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Vaccino italiano, arriva quello a mRna: chi lo produrrà e come

Ci sono alcuni nodi da superare per la produzione del primo vaccino italiano anti Covid a tecnologia mRna

L’Europa preme per un cambio di strategia sui vaccini, e punta su quelli a mRna, come i sieri di Pfizer e Moderna e quello in arrivo prodotto da CureVac. L’Ue “deve focalizzarsi”, come ha riferito il capo della Commissione europea Ursula von der Leyen, sui preparati con questa tecnologia sia per l’efficacia molto alta, sia a causa degli stop dei vaccini a vettore virale di AstraZeneca e Johnson & Johnson per i casi di trombosi.

Pfizer e Moderna sono passati da una distribuzione stimata di circa un miliardo di dosi all’anno a un numero compreso tra i 2,5 e i 3 miliardi, e il terzo vaccino a mRna potrebbe arrivare prima dell’estate grazie all’approvazione dell’Ema, l’agenzia del farmaco europea.

Vaccino italiano, svolta sulla produzione grazie a ReiThera e Takis

Anche l’Italia potrebbe contribuire alla produzione di questi preparati, con la biotech ReiThera di Castel Romano pronta a un cambio di passo. Ne dà notizia Repubblica.

L’azienda è attualmente nella seconda fase sperimentale del vaccino italiano, in attesa degli 81 milioni di euro di finanziamenti e prestiti che arriveranno dal Governo tramite Invitalia, per ora bloccati in attesa della Corte dei Conti. Oltre a continuare il lavoro sul siero brevettato nel nostro Paese, l’azienda si sarebbe resa disponibile per la produzione di quello a mRna.

Ma sarà necessario acquistare bioreattori e reagenti chimici specifici, diversi da quelli in uso attualmente e praticamente introvabili. Per ottenerli potrebbero volerci dagli 8 ai 10 mesi.

Sempre a Castel Romano opera un’altra biotech, attualmente al lavoro su un altro siero anti Covid a base di Dna. “Noi abbiamo le competenze per produrre anche vaccini a mRna”, ha riferito Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis a Repubblica. “Ma realizzare un nuovo impianto richiede fondi e tempo. Bioreattori e reagenti scarseggiano sul mercato. La mia stima è che servano 10 mesi per iniziare a produrre”.

Novartis, con sede a Torre Annunziata, sarebbe invece in trattative con il Governo per rafforzare la capacità produttiva dei vaccini anti Covid e l’americana Thermo Fisher sarebbe pronta a Monza per l’infialamento del siero Pfizer.

Vaccino italiano, svolta sulla produzione per i vaccini a mRna: i nodi

Come riporta Repubblica, le aziende italiane sarebbero dunque in grado di produrre la catena di Rna messaggero che, una volta inoculata, “insegna” alle cellule a difendersi dalla proteina Spike, che forma la corona da cui il virus prende il nome e che il patogeno utilizza per invadere il nostro organismo.

Dopo i colloqui esplorativi con le istituzioni, a ReiThera e Takis potrebbe essere affidata la produzione del primo vaccino italiano a mRna, o almeno il primo passaggio della creazione della molecola. Quello successivo, ovvero racchiuderla all’interno della nanoparticella di lipidi che la mantiene stabile e la trasporta all’interno del corpo umano, richiede invece processi chimici ad hoc coperti da brevetti internazionali.

Altro nodo da considerare è il veto degli Stati Uniti all’esportazione dei beni e delle materie prime necessarie a produrre i vaccini. Per capire quanto questo possa pesare sulla ricerca e lo sviluppo di sieri a livello internazionale, basta sapere che per una fiala di Pfizer sono necessari 280 materiali provenienti da 89 fornitori che si trovano in 19 Paesi diversi.

VirgilioNotizie | 20-04-2021 09:12

Vaccini Covid e trombosi, ecco i sintomi da tenere d'occhio Fonte foto: ANSA
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