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Coronavirus, Londra sembra sottovalutare il pericolo: la denuncia

Controlli negli aeroporti italiani prima della partenza, ma nessun tampone una volta sbarcati per i nostri connazionali a Londra

Mentre tutta l’Europa è col fiato sospeso osservando l’aumento di contagi da coronavirus in Italia, la Gran Bretagna sembra non essere preoccupata. Diversi connazionali, rientrati a Londra per lavoro, hanno infatti denunciato l’assenza di controlli, o l’esagerata morbidezza, all’arrivo nella capitale inglese. Se alcuni paesi hanno sconsigliato i viaggi in Italia, o ancor peggio hanno chiuso le frontiere ai turisti, oltre Manica la situazione sembra non creare preoccupazione.

I casi fin qui accertati di coronavirus nel Regno Unito sono 13, con quasi 7mila tamponi realizzati. Non si registrano ancora vittime ma, secondo un connazionale sentito da La Stampa, il bilancio “non è certo merito dei controlli”.

Achille, 35enne italiano che lavora nel settore della finanza a Londra, ha raccontato quanto gli è accaduto dopo essere rientrato in Inghilterra. Se i controlli negli aeroporti italiani sono stati presenti e puntali, presentatosi in un ambulatorio privato di Londra con tosse e problemi respiratori, nessuno ha avviato l’iter di analisi per il possibile contagio da coronavirus: “Dopo avermi misurato la febbre, che non avevo, la dottoressa mi ha domandato se ero stato di recente in Asia. Al mio “no”, mi ha detto che potevo andare“.

Dopo aver specificato che era italiano e che la moglie era rientrata da una delle zone di contagio (Vo’, zona spesso frequentata insieme alla famiglia), la risposta della dottoressa lo ha spiazzato: “Mi spiace, ma non abbiamo il tampone per fare il test per il Coronavirus. Spero di sbagliarmi, ma credo che le autorità sanitarie stiano sottovalutando questa situazione“.

Come raccontato dal 35enne, anche un collega sudcoreano aveva provato a chiedere, senza successo, il tampone: “Gli hanno detto che se non era entrato in contatto con persone contagiate non potevano fare nulla”.

Solo ieri, per una decisione aziendale e non del sistema sanitario, il responsabile delle risorse umane ha una mail ad Achille e agli altri dipendenti vietando i viaggi in Italia obbligando alla quarantena chi è rientrato da una delle zone di contagio.

VIRGILIO NOTIZIE | 26-02-2020 16:50

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