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Bassetti su mix vaccini, mascherine, AstraZeneca: l'intervista

Il virologo a tutto campo, anche su seconda dose e CureVac, in un'intervista in esclusiva: Bassetti su mix di vaccini, mascherine, AstraZeneca

Si torna a parlare di AstraZeneca. Per alcune regioni, infatti, il richiamo con lo stesso vaccino della prima dose è un’ipotesi da mettere in campo. Le altre notizie di una settimana caratterizzata da un fitto dibattito su modi e tempi della campagna vaccinale, hanno riguardato l’efficacia, per la verità, al di sotto delle attese, del preparato tedesco CureVac: si parla del 47%. È abbastanza? E quanto è opportuno il cosiddetto richiamo eterologo?

Ne abbiamo parlato con Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive al Policlinico “San Martino” di Genova e professore ordinario in Malattie Infettive all’Università di Genova. Nell’intervista esclusiva a Virgilio Notizie, Bassetti, anche noto volto televisivo, si è anche soffermato sulla vociferata fine dell’obbligo di portare la mascherina all’aperto, sulla strada indicata tra gli altri dalla Francia.

Come valuta la posizione dell’EMA che, attraverso un suo responsabile italiano, ha fatto sapere che, sì, la vaccinazione eterologa va bene, ma che si tratta pur sempre di un via libera che richiede ulteriori studi e approfondimenti?

Sulla base delle evidenze a disposizione della comunità scientifica, l’EMA ha espresso un parere non contrario al richiamo eterologo. Non si tratta quindi né di un via libera senza condizioni, né di uno stop. Semplicemente, l’ente dice che è possibile continuare con un vaccino diverso per la seconda dose. Francamente, non so cos’altro avrebbe potuto dire.

È d’accordo con la posizione di alcune regioni che vorrebbero derogare all’obbligo di vaccinazione eterologa qualora il cittadino ne facesse richiesta?

Il cittadino può forse scegliere il pilota che manovra l’aereo in volo? No, è la compagnia aerea a decidere chi mettere alla guida del mezzo. Allo stesso modo, sui farmaci, il cittadino non ha a disposizione gli stessi strumenti del medico. Quindi se la politica nazionale decide di andare avanti con la vaccinazione eterologa, sia i cittadini, sia le regioni devono adeguarsi, altrimenti ci si assume anche una responsabilità importante rispetto a un possibile rischio.

Quali sono le argomentazioni a favore e quali i dubbi che ancora rimangono sul mix di vaccini?

I lavori scientifici, per quanto limitati, dicono che il mix di vaccini non riduce ma potenzia l’efficacia della prima dose, quindi supportano la validità della vaccinazione eterologa. Questo argomento, in Paesi evoluti, non è oggetto di una discussione da strada. Al contrario, supporta una decisione: se la decisione è per il mix, si va avanti così. Solo in Italia la cultura antivaccinista si salda con la sfiducia nello Stato. Tutto questo discutere mi lascia esterrefatto e mi ricorda il dibattito su chi debba giocare come centravanti nella nazionale italiana. Tutti hanno un’opinione a riguardo, ma a chi spetta decidere? Naturalmente al mister.

Allarmate da un dibattito che crea confusione, molte persone hanno alzato la guardia sui vaccini. C’è chi si preoccupa, ad esempio, degli effetti a lunghissimo termine dell’immunizzazione, ipotizzando, naturalmente senza alcuna base scientifica, ma sull’onda della paura, tumori o altre malattie provocate dalle iniezioni. Cosa si può dire a questi cittadini per rassicurarli?

Cosa vuole che facciano i vaccini a lungo termine? Chi ha mai dimostrato, ad esempio, che portino autismo? Si tratta solo di balle raccontate da un mondo di No Vax che vorrebbero vivere ancora nutrendosi di bacche. L’unico effetto a lungo termine dei vaccini, questo sì ampiamente dimostrato, è l’innalzamento dell’età media della popolazione, che i preparati hanno portato a 85 anni. Le presunte conseguenze riguardanti malattie infettive, infertilità etc., sono solo balle raccontate per gettare fango su un prezioso strumento a nostra disposizione.

La morte di Camilla Canepa, 18 anni, ha provocato un cambio di rotta nella politica del governo nonostante il nesso tra il decesso e il vaccino necessiti al momento di ulteriori approfondimenti. Ne consegue che tutti gli elementi per assumere le decisioni che sono state assunte su AstraZeneca erano già a nostra disposizione. Sugli under 60, quindi, non ci si è mossi o per una ragione che potrebbe non essere una ragione, oppure troppo tardi?

I recenti dati dell’EMA parlano di 400 trombosi su 45 milioni di somministrazioni: significa che AstraZeneca rimane un buon vaccino. In Italia molto si è deciso sulla base dell’opinione pubblica con una scelta di tipo politico che ha affossato tutta la tecnologia a vettore virale. Dal mio punto di vista si tratta di una decisione anche condivisibile, ma pesante. Abbiamo sotterrato il vettore virale, facciamocene una ragione. Per quanto riguarda la campagna vaccinale, non credo ci saranno particolari problemi: i vaccini Pfizer e Moderna sono buoni vaccini e ce n’è una quantità sufficiente.

Sempre dall’EMA arriva l’invito ad anticipare la seconda dose per battere sul tempo le varianti. Una sollecitazione che si lega a doppio filo con il rinvio delle riaperture in Inghilterra. Dalla Francia e dalla Germania, invece, arriva un segnale opposto sulle mascherine: entrambi i Paesi abbandonano l’utilizzo all’aperto. Come valuta l’ordine sparso con cui si muovono i governi del continente?

La ripresa dei contagi in Inghilterra è stata causata probabilmente dalla procrastinazione della seconda dose. Sulla questione delle mascherine, invece, non capisco perché continuiamo a difendere l’utilizzo delle mascherine per strada. Non servono a nulla se nessuno, nei fatti, le indossa. L’Italia avrebbe potuto agganciare una simile decisione al traguardo del 50% di cittadini vaccinati. In tal caso la svolta avrebbe avuto un senso. Invece si è deciso di togliere la mascherina senza il supporto di una ragione scientifica. Sappiamo bene che la mascherina all’aperto può servire in caso di assembramento, bisognerebbe quindi passare dagli obblighi e dai divieti alle raccomandazioni su quando impiegare i dispositivi di protezione. Ma se per strada però nessuno indossa la mascherina, la brutta figura la fa lo Stato. E allora bene hanno fatto i francesi a eliminare l’obbligo.

Il vaccino CureVac della Germania, a mRna, ha dimostrato un’efficacia del 47%. L’Italia ne ha già prenotate milioni di dosi. Ne abbiamo lo stesso bisogno, nonostante la disponibilità di preparati che garantiscono un’immunizzazione più completa?

Con la campagna vaccinale siamo messi bene, ma un vaccino in più potrebbe lo stesso servire, magari non a stretto giro ma nel 2022. La vicenda di CureVac però dimostra che gli enti regolatori (dall’Ue è arrivata la comunicazione che il dossier relativo alla ridotta efficacia di CureVac è “seguito da vicino”) sono sempre dalla parte dei cittadini. Nel momento infatti in cui si presenta un rischio sensibile, le agenzie di sorveglianza sui farmaci intervengono, come abbiamo visto, a difesa delle persone.

VirgilioNotizie | 19-06-2021 08:52

Variante Delta: i rischi per l'Italia e l'efficacia dei vaccini Fonte foto: ANSA
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