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Caro benzina, Giorgia Meloni e il taglio mancato delle accise: scoppa il malcontento, la premier si difende

Giorgia Meloni difende la decisione di non aver prorogato lo sconto sulle accise e risponde alle critiche

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Cresce il malcontento in Italia per l’aumento del costo del carburante. Dopo lo stop al taglio delle accise, il prezzo della benzina è tornato ad abbattere la soglia dei 2 euro. Peggio ancora va per chi ha dei veicoli diesel, il cui prezzo ha sfondato i  2,50 euro al litro. Non solo c’è il disappunto dei cittadini, ma anche quello interno alla maggioranza di Governo che ha visto scontrarsi Fratelli d’Italia e Forza Italia. Intanto, i benzinai annunciano lo sciopero.

Giorgia Meloni spiega perché non ha tagliato le accise

Il partito della premier Giorgia Meloni sostiene che la decisione sulle accise è stata pensata per destinare fondi utili a contenere il costo delle bollette e a favorire la crescita, mentre quello di Silvio Berlusconi caldeggia un intervento rapido per mitigare l’aumento del carburante.

Il clima è rovente. Così Meloni, nelle scorse ore, è intervenuta in prima persona con un video social “per fare chiarezza”.

“Per tagliare le accise – ha dichiarato – non avremmo potuto aumentare il fondo sulla sanità, la platea delle famiglie per calmierare le bollette domestiche, per i crediti delle Pmi: tutte queste misure sarebbero state cancellate per prevedere il taglio della accise”.

Naturalmente è tutta una questione di conti, di mantenere le casse statali in ordine. Anche perché, ragiona la premier, le risorse quelle sono e le si dirotta da una parte oppure dall’altra. La leader di Fratelli d’Italia ha aggiunto che la speranza (dunque non una promessa) è di poter in futuro sforbiciare le accise in modo strutturale.

Alla caccia di risorse

“Sono fortemente speranzosa della possibilità che prima o poi potremo tagliare le accise sulla benzina, un taglio strutturale e non temporaneo . Ma questo necessita di una situazione diversa e cioè di rimettere in moto la crescita economica, ora facciamo i conti con la realtà. Per fare alcune cose servono risorse e per trovarle serve la crescita”, ha sottolineato Meloni.

La presidente del Consiglio ha difeso le decisioni prese. Scelte che “ho fatto, perché penso che fosse più sensato aiutare chi ha il salario basso, chi non aveva un posto di lavoro, chi non riesce a fare la spesa piuttosto che usare le risorse per consentire diciamo a me, parlo di me, che comunque ho uno stipendio di tutto rispetto di pagare la benzina di meno. Questo è un governo che deve fare delle scelte”.

Il punto nevralgico riguarda sempre i costi insostenibili. Il taglio delle accise avrebbe comportato “troppe rinunce in manovra” per un ammontare di almeno 10 miliardi nel 2023.

Meloni contro la stampa

La leader di Fratelli d’Italia se la prende poi con la stampa: “Il prezzo medio del taglio delle accise nel precedente governo era di 1.885 euro, il 27 giugno era di 2.073 euro, il primo agosto di 1.877. Allora posso anche capire che il prezzo ora è alto ma dove era la stampa quanto il prezzo della benzina era a 2.077 euro. Io non ricordo negli anni precedenti le campagne di questi giorni. Poi ci sono le storture e bisogna intervenire”.

“La gran parte dei benzinai è onesta e responsabile e a tutela loro dobbiamo intervenire. In consiglio dei ministri abbiamo deciso di rafforzare le norme sanzionatorie per chi non adempie alle comunicazioni previste dalla legge e abbiamo stabilito che ogni benzinaio esponga il prezzo medio giornaliero“, ha concluso.

Sciopero dei benzinai

Nel frattempo, attraverso una nota, i gestori dei distributori hanno annunciato uno sciopero dalle ore 19 del 24 gennaio alle ore 7 del 27 gennaio.

Tra le ragioni dello sciopero, la comunicazione del Governo Meloni e lo scaricabarile nei loro confronti.

meloni-appunti Fonte foto: ANSA/Facebook
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