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Arrivano i primi licenziamenti da coronavirus

L’emergenza sanitaria sta mettendo in ginocchio l’economia. Occorrono misure tempestive e mirate, ma nel frattempo arrivano i primi licenziamenti da coronavirus

A Milano il primo caso di licenziamento da coronavirus in Italia. A vedersi recapitare la lettera di licenziamento è un lavoratore di una società che gestisce appartamenti di lusso, utilizzati come hotel. Nel documento, impugnato dalla Cgil per evitare il licenziamento, si fa riferimento all’emergenza coronavirus. Il licenziamento è infatti dovuto “al quasi totale arresto dell’attività causata dall’epidemia”. Sicuramente, non sarà l’unico caso, ma certamente è il primo con esplicito riferimento al coronavirus.

Va chiarito che nella lettera di licenziamento la società precisa di volersi privare del supporto del proprio operatore per mancanza di risultati. Un calo – si legge sempre nella lettera di licenziamento – a cui, però, “si è aggiunta in questi giorni, a causa dell’epidemia di coronovirus, la quasi totale cancellazione delle prenotazioni, con conseguente quasi totale arresto delle attività, destinata a protrarsi per un tempo indefinito e comunque non breve”. La Cisl milanese ha però impugnato il licenziamento e imputa all’azienda il mancato ricorso al Fis (Fondo di Integrazione salariale), sottolineando come molto probabilmente “abbia avuto fretta di sbarazzarsi di un dipendente”. Il sindacato chiede dunque di alzare il livello di controllo, con misure che permettano di sostenere le aziende ed evitare che qualcuno ne approfitti “per lasciare a casa velocemente i dipendenti”.

Sul proprio profilo Twitter, la Cigl scrive “Abbiamo chiesto che se ci sono ammortizzatori sociali nessuna impresa possa licenziare, che sgravi contributivi e fiscali siano legati all’assenza di licenziamenti anche per il prossimo periodo. Serve far ripartire subito gli investimenti attraverso strumenti straordinari”. Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha postato su Facebook una lettera in cui rinnova “Solidarietà e vicinanza ai lavoratori delle zone colpite dall’epidemia” rimarcando come “il sindacato non lascerà nessuno da solo”.

Con il passare delle ore aumenta però il numero di probabili licenziamenti da coronavirus e il web non fa mancare la propria voce. C’è chi lavora nel settore alberghiero e la definisce “una catastrofe senza precedenti: tutto cancellato fino al 31 maggio”, e ammette “dopo le ferie forzate (60 dipendenti) inizieremo con i licenziamenti”, chi rivela altri licenziamenti dettati dall’epidemia “effetti del coronavirus nell’impresa dove lavoro: 10 licenziamenti tra i colleghi del reparto di prenotazioni alberghiere, solo ieri. Alcuni avevano il contratto fisso”, “qui veramente stiamo affondando”, infine, c’è anche chi lavora con partita iva e non vuole fermarsi: “sono tornata poco fa a casa dopo una mattina a gestire lavoro e clienti. L’allarme coronavirus non mi ha fermata, eppure qui a Pisa si sta fermando tutto. Ci sono licenziamenti in corso per colpa di una psicosi, direi nevrosi, che ha colpito ogni settore”.

VirgilioNotizie | 05-03-2020 15:34

++ Coronavirus: Landini, da Governo anche più di 3,6 mld ++ Fonte foto: ANSA
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