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Bergamo, 50 denunce per vittime Covid. Il dramma di due fratelli

A Bergamo i familiari delle vittime da coronavirus si sono presentate in Procura con 50 denunce, chiedendo "verità e giustizia"

I parenti delle vittime del coronavirus della città di Bergamo si sono presentati in Procura per presentare le prime 50 denunce al fine di fare luce su quanto è realmente accaduto ai loro cari. Come riporta l’Ansa, alla richiesta di “verità e giustizia”, il comitato ha affermato che sono in preparazione altri 200 esposti, specificando che non si tratta di un attacco “contro i sanitari che hanno fatto il possibile ma contro i politici che non hanno fatto altro che raccontare bugie”.

Al centro delle inchieste aperte a Bergamo c’è anche il caso di Alzano Lombardo e Nembro, i due comuni dove si sono verificati numerosi decessi per coronavirus, su cui il governo e la Regione Lombardia si palleggiano la responsabilità di non aver istituito la zona rossa.

Coronavirus, il dramma di due fratelli che hanno perso i genitori

Tra le persone che si sono recate alla Procura di Bergamo per presentare le denunce ci sono anche Pietro e Diego Federici, due fratelli bergamaschi che hanno vissuto il dramma di perdere padre e madre in soli quattro giorni, proprio a causa del Covid-19.

Ansa riporta lo sfogo dei due fratelli: “Non ha funzionato niente, dalla comunicazione con gli ospedali alle cure”. Poi hanno aggiunto: “Nostro papà è salito sull’ambulanza con le proprie gambe, nel giro di due giorni ci hanno detto: ‘È migliorato’, ‘è peggiorato’, ‘è morto'”.

“Con nostra madre – hanno spiegato i fratelli – è stata la stessa cosa. Ci hanno detto: ‘Stiamo cominciando a darle la morfina’. La state accompagnando a morire? ‘No, la aiutiamo a non soffrire’, ci hanno risposto e in poco tempo non c’era più”.

I fratelli, per giunta, hanno affermato: “Nessuno ci ha ancora fatto il tampone”.

Comitato “Noi denunceremo”, le parole del fondatore

Per il presidente e fondatore del Comitato “Noi denunceremo”, Luca Fusco, lo scopo è quello di “cercare la verità su quello che è accaduto in Lombardia e non solo in Lombardia, per poter identificare i responsabili ed avere giustizia”. Fusco non ha dubbi e ha spiegato davanti alla Procura che ci sono responsabilità politiche.

“La prima è quella di non aver chiuso la Valseriana – ha precisato – quando doveva essere chiusa, cioè il 23 febbraio, lasciando trascorrere 15 criminali giorni fino all’8 marzo quando la Regione Lombardia è diventata zona arancione: per 15 giorni noi bergamaschi abbiamo viaggiato, lavorato, bevuto il caffè e fatto gli aperitivi e a quel punto il virus ha circolato senza problemi. Sono anche convinto che se ci fosse stata la chiusura tempestiva della zona rossa nella provincia di Bergamo forse non avremmo dovuto chiudere tutta la Lombardia. E probabilmente avremmo evitato il lockdown italiano“.

“Noi non puntiamo il dito contro nessuno – ha precisato – le denunce sono contro ignoti: ci penserà la Procura, con un indagine che si profila lunga e difficile, a individuare le responsabilità”.

VirgilioNotizie | 10-06-2020 13:38

Alzano e Nembro, eccezionale grandinata nella Bergamasca Fonte foto: ANSA
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