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Cosa è successo stanotte nella guerra tra Russia e Ucraina: Mosca dice no allo scambio di prigionieri

Dietrofront di Mosca sullo scambio di prigionieri dopo la resa del battaglione Azov: smentita la possibilità di riconsegnare i miliziani a Kiev

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Sono passati 88 giorni da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Mentre l’esercito di Kiev continua la sua controffensiva dalla parte occidentale del Paese, le truppe di Mosca supportate dalle milizie delle autoproclamate repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk proseguono le operazioni di consolidamento nei territori del Donbass.

I bombardamenti russi continuano intanto a mietere vittime: secondo quanto riportato da The Kyiv Indipendent nelle ultime ore è stato attaccato il villaggio di Bilozerka, nella regione di Kherson, e hanno perso la vita tre civili. L’esercito russo avrebbe danneggiato anche diverse infrastrutture.

Dietrofront di Mosca: no allo scambio di prigionieri

Dopo la caduta dell’acciaieria Azovstal e la resa dei combattenti del battaglione Azov l’armata russa ha ottenuto il pieno controllo di Mariupol. Le sorti dei soldati ucraini che hanno deposto le armi restano adesso un mistero.

Se in un primo momento era trapelata l’ipotesi di un possibile scambio di prigionieri, comprendendo anche l’oligarca Viktor Medvedchuck, adesso arriva la secca smentita direttamente da Mosca.

Leonid Slutsky, negoziatore russo e capo della commissione per gli affari internazionali della Duma, ha infatti detto no alla possibilità di riconsegnare i miliziani del reggimento Azov a Kiev. “La mia opinione non è cambiata: sono banditi nella Federazione russa e il loro destino lo dovrebbe decidere il tribunale”, ha affermato.

Nelle scorse ore Interfax aveva al contrario riferito, citando proprio Slutsky, che Mosca stava valutando la possibilità di scambiare Medvechuck con i prigionieri ucraini. Il negoziatore ha accusato i media di voler fare “sensazionalismo” prendendo citazioni fuori dal proprio contesto.

La posizione di Zelensky sui combattenti di Azovstal

Il presidente Zelensky, intervistato dai media locali, ha tuttavia ribadito la volontà di riportare a casa i prigionieri dell’acciaieria. “Questo è quello che dobbiamo fare con i nostri partner che si sono presi la responsabilità”, ha detto.

Poi ha aggiunto che le trattative dipenderanno molto dal fatto se Mosca vorrà salvare o no la vita “dei difensori di Mariupol”.

I soldati del battaglione Azov catturati dalla Russia: i numeri

Secondo le fonti filorusse a deporre le armi nell’acciaieria di Mariupol dopo l’ordine dello Stato maggiore dell’Ucraina sono stati circa 2500 soldati. Numeri tuttavia ancora non confermati da Kiev.

E tra i combattenti che si sono arresi non ci sarebbero soltanto ucraini, ma anche stranieri. Lo ha riferito il leader dell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk Denis Pushilin citato dall’agenzia russa Tass. Inoltre ci sarebbero anche 78 donne.

Il capo filorusso ha dichiarato che all’interno dell’acciaieria i miliziani del reggimento Azov “avevano cibo e acqua a sufficienza, il problema era la mancanza di medicinali”. Non ha escluso che qualcuno sia rimasto nascosto tra i cunicoli sotterranei della fonderia: “Verrà fatto un controllo approfondito”, ha precisato.

Il colloquio tra Draghi e Zelensky

Nelle ultime ore si è tenuto un colloquio telefonico tra il premier Mario Draghi e il presidente ucraino Volodymyr Zelenski. Tra i punti toccati, è emersa la necessità di continuare a cooperare, di accelerare con un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia e di sbloccare i porti ucraini.

Secondo quanto reso noto, il presidente del Consiglio ha dato garanzie sul costante sostegno dell’Italia. Zelensky ci ha tenuto a ringraziarlo per “l’incondizionato supporto al percorso di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea”.

ucraina-russia-no-scambio-prigionieri Fonte foto: ANSA
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