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Covid, quando ci sarà più libertà: Brusaferro detta le condizioni

Il presidente dell'Iss e portavoce del Cts Silvio Brusaferro ha dettato le condizioni per le riaperture complete: le sue parole

Le ultime riaperture hanno restituito nuove speranze ai lavoratori e ai cittadini dopo lunghi mesi di chiusure e restrizioni ma sono molte ancora le misure anti Covid da allentare per poter tornare alla “normalità”. Sulla questione si è espresso, in un’intervista alla Stampa, il presidente dell’Iss e portavoce del Cts Silvio Brusaferro.

Quando ci sarà più liberta: la previsione di Brusaferro

Per riaprire completamente l’Italia in perfetta sicurezza “occorre mantenere l’Rt sotto 1, avvicinarsi alla soglia dei 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti, ridurre ancora la pressione sui servizi sanitari e aver vaccinato più di metà popolazione”. Sono queste le condizioni di Brusaferro.

“Siamo in una fase di transizione delicata, di decrescita lenta ma costante della diffusione del virus – ha sottolineato il portavoce del Cts -. Per evitare che la curva torni a crescere serve intervenire a tre livelli: primo, continuare a vaccinare al ritmo sostenuto di questi ultimi giorni; secondo, monitorare bene la situazione e intervenire localmente dove necessario; terzo, ma non certamente ultimo, fino a che non avremo un maggior numero di immunizzati continuare ad adottare comportamenti di prudenza per non essere poi costretti ad adottare nuove misure restrittive”.

Mascherine e distanziamento serviranno ancora fino a che larga parte della popolazione non sarà vaccinata, perché anche chi è immunizzato non può escludere il rischio di contagio chi non lo è – ha continuato Brusaferro -. Fino a che non avremo gran parte della popolazione vaccinata servono prudenza e progressività”.

Allerta varianti in Italia, la posizione di Brusaferro

Per quanto riguarda le mutazioni, mentre cresce l’allerta in Italia per la variante indiana, “non tutte devono destare preoccupazione. Bisogna prestare attenzione a quelle che possono aumentare la trasmissione del virus, provocare più casi gravi di malattia oppure ridurre la risposta immunitaria di chi è guarito dal Covid o è stato vaccinato”.

“Sappiamo che quella inglese, che oramai è il 90% del virus circolante in Italia, è più trasmissibile e verosimilmente porta ad aumentare l’ospedalizzazione. Gli ultimi studi di sorveglianza dell’Ecdc europeo suggerisce un possibile aumento del rischio di ricovero per la popolazione contagiata con le tre varianti e in alcuni casi nella popolazione con meno di 60 anni anche in terapia intensiva”, ha osservato.

Per quanto riguarda l’efficacia dei vaccini rispetto alle varianti, infine, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha sottolineato che “rispetto a quella inglese funzionano molto bene, mentre alcuni un po’ meno con quella sudafricana, che fortunatamente circola pochissimo nel nostro Paese. Per la brasiliana gli studi sono in corso e per l’indiana è troppo presto per dirlo”.

VirgilioNotizie | 03-05-2021 08:43

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