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Coronavirus, l'Oms ci aveva avvisato nel 2007

“Il cambiamento climatico fa aumentare le infezioni virali”

In un rapporto datato 2007 l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) aveva avvisato tutto il mondo: «Le infezioni virali, batteriche o da parassiti sono una delle minacce più consistenti in un pianeta dove il rischio del cambiamento climatico si fa sempre più grave». Una minaccia che sembra essere diventata realtà proprio con il diffondersi del coronavirus. Come spiegato anche dal dottor Giuseppe Miserotti, medico di Medicina Generale e referente regionale ISDE (Associazione medici per l’ambiente) il nuovo coronavirus avrebbe risentito in modo indiretto del cambiamento climatico. Nel corso di un’intervista infatti ha dichiarato: «Sicuramente il nuovo coronavirus ha risentito in modo indiretto delle nicchie ecologiche che stanno cambiando e che stanno provocando alterazioni molto importanti. Si tratta di un virus nuovo che deve ancora essere studiato e per il quale va comunque premesso che deriva da una zoonosi e che ha fatto il salto di specie. Ma questo problema è già stato evidenziato per altre emergenze che si sono verificate negli anni scorsi con i virus influenzali».

Nel corso dell’intervista Giuseppe Miserotti parla anche degli equilibri naturali: «Abbiamo alterato equilibri naturali molto delicati, che la natura era stato in grado di mantenere per migliaia di anni, e tutto questo sta avendo e avrà delle ripercussioni inevitabili sulla salute psicofisica degli uomini» Aggiungendo: «Il cambiamento climatico in campo microbiologico sta favorendo il ritorno di patologie che sembravano relegate agli annali della medicina. E questa situazione viene peggiorata dallo scioglimenti dei ghiacci e del permafrost».

Infine il dottor Giuseppe Miserotti fa un esempio con una situazione avvenuta nel 2016:«Per fare un esempio, nel 2016 nelle regioni russe della Siberia e della Jacuzia si è verificato un focolaio di antrace, un’infezione potenzialmente letale perché, oltre a fenomeni cutanei, può provocare polmonite e insufficienza respiratoria. Si sono registrati un’ottantina di casi e un bambino di 11 anni è morto. Ma l’antrace prima era una zoonosi che si ritrovava ad esempio nelle renne, utilizzate in quelle aree sia per la carne che come animali da traino. Esistono infatti circa duemila cimiteri di questi animali e quell’anno si raggiunsero le temperature record di 35 gradi, in un’area abituata anche ai -60: lo scioglimento dei ghiacci fece riemergere spore batteriche ancora vive e perfettamente conservate sui loro corpi».

VIRGILIO NOTIZIE | 27-02-2020 12:52

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