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Feto abortito sepolto con il nome della madre: la denuncia a Roma

Una donna ha fotografato in cimitero una croce con il proprio nome. Si tratta della tomba del figlio abortito, sepolto senza il suo consenso

Una donna ha denunciato la scoperta in un cimitero di Roma della tomba del figlio, abortito mesi prima, nonostante avesse dato in ospedale il diniego per la sepoltura. Sulla croce, ha spiegato su Facebook, era inoltre presente il suo nome. Per questo sono state presentate due interrogazioni, una parlamentare e una in Consiglio regionale, rivolte a Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti, da parte della deputata Rossella Muroni (Leu) e della consigliera Marta Bonafoni (Lista Zingaretti). Il garante della Privacy ha aperto un’istruttoria per fare luce sull’accaduto. Ne dà notizia l’Ansa.

Feto abortito sepolto con il nome della madre: il post della donna su Facebook

La denuncia della donna, tramite i social network, è arrivata accompagnata dalla foto della croce con il suo nome sopra. “Le immagini si sa, sono più potenti del testo, arrivano prima”, ha scritto sul suo profilo. “Questa non è la mia tomba, ma è quella di mio figlio. Mesi fa condividevo con sdegno un post sullo scandalo delle proposte, in giro per l’Italia, in merito a cimiteri di feti e prodotti del concepimento senza il consenso delle donne. L’ho fatto perché ero all’oscuro di cosa accade nella realtà nel comune di Roma”.

“Ecco, siccome non si deve mai generalizzare, racconto cosa è successo a me. Nel momento in cui firmai tutti i fogli relativi alla mia interruzione terapeutica di gravidanza, mi chiesero: ‘Vuole procedere lei con esequie e sepoltura? Se sì, questi sono i moduli da compilare’. Risposi che non volevo procedere, per motivi miei personali che non ero e non sono tenuta a precisare a nessuno”, si legge sul post.

“Avevo la mente confusa, non ho avuto la lucidità sufficiente per chiedere cosa succedesse al feto. Dopo circa 7 mesi ritirai il referto istologico, e pensando ai vari articoli sulle assurdità su sepolture di prodotti del concepimento, ebbi un dubbio. Decisi di chiamare la struttura nella quale avevo abortito, e dopo aver ricevuto risposte vaghe, decisi di contattare la camera mortuaria”, facendo l’amara scoperta.

“Mi sembrano ovvie le riflessioni su quanto sia tutto scandalosamente assurdo, su quanto la mia privacy sia stata violata, su quanto affermare che ‘ci pensa il comune per beneficenza’ abbia in qualche modo voluto comunicare ‘l’hai abbandonato e ci pensiamo noi‘. Potrei dilungarmi sulla rabbia e l’angoscia che mi ha provocato vedere che senza il mio consenso, altri abbiano seppellito mio figlio con una croce, simbolo cristiano che non mi appartiene, e con scritto il mio nome. No. Non lo faccio perché il disagio emotivo che mi ha travolto riguarda me e solo me. Il campo in questione del cimitero Flaminio è pieno di croci con nomi e cognomi femminili. Questo è accaduto a Roma. Questo è accaduto a me”, ha concluso la donna.

Feto sepolto con il nome della madre: rimbalzo di colpe tra Asl, cimitero e Ama

Il Lazio, in assenza di una legge regionale, segue il Regolamento nazionale del 1990, che prevede che dalla ventesima settimana di gestazione si possa procedere alla sepoltura su richiesta dei genitori e su disposizione della Asl.

Ama, la municipalizzata romana competente per i cimiteri, ha spiegato all’Ansa che in quest’ultimo caso viene apposta su una croce in legno “una targa su cui è riportato comunemente il nome della madre o il numero di registrazione dell’arrivo al cimitero, se richiesto espressamente dai familiari”.

Il cimitero Prima Porta ha comunicato in una nota riportata dall’Ansa di aver eseguito “la sepoltura a fronte di un consenso già dato per espresso” dalla Asl e aver usato la croce in quanto segno “tradizionalmente in uso”. L’epigrafe, viene spiegato nella nota, “deve riportare alcune indicazioni basilari per individuare la sepoltura”.

L’ospedale San Camillo, dove è stato eseguito l’aborto, ha invece respinto le accuse, sostenendo che i feti vengono identificati con il nome della madre solo per la burocrazia legata al trasporto e le carte vengono consegnate ad Ama al momento della presa in carico dei corpi. Da quel momento “gestione e seppellimento sono di completa ed esclusiva competenza di Ama” e la violazione della privacy è avvenuta “all’interno del Cimitero Flaminio”.

Feto sepolto con il nome della madre, Uaar: “Pratica criminalizzante”

Adele Orioli, dell’Unione atei agnostici e razionalisti, ha dichiarato all’Ansa che la vicenda “ha scoperchiato che di default c’è questa pratica criminalizzante, che non è solo seppellire con la croce, ma addirittura indicare il nome della madre”. La rappresentante dell’Uaar ha definito una “ingenerenza confessionalista” l’affido “in convenzione alla Caritas e Sant’Egidio e all’associazione Difendere la vita con Maria” delle sepolture del Comune di Roma.

L’alternativa al procedimento “d’ufficio” della Asl, come quello in questione, “è occuparsi personalmente dello smaltimento, cioè con un esborso economico. Questo crea un diritto a pagamento, e il diritto all’anonimato non può essere a pagamento. Di fatto però oggi a Roma lo è”, ha spiegato Adele Orioli.

VIRGILIO NOTIZIE | 30-09-2020 22:38

feto-abortito-sepolto Fonte foto: Facebook
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