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Vaccini, ira dei medici: i conti sulle dosi non tornano, il caso

L'ira dell'ordine dei medici: c'è il sospetto che diverse dosi di vaccino non siano finite agli aventi diritto

Continuano a far discutere i numeri relativi alle somministrazioni di vaccino anti Covid in Italia. Stavolta non per il taglio delle dosi da parte dei colossi farmaceutici, ma per una questione di ‘conti che non tornano’ dei sieri già iniettati.

“Un conto è la mancanza di dosi. Un altro è che le poche disponibili siano servite per il personale amministrativo, che non va in reparto”, ha tuonato Antonio Magi, presidente dell’ordine dei medici di Roma, come riferisce il Corriere della Sera.

Secondo i dati aggiornati, fino ad ora circa 400mila dosi sarebbero andate a persone che non fanno parte del settore sanitario, in percentuali che cambiano in base alla regione presa in considerazione. E mentre migliaia di vaccini sono stati somministrati a figure che non vanno in corsia, ci sono migliaia di medici (ambulatoriali, liberi professionisti con studi privati o che lavorano in cliniche convenzionate e non col sistema sanitario, dentisti) che non hanno ancora ricevuto l’agognata dose.

“Inaccettabile”, ha dichiarato Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO). Gli ha fatto eco il suo vice, Giovanni Leoni: “La percentuale delle dosi andate a non sanitari è troppo alta per non pensare che siano finite dove non avrebbero dovuto”.

Il dubbio che nutrono Anelli, Leoni e Magi è che qualcuno abbia fatto il furbo e sia riuscito a farsi somministrare il vaccino non avendone diritto, magari sfruttando qualche ‘aggancio’ di parentela o di amicizia.

Sempre come rende noto il Corriere, a Roma su 13mila prenotazioni ricevute dall’ordine provinciale, appena in 700 hanno avuto l’appuntamento. “Nell’università dove insegno hanno vaccinato gli studenti già del primo anno. Non dico che i giovani non vadano tutelati ma poi non si parli di priorità. Noi vogliamo davvero avere la precedenza nella campagna anti Covid, non solo per slogan”, ha dichiarato Magi.

In coda per avere la prima dose ci sono anche i dentisti che hanno chiesto il vaccino tramite i rispettivi ordini di appartenenza. Carlo Ghirlanda, presidente di Andi (Associazione nazionale dentisti italiani), così si è espresso sulla questione: “Poche centinaia di noi su 60mila sono stati immunizzati. Hanno fatto proclami sapendo che ci sarebbero state difficoltà nel rispettare gli impegni. Si è creata una forte aspettativa e adesso noi ci ritroviamo ancora ad altissimo rischio”.

“Nessuno ci ha chiamate. E poi leggiamo con stupore che secondo una ricerca della fondazione Gimbe, in Lombardia ben il 51% delle dosi anti Sars-Cov-2 sono andate a personale amministrativo ospedaliero. Per quanto ancora dobbiamo non sentirci protette?”. La domanda se la sono posta due dottoresse lombarde in pensione, Sara Capriata (allergologo-immunologo) e Laura Radaelli (ginecologia), che attualmente sono libere professioniste in due poliambulatori.

Una simile storia la racconta anche Gianni Barbuti, consigliere nazionale di Sismla (sindacato specialisti di medicina legale e delle assicurazioni) che è in prima linea, come altri suoi colleghi, nello svolgere autopsie quando viene chiamato dalle procure: “Non è un mestiere proprio sicuro in questo periodo. Ma lei pensa che qualcuno si sia occupato di chi svolge la pura, libera professione?”.

Chi invece non si lamenta sono i medici di famiglia. Silvestro Scotti, segretario di Fimmg, snocciola i dati e afferma che almeno il 93% degli associati questo mese ha ricevuto la prima dose.

VirgilioNotizie | 29-01-2021 22:56

Vaccino Covid: sintomi più comuni dopo il richiamo. Quanto durano Fonte foto: ANSA
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