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Covid, report Gimbe: il punto su vaccinazioni, contagi e morti

Covid, report Gimbe relativo alla settimana 7-13 aprile: come si sta muovendo la pandemia in Italia

Giù i contagi, ma aumentano i morti: sono questi i due dati più importanti certificati dalla Fondazione Gimbe che ha monitorato come si è mosso il Covid nel corso della settimana 7-13 aprile. I decessi totali sono stati 3.083, il 7% in più rispetto ai 7 giorni precedenti. I nuovi casi, invece, sono scesi del 15% fino a toccare quota 106.326 “ma, con un bacino di quasi 520 mila attualmente positivi, è impossibile riprendere il tracciamento dei contatti” afferma Nino Cartabellotta, presidente dell’ente che, ogni settimana in maniera indipendente, traccia il quadro dell’andamento dell’epidemia.

“Se in vista della stagione estiva – aggiunge Cartabellotta – le priorità del Paese sono le progressive riaperture per rilanciare l’economia, è indispensabile inserire tra i parametri che ci siano specifici target di copertura vaccinale per le categorie a rischio. E questo perché il ritorno al giallo determinerà inevitabilmente una risalita della curva epidemica (anche se mitigata dalla ridotta probabilità di contagio all’aperto per l’aumento delle temperature)”.

“Auspicabilmente prima dell’estate, con le vaccinazioni metteremo in sicurezza over 70 e fragili. Questo avrà notevole impatto su ospedalizzazioni e decessi, ma non sulla circolazione del virus che richiederà di mantenere tutte le misure individuali”, conclude il presidente del Gimbe.

Covid, report Gimbe: i numeri relativi alle ospedalizzazioni

Oltre ai dati già citati, Gimbe, sempre in riferimento alla settimana 7-13 aprile paragonata a quella precedente, rileva anche una diminuzione del 6% sia degli attualmente positivi (519.220) sia delle persone in isolamento domiciliare (488.742).

A calare sono pure i posti letto occupati in terapia intensiva giunti a quota 3.526 (-5%) e i ricoverati con sintomi, che sono stati 26.952 (-8%). “Sul fronte ospedaliero – dichiara Renata Gili, sempre professionista di Gimbe – le curve dei ricoveri con sintomi e delle terapie intensive hanno iniziato una discesa lenta e irregolare. Ma i numeri assoluti restano elevati e in molte Regioni gli ospedali sono ancora in affanno”.

Le soglie critiche di occupazione dei posti letto per quel che concerne i pazienti Covid in area medica (soglie fissate al 40% per i reparti ordinari e al 30% per la terapia intensiva) si attestano a livello nazionale rispettivamente al 41% e al 39%. Sette le Regioni oltre la soglia per l’area medica e 13 quelle oltre per le terapie intensive. “Si conferma il calo dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti di Gimbe – ma la media mobile a 7 giorni rimane superiore ai 200 ingressi al giorno”.

Covid, report Gimbe: aumentano i morti e il punto sui vaccini

Come sopradetto, il solo dato che aumenta è quello relativo ai decessi (+7%). “Il dato nazionale, come sempre, risente di notevoli eterogeneità regionali: si rilevano infatti un aumento della variazione percentuale dei nuovi casi in 6 Regioni, in particolare Basilicata e Calabria e un incremento dei casi attualmente positivi in 5 Regioni”, fa sapere Cartabellotta.

Capitolo vaccini: al 14 aprile sono state consegnate 15.575.830 dosi, pari al 22,7% delle dosi previste per il 1° semestre. “Per il secondo trimestre – dichiara ancora Cartabellotta – l’Italia dispone sulla carta di un ‘portafoglio’ di oltre 52 milioni di dosi di vaccini a cui si aggiungeranno 6,7 milioni di dosi di Pfizer/BioNTech che saranno consegnate in anticipo. Ma per raggiungere l’ambizioso obiettivo di 500.000 vaccinazioni al giorno è necessaria una fornitura regolare da parte di tutte le aziende per garantire 3,5 milioni di dosi a settimana, un risultato condizionato da varie criticità”.

“Cresce inoltre – commenta Gili – l’ingiustificata diffidenza per il vaccino AstraZeneca che ora potrebbe interessare anche Johnson & Johnson. Senza un’adeguata e incisiva comunicazione istituzionale sul profilo beneficio-rischio di questi vaccini e sul processo di vaccinovigilanza, il loro rifiuto selettivo rischia di estendersi a macchia d’olio con ulteriore rallentamento della campagna vaccinale”.

Al 14 aprile, le persone che hanno concluso il ciclo vaccinale con la seconda dose sono state 4.055.458 persone (6,8% della popolazione), con notevoli discrepanze a livello regionale. Ad esempio si va dall’8,3% del Piemonte al 5,2% della Campania.

Sono 4,4 milioni gli over 80 italiani. E sono 1.939.680 (43,9%) quelli che hanno completato il ciclo vaccinale mentre 1.414.126 (32%) hanno avuto solo la prima dose. Anche in questo caso si rileva parecchia eterogeneità a livello regionale.

Dei 5,9 milioni di italiani nella fascia 70-79 anni, hanno completato il ciclo vaccinale 180.164 (3%) cittadini mentre 1.395.527 (23,4%) hanno avuto  la prima dose. Pesano sempre le disparità tra Regione e Regione.

Guardando ai ‘pazienti fragili’ non rientranti nella categoria over 80 e ai caregiver, entrambi conteggiati nella categoria ‘Altro’, emerge che oltre la metà delle dosi (1.680.418 dosi) è stata somministrata ad over 70. Il 47,6% (1.529.103 dosi), invece, è stato destinato a persone under 60.

“È evidente – precisa Cartabellotta – che senza specifiche categorie non è possibile condurre ulteriori analisi su questo indefinito contenitore dove confluiscono certamente anche soggetti “non aventi diritto”.

VirgilioNotizie | 15-04-2021 16:33

Covid, i sintomi sono cambiati: a cosa badare ora e perché Fonte foto: ANSA
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