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Covid, tra allarmi e chiusure: quanto dobbiamo resistere ancora

Ricciardi chiede un nuovo lockdown, e Palù si dice d'accordo a rimandare le riaperture. Quanto dovremo resistere ancora

Di chiusure e divieti gli italiani non ne possono più. Ne è la prova il nuovo allarme lanciato da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, che invoca un nuovo lockdown per arginare la diffusione delle nuove varianti. Un appello più o meno condiviso da buona parte della comunità scientifica – con qualche eccezione – ma fortemente criticato da governatori e politici, in rappresentanza di lavoratori ed esercizi commerciali per i quali nuove chiusure rappresenterebbero il colpo di grazia.

Le proteste all’appello di Ricciardi, che chiede un nuovo lockdown

La linea rigorista del ministro Speranza, messa in discussione da Matteo Salvini che non ha accettato di buon grado la sua riconferma alla Salute, è ormai ben nota. Il suo ultimo provvedimento riguarda il blocco della riapertura degli impianti sciistici, inizialmente prevista per il 15 febbraio, ora rimandata al 5 marzo.

Una decisione, quella di Speranza, che ha mandato su tutte le furie le Regioni: i governatori Bonaccini, Fontana, Zaia e Cirio si sono scagliati contro l’ordinanza, in particolare per le tempistiche: il provvedimento è infatti giunto a soli due giorni dalla data delle presunte riaperture, mandando in tilt il sistema e danneggiando gli impianti che erano già stati preparati ad accogliere i visitatori.

Quanto bisognerà resistere ancora, prima delle riaperture: parla Palù

Ma come detto in precedenza, parte della comunità scientifica insiste sul mantenere un atteggiamento di cautela in vista di possibili aperture. Il virologo Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ha spiegato in un’intervista del Corriere della Sera che occorrerà resistere ancora qualche mese prima di poterci rilassare.

“Se terremo a bada il virus nei prossimi due tre mesi, forse usciremo dal raggio della sua minaccia. Le infezioni respiratorie raggiungono il picco in inverno e in primavera-estate si mitigano”, ha detto Palù, affermando che bisogna spingere “sulle vaccinazioni e rinunciando per qualche altra settimana ad attenuazioni di colori e tentazioni di riaperture”.

La terza ondata, che a inizio di gennaio sembrava pronta ad abbattersi, alla fine si è ritirata. La curva dei nuovi contagi è infatti stabile da alcune settimane, mantenendosi sotto i 15mila casi giornalieri, anche se l’ultimo monitoraggio ha rilevato che l’indice Rt è in leggera risalita. Palù ha però osservato: “Siamo in una fase discendente della curva epidemica, anche se lenta. Non è il momento di distrazioni”.

Covid e varianti, quanto sono pericolose e come fermarle

Sulla questione varianti, il virologo ha precisato che quella inglese, sudafricana e brasiliana rappresentano effettivamente una minaccia, in quanto sono più contagiose. Ma la strategia per contenerle, ha detto Palù, è la stessa del ceppo originario.

L’esperto ha voluto offrire anche qualche rassicurazione, ricordando che per loro stessa natura i virus non hanno l’obiettivo di uccidere i loro ospiti, altrimenti si estinguerebbero: “Il virus ha tutto l’interesse a farci sempre meno danni. Il suo scopo è diventare endemico, restare con l’uomo per sempre, visto che ormai la specie umana è diventata il suo serbatoio naturale. Siamo i suoi ospiti prediletti”.

Quanto sono efficaci i vaccini contro le varianti

La vaccinazione, per Palù, resta l’arma più efficace per sconfiggere il Covid-19 e tutte le varianti con cui si diffonde: in particolare, tutti i vaccini finora approvati in Italia (Pfizer, Moderna e AstraZeneca) si sono dimostrati efficaci contro la variante inglese.

Lo sono un po’ meno contro quella sudafricana e brasiliana che presentano mutazioni più significative alla proteina Spike, ma non per questo possono definirsi inutili: “La perdita di efficacia dei vaccini non è tale da dover generare sfiducia anche perché mantengono sempre la capacità di bloccare l’infezione attraverso la produzione di anticorpi neutralizzanti diretti contro l’intera proteina Spike”.

Ne è un esempio il risultato raggiunto in Israele, vero e proprio laboratorio a cielo aperto sull’efficacia dei vaccini, dove la campagna vaccinale ha provocato un abbattimento della curva: “La pandemia è crollata. Significa che la profilassi vaccinale funziona. E parliamo di un Paese dove circolano tutte le varianti note”.

Il presidente dell’Aifa si è detto d’accordo con il rimandare le riaperture in Italia: “Mi dispiace dirlo, anche gli impianti sciistici potrebbero costituire un rischio”. E anche sulle scuole, Palù ha ricordato che “l’infezione, a prescindere dalle mutazioni, ha una certa prevalenza tra 12-19 anni e poi tra 19 e 50 anni. Quindi andrei cauto con la ripresa di scuole superiori ed università. Sarebbe ideale poter spostare il calendario scolastico in avanti, quando il quadro sarà migliore”.

SONDAGGIO – Ricciardi invoca un nuovo lockdown, sei d’accordo con lui?

VirgilioNotizie | 15-02-2021 09:01

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