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Crisi di governo: chi non vuole le elezioni e perché

Grillo, Renzi e Di Maio si scagliano contro Matteo Salvini e la sua strategia per andare alle urne in autunno

Cresce il “partito del No” contro le elezioni autunnali caldeggiate dal vicepremier Matteo Salvini. Ieri il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo ha lanciato un appello alle forze politiche dal suo blog: “Altro che elezioni, salviamo il Paese!”.

Appello subito accolto da Luigi Di Maio, che su Facebook ha detto di voler far approvare subito il taglio di 345 parlamentari. Poi, spiega,  andremo in Senato “per capire chi abbia davvero intenzione di sfiduciare Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Movimento 5 Stelle sarà al suo fianco fino alla fine“.

La proposta di Matteo Renzi

Dalle pagine del Corriere delle Sera il senatore Matteo Renzi, dopo aver negato contatti e accordi tra PD e M5S, si è detto deciso: “Andremo in Senato e ci confronteremo. Qui è in gioco l’Italia, non le correnti dei partiti. Chiederò di parlare e dirò che votare subito è folle. Prima ci vuole un governo istituzionale che permetta agli italiani di votare il referendum sulla riduzione dei parlamentari e che eviti l’aumento dell’Iva”.

“Salvini non ha mai avuto il senso delle istituzioni ma ora ha perso anche il senso della misura. Fortunatamente tra poco non sarà più ministro dell’Interno e finirà la disastrosa esperienza del governo Conte”, ha detto Renzi. L’ex premier ha poi lanciato un appello a tutte le forze politiche affinché sostengano un governo istituzionale: “Penso che quando Mattarella inizierà le consultazioni una parte dei parlamentari dovrà aver già espresso la propria adesione a questo disegno. Così il presidente potrà valutare l’eventuale incarico a un premier autorevole. A lui toccheranno le scelte: noi dobbiamo consegnargli una ipotesi concreta”.

Zingaretti: “No ad accordicchi”

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha però bocciato la proposta di Renzi, definendola sul suo blog su Huffington Post “un’ipotesi pasticciata e debole“, che “riproporrebbe ingigantito lo stesso problema tra poche settimane”. Secondo Zingaretti “Salvini è caduto per una overdose di bugie che non sa più gestire. Occorre una nuova visione e un nuovo programma e su questo chiamare a raccolta il Paese migliore. Senza egoismi o personalismi”.

Lombardi: “Dopo Salvini va bene anche Belzebù”

D’accordo con Renzi la storica dirigente del M5S Roberta Lombardi che a Repubblica ha detto: Siamo pronti a un governo del presidente anche con il Pd. Salvini deve capire che il Parlamento non è ai suoi ordini. Io dopo aver governato con la Lega penso di poter andare d’accordo anche con Belzebù“.

“Per l’affermazione elettorale di una forza politica che in Parlamento conta il 17%, ma vuole contare di più, avremo l’Iva al 25%. Deve essere chiaro che se si va al voto a ottobre, il primo effetto dell’ingordigia di Salvini sarà questo”, ha affermato la capogruppo M5S in Regione Lazio.

Salvini: “Solo elezioni”

La replica è arrivata dal diretto interessato. Matteo Salvini, sulle pagine di Repubblica, ha fatto sapere: “Tutti hanno sempre ripetuto che dopo questo governo c’erano solo le elezioni. Quindi spero che il presidente Sergio Mattarella senta la sensibilità del Paese. Un governo con Matteo Renzi e Luigi Di Maio non la ascolterebbe, questa sensibilità”.

“Tutto è legittimo” ha continuato il ministro dell’Interno. “Tra l’altro un governo tra PD e Movimento 5 Stelle non sarebbe certo una fregatura per la Lega, anzi. Noi però sette ministeri li abbiamo sacrificati perché ci siamo resi conto che al Paese serviva concludere con l’attuale governo”.

Un ipotesi di governo di scopo guidato da Matteo Renzi o Nicola Zingaretti insieme a Luigi Di Maio tesimonierebbe, per Matteo Salvini, “il potere della poltrona. Solo e unicamente questo. Ditemi una cosa su cui sono d’accordo. Rispetto i cacciatori di poltrone, per carità. E rispetto i disperati che non vogliono tornare a lavorare fuori dal Parlamento”.

Le preoccupazioni di Giorgetti

Dalla Lega arrivano però anche voci preoccupate per questa strategia. Tra tutte quella di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio e vicesegretario del Carroccio, vicino quindi tanto a Matteo Salvini quanto a Giuseppe Conte, che si è sempre dichiarato sfavorevole alle urne anticipate.

Lunedì i capigruppo di Palazzo Madama decideranno la data della resa dei conti tra i due partiti al governo, che avverrà tra il 19 e il 21 agosto. “Mi sembra di aver capito che Giuseppe Conte non si voglia dimettere, ma voglia andare a una conta in Aula” ha riferito Giancarlo Giorgetti a TGR. “Questa è una rottura traumatica. A questo punto una separazione consensuale sarebbe stata la cosa più ragionevole”.

Il Senato potrebbe rivelarsi una trappola per la Lega e per Matteo Salvini, senza i numeri per sfiduciare il premier qualora le opposizioni decidessero di abbandonare l’Aula per far esplodere le contraddizioni tra i due partiti al governo.

VIRGILIO NOTIZIE | 11-08-2019 08:43

Salvini vs Di Maio: la cronaca degli scontri dei due vicepremier Fonte foto: Ansa
Salvini vs Di Maio: la cronaca degli scontri dei due vicepremier
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