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Covid, cosa rischiamo con riaperture totali e vaccini rallentati

Uno studio italiano pubblicato su 'Nature' chiarisce i rischi per l'Italia in caso di riaperture totali e rallentamento dei vaccini

Uno studio pubblicato su ‘Nature Medicine’ e condotto dall’Università di Trento, in collaborazione con il Policlinico San Matteo e l’Università di Pavia, l’Università di Udine e il Politecnico di Milano, ha fatto chiarezza su cosa rischia l’Italia in caso di riaperture totali e rallentamento della campagna vaccinale.

Riaperture e vaccini: lo scenario in Italia

L’analisi, come riporta ‘Sky Tg 24’, sottolinea che le restrizioni “possono contenere i contagi anche senza vaccini e restano fondamentali nella prima fase della campagna vaccinale per ridurre costi sanitari e decessi”.

Secondo gli esperti, allentando le misure il rischio è quello di avere “altri 50 mila morti” entro il mese di gennaio 2022, che rischierebbero di salire fino “a 90 mila con vaccinazioni lente”.

Lo studio italiano ha preso in considerazione 35 scenari differenti, corrispondenti a 7 piani vaccinali e 5 strategie di contenimento, e ha tenuto conto anche dell’impatto delle varianti del coronavirus.

Secondo gli esperti, le misure restrittive continueranno a essere centrali nella prima fase della campagna vaccinale in Italia e dovranno essere mantenute in maniera adeguata, almeno fino alla totale immunizzazione dei soggetti più vulnerabili, al fine di evitare che le nuove varianti Covid possano far nuovamente impennare contagi e decessi.

Come spiegato da Giulia Giordano, ricercatrice del dipartimento di ingegneria industriale all’Università di Trento e prima autrice dello studio, dai dati è emerso che “la vaccinazione influisce meno sulla curva epidemica rispetto alle misure restrittive”.

Allentando le misure, è spiegato nello studio, si potrebbe raggiungere un indice di contagio R0 pari a 1,27 e “con vaccinazioni veloci sono prevedibili altri 50mila morti” entro gennaio 2022, “che salgono a 90mila con vaccinazioni lente”.

Riaperture e vaccini: la soluzione “migliore” per l’Italia

La soluzione migliore, secondo gli esperti, sarebbe applicare misure intermittenti: “Partendo prima con una fase di chiusura si potrebbero ridurre i decessi (da 47mila a 27mila, con una lenta introduzione del vaccino) e i costi del sistema sanitario, senza un sostanziale aggravamento delle perdite socioeconomiche”.

Questa strategia, ha scritto su ‘Twitter’ uno degli autori, Giuseppe De Nicolao dell’università di Pavia, avrebbe “lo stesso costo economico dell’apertura-chiusura e salva almeno 14mila vite”.

Il modello dello studio “prevede che, da aprile 2021 a gennaio 2022, in uno scenario senza lancio del vaccino e con interventi non farmacologici deboli (R0 1,27), potrebbero verificarsi 298mila morti associati a Covid. Tuttavia, l’implementazione rapida della vaccinazione potrebbe ridurre la mortalità a 51mila morti. Attuando misure sociali restrittive (R0 0,9) si potrebbero ridurre i morti Covid a 30mila senza vaccinazioni e a 18mila con una rapida introduzione dei vaccini”.

VirgilioNotizie | 18-04-2021 18:28

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