusura delle indagini, quando avviene il deposito presso la cancelleria. Infatti, da qui in avanti la stessa persona coinvolta viene a conoscenza delle intercettazioni (e di tutti gli altri atti) svolte dagli inquirenti fino a quel punto, che diventano così pubbliche.

Infine, materia a sé stante è quella che riguarda i parlamentari in carica. In base all’immunità di cui godono (garantita dall’articolo 68 della Costituzione) possono essere intercettati solo dopo l’autorizzazione della Camera di appartenenza. Nel caso in cui un giornalista decida comunque, senza l’approvazione dell’Aula, di pubblicare il contenuto di una conversazione registrata, sarà perseguibile dallo Stato ma non dal parlamentare stesso.

Carlo Nordio Fonte foto: ANSA
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