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Covid, la prima guarita in Italia con gli anticorpi monoclonali

Il racconto della prima paziente di Covid-19 in Italia curata attraverso gli anticorpi monoclonali

La nuova frontiera nella cura del Covid-19 è rappresentata dagli anticorpi monoclonali. L’Agenzia italiana del farmaco è pronta al via libera all’uso di questi farmaci all’avanguardia nella lotta al coronavirus, come strumento complementare al vaccino, concedendo l’autorizzazione all’impiego dei prodotti delle aziende americane Regeneron e Eli Lilly. Ma nel frattempo in Italia, come riporta “Il Messaggero”, c’è già la prima paziente guarita grazie all’uso degli anticorpi monoclonali.

Covid, la prima guarita in Italia con gli anticorpi monoclonali: chi è

Si chiama Claudia Disi, è un’insegnante di 54 anni, ed ha trascorso un lungo periodo ricoverata all’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani, fino a quando le è stata somministrata una flebo di Renegeneron, lo stesso medicinale utilizzato per curare l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che blocca, ai primi sintomi, l’infezione da coronavirus, impedendo lo sviluppo più grave della malattia.

L’effetto dei monoclonali fu straordinario, ora spero che si faccia presto con l’autorizzazione all’uso generalizzato” ha testimoniato il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia.

Dopo 45 giorni di ricovero il 30 dicembre, Claudia è potuta tornare a casa e per ringraziare i medici ha scritto una e-mail inviata al direttore Vaia, al direttore dell’Unità operativa complessa Malattie Infettive, il professor Emanuele Nicastri, alla dottoressa Alessandra Abramo.

“Ho avuto paura, non lo nascondo: questo virus maledetto incute terrore nonostante voi, uomini e donne di scienza, lo abbiate sufficientemente identificato e parzialmente snidato” ha scritto.

Covid, la prima guarita in Italia con gli anticorpi monoclonali: la storia

“Non potrò dimenticare Andrea, l’operatore che per primo si prese cura di me – racconta nella sua lettera – quando in lacrime, la sera del 13 novembre, salutai mio marito e mio figlio e presi possesso del mio letto, il numero 14 (poi diventato 5). E come non citare tutte le infermiere: instancabili, professionali e sempre con il sorriso. Sapete quale è stato, per giorni, il mio cruccio più grande? Quello di temere che, una volta uscita da qui, nel caso avessi incontrato uno di voi, non avrei mai potuto riconoscerne le fattezze. Fa venire questi pensieri la bestia Covid. Perché ci costringe a vivere mascherati, come astronauti”.

Io ho la sclerosi multipla – ha spiegato Claudia – e per le cure prendo un farmaco che mi abbassa le difese immunitarie. Per questo, il mio medico curante, ha tentato di curarmi a casa, temeva che in un pronto soccorso potessi prendere anche altre malattie. La febbre però era sempre attorno a 39,5. Dopo tre settimane, il ricovero allo Spallanzani. Per una settimana ho avuto la respirazione assistita, ma non sono finita in terapia intensiva.”

“Anche allo Spallanzani ho avuto la febbre per 40 giorni – ha testimoniato ancora Claudia – scemava solo quando mi davano il cortisone, ma poi tornava, sempre sopra 38,5. I medici mi hanno rivoltato come un pedalino, come si dice a Roma. Ho fatto la broncoscopia, la Tac, non si riusciva a capire perché continuasse la febbre. Alla seconda broncoscopia hanno capito che c’era ancora del coronavirus nei polmoni, benché risultassi negativa. L’unica speranza: gli anticorpi monoclonali“.

Il farmaco non è stato ancora autorizzato in Italia, ma i dirigenti dello Spallanzani hanno chiesto una fornitura, per uso compassionevole, ai produttori americani e il farmaco Regeneron è stato inviato dagli Usa.

In realtà sono due farmaci che vengono uniti e poi viene fatta una flebo, per due ore – ha spiegato infine Claudia. In un’unica soluzione. Tutto è successo il 24 dicembre, per me è stato un regalo di Natale. Ho dovuto firmare una liberatoria, perché si trattava di un farmaco sperimentale, ma non ho avuto dubbi. E non ho avuto paura.”

VirgilioNotizie | 03-02-2021 10:23

Covid e conseguenze neurologiche: quali sono i sintomi più comuni Fonte foto: ANSA
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