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Scuola a tempo pieno o modulo: una scelta difficile

Il tempo pieno nella scuola primaria ha mezzo secolo ed è cresciuto nei consensi delle famiglie

La scelta è una di quelle che può mettere in crisi: a scuola è preferibile il tempo pieno o il modulo (tempo normale)? Il tempo pieno è troppo stressante per i bambini? È giusto che un bambino sia impegnato quanto e più di un adulto, e cioè 40 ore la settimana? E i compiti? E chi gli prepara da mangiare se fanno il modulo e arrivano a casa giusto per pranzo? E se poi nei pomeriggio liberi si annoiano?

Duemila insegnanti in più per allargare il tempo pieno

Il governo giallo-verde vuole introdurre il tempo pieno in tutte le scuole primarie. È stato lo stesso vicepremier Luigi Di Maio a dare su Facebook la notizia: l’estensione dell’orario scolastico a 40 ore settimanali. Secondo l’esecutivo tale proposta avrebbe due vantaggi principali: lasciare i bambini fino alle 16.30 a scuola, venendo incontro ai genitori che lavorano, e assumere un numero maggiore di insegnanti per coprire tutto l’orario. Sarebbero circa duemila gli insegnanti necessari, secondo la proposta del governo. Il tempo pieno in Italia ha mezzo secolo di vita ed è cresciuto gradualmente in consensi delle famiglie, numero di iscritti e aumento di posti di docente, raggiungendo nel 2017-18, il 35,7% di alunni iscritti e il 33,6% di classi funzionanti. L’anno scorso – secondo uno studio di Tuttoscuola – hanno funzionato 130.462 classi di scuola primaria, di cui 43.804 (33,6%) a tempo pieno con doppio organico (nel 2007-08 erano il 24,4%). Le altre 86.658 classi funzionano per la maggior parte a 27 ore settimanali o, in parte, a 30 ore.

La differenza tra tempo pieno e tempo normale

La prima cosa da fare è capire la differenza tra modulo e tempo pieno e valutarne tutti i pro e i contro. Il modulo è il tempo normale con uscita all’ora di pranzo ed è indicato quando almeno uno dei due genitori può contare su orari di lavoro flessibili e autonomi. Spesso i bambini che frequentano le classi del modulo sono più seguiti dai loro genitori, inoltre l’orario scolastico non è né eccessivo né pesante e ciò rende l’andare a scuola molto più piacevole. C’è anche chi pensa che uno dei contro riguardi il rischio che il genitore possa essere fin troppo presente nella vita scolastica del bambino, impedendo al figlio di procedere in modo più autonomo. Per quanto riguarda il tempo pieno, invece, è consigliato ai genitori che lavorano e non hanno orari né autonomi né flessibili, anche per evitare di scomodare nonni, zii, ed eventuali baby-sitter. In questo caso l’orario si prolunga di solito fino alle 16:30 con tanto di pranzo nella mensa della scuola. Uno dei più grandi pro del tempo pieno è l’assenza di compiti dopo il rientro a casa, al massimo giusto nel fine settimana, inoltre, passare così tanto tempo a scuola in compagnia dei propri coetanei ha anche un enorme valore pedagogico.

Scegliere tra tempo pieno e modulo non è semplice

Quali sono però i contro del tempo pieno? Innanzitutto, passare tante ore a scuola può essere per alcuni bambini molto stressante, soprattutto per quelli che soffrono molto il distacco prolungato dai genitori. Il tempo pieno equivale quasi all’orario di lavoro di un adulto anche perché il tempo viene impiegato attraverso vari tipi di attività didattica. L’assenza di compiti a casa fa si che i bambini imparino più che altro a svolgere lavori di gruppo, tralasciando lo studio individuale che invece è quello che permette di sviluppare al meglio le proprie facoltà. In finale quindi, stabilire se il tempo pieno è meglio del modulo o viceversa è impossibile, poiché dipende sempre dalle singole situazioni. Vanno presi soprattutto in considerazione il carattere e le esigenze del bambino, valutando la scelta migliore per consentire il suo sviluppo individuale.

Così ci vorrebbero 21 anni per passare tutti al tempo pieno

Comunque si pone un problema pratico. Secondo Tuttoscuola, mediamente nelle classi non a tempo pieno della scuola primaria operano su ogni classe 1,5 docenti. Invece nelle classi a tempo pieno i docenti sono due. Quindi per trasformare a tempo pieno tutte le 86.658 classi aperte oggi solo al mattino occorrerebbe aggiungere una mezza unità di personale a classe. Parliamo di 43.329 docenti. Se il governo prevede per il solo 2019 una prima quota di duemila mila posti (pari a 4 mila classi, di cui 1.200 al Sud), per generalizzare il tempo pieno occorrerebbero a questo ritmo 21 anni.

ASKANEWS | 26-11-2018 11:58

Scuola primaria iol
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