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Crisi economica, fila al banco dei pegni: addio ori di famiglia

Aumenta il numero degli italiani che impegnano ori e preziosi per avere soldi liquidi, subito e senza burocrazia

L’anello della nonna, la catenina del battesimo, la collana regalo di matrimonio. In tempo di magra non resta che affidarsi al banco dei pegni. Negli ultimi due mesi è aumentato in maniera considerevole il numero delle persone che si sono recate a “impegnare” gli ori di famiglia per avere una liquidità immediata, e senza troppa burocrazia, in piena crisi economica. Le statistiche lo confermano: 30% in più di attività per il banco dei pegni.

In piena crisi economica dopo gli effetti del coronavirus e del lockdown avere della liquidità è un problema sempre più all’ordine del giorno, oltre che un incubo. L’ondata negativa ha colpito tutte le fasce della popolazione, dal ceto più basso (in aumento i “poveri”) fino ai commercianti e agli imprenditori. E laddove lo Stato non arriva, o meglio, non riesce a erogare subito i vari stanziamenti tra burocrazia e scartoffie incuranti dei bisogni primari delle persone, ecco che ci sono sistemi più immediati.

I numeri. Secondo un articolo dell’Adnkronos, le richieste potrebbero lievitare di almeno il 30% rispetto ai numeri pre Covid-19, comunque già alti: prima dell’emergenza erano, infatti, 124mila gli italiani che si rivolgevano ai banchi di pegno, per un giro di affari di 800-900 milioni di euro di affidamenti, per ottenere un prestito medio di mille euro. Secondo la ricerca “Gli Italiani, i gioielli e il credito su pegno”, condotta da Doxa per Affide, ogni italiano ha nel cassetto in media 7 oggetti di valore tra gioielli e beni preziosi, per un peso complessivo di circa 64 grammi di oro e un valore teorico di almeno duemila euro.

In molti non si fidano delle banche, le 600 euro dell’Inps tardano ad arrivare, mentre la trafila e la burocrazia per avere i sovvenzionamenti dalla Stato è scoraggiante. Più facile rivolgersi al banco dei pegni impegnando, appunto, i vecchi e cari gioielli di famiglia. Si ha liquidità immediata e senza troppe scartoffie.

Peraltro il banco dei pegni era tra le attività finanziarie che il decreto ha lasciato aperte durante il lockdown. Le file per poter impegnare ori e preziosi sono cresciute sensibilmente in questi due mesi. Sfruttando anche la rapidità di erogazione: si può scegliere una polizza da tre, sei o nove mesi, a fronte di un Tan del 7% annuale. Non bisogna fornire garanzie di nessun tipo sul lavoro attuale, debiti pregressi, insolvenze pendenti.

VirgilioNotizie | 05-05-2020 12:40

BLITZ GDF IN 'COMPRO ORO', SEQUESTRI PER 163 MLN Fonte foto: Ansa
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