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Qatargate, cosa si sa sui presunti casi di corruzione al Parlamento europeo. Dal Qatar nessuna ammissione

Sono quattro gli arresti nell'ambito del Qatargate. L'inchiesta si allarga dopo le dichiarazioni di un pentito. E scattano nuove perquisizioni

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Si allarga giorno dopo giorno il Qatargate, il presunto caso di maxi corruzione al Parlamento europeo e riciclaggio di denaro che dal Qatar avrebbe mosso centinaia di migliaia di euro per arricchire politici e funzionari compiacenti. Il movente: ripulire la reputazione del Qatar a suon di mazzette in vista dei Mondiali di calcio.

Qatargate, chi sono gli arrestati

I media in Belgio parlano anche di ‘Italian connection’, dato che la maggior parte degli arresti convalidati hanno colpito italiani.

I quattro arresti riguardano l’ex eurodeputato del Pd e di Articolo 1 Antonio Panzeri, Niccolò Figà-Talamanca, che ricopre il ruolo di segretario generale della Ong No peace Without Justice fondata da Emma Bonino, la vice presidente del Parlamento europeo Eva Kaili e il suo compagno Francesco Giorgi, di mestiere assistente parlamentare.

Il ‘Corriere della Sera’ riporta che secondo gli inquirenti Panzeri avrebbe avuto un ruolo centrale. L’ex eurodeputato, scrive l’accusa, “si muoveva manovrando come un capo in modo criminale e spregiudicato”. Il suo ruolo sarebbe stato quello di sfruttare la Ong Fight Impunity da lui fondata per distribuire regali e soldi, a politici e non, al fine di creare una rete di consenso per le posizioni del Qatar.

Luca Visentini, segretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC), e il padre di Eva Kaili sono invece stati rilasciati sotto condizioni, come riportano i media belgi.

Spunta un pentito

Dopo la serie di perquisizioni e i fermi avvenuti nella giornata di venerdì 9 dicembre, sarebbe da imputare alle rivelazioni di un pentito, di cui parla ‘La Repubblica’, la nuova ondata di perquisizioni. Il quotidiano riporta come le rivelazioni del pentito avrebbero aiutato la procura belga a colmare i buchi del teorema giudiziario, indicando concretamente la “geografia delle mazzette”.

Oltre che Belgio e Italia adesso l’inchiesta ha toccato anche la Francia: una squadra di gendarmi belgi ha raggiunto Strasburgo con l’ok delle autorità francesi e ha messo in atto una sede di perquisizioni.

La posizione del Qatar

Al momento il grande assente nel Qatargate è proprio il Qatar: la procura belga non ha indicato chi sia la sponda qatariota dell’inchiesta, cioè chi avrebbe fatto partire i tentativi di presunta corruzione e attraverso quali canali e quali mani siano transitati i soldi che materialmente sono finiti nelle disponibilità delle persone attualmente agli arresti.

“Lo Stato del Qatar respinge categoricamente qualsiasi tentativo di associarlo ad accuse di cattiva condotta”. Così ha risposto alla redazione di ‘Politico.eu’ un esponente non precisato del governo qatariota.

All’esplodere dello scandalo sono inizialmente state le rivelazioni del quotidiano ‘Le Soir’ e del settimanale ‘Knack’ a tirare in ballo il Qatar, mentre le carte della procura belga facevano genericamente riferimento ad un “paese del Golfo”.

Il Qatar, secondo la magistratura belga, avrebbe distribuito mazzette per pagare personalità di vertice affinché perorassero la causa qatariota e ridessero smalto alla reputazione del paese del Golfo in vista dei Mondiali di calcio.

Reputazione offuscatasi negli ultimi tempi per motivi differenti, fra cui il più pesante è l’accusa di aver sovvenzionato il terrorismo internazionale: nel 2017 sei paesi islamici decisero di troncare ogni relazione con il Qatar. Arabia Saudita, Egitto, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Yemen e Libia accusarono il Qatar di aver sostenuto Isis e Fratelli Musulmani e di aver fatto propaganda per Al-Qaida.

Il Qatar ha attirato le critiche di media e organizzazioni sindacali internazionali anche per l’altissimo numero di operai che sarebbero morti nella costruzione degli stadi e delle strutture collaterali erette per i Mondiali di calcio. Una stima parla di circa 6.500 operai morti, in gran parte provenienti dalle zone più povere di Africa e Asia.

Qatargate, i numeri dell’inchiesta

I numeri, fino ad ora: sono 19 i locali posti sotto sigillo fra uffici del Parlamento europeo e residenze private. 6 i fermati, di cui 4 in custodia cautelare in carcere (i già citati Panzeri, Figà-Talamanca, Kaili e Giorgi).

Ammonta a quasi 1 milione e mezzo di euro il denaro sequestrato600mila euro erano nel trolley che il padre di Eva Kaili stava trasportando quando è stato fermato; ci sono poi i 150mila euro trovati a casa di Kaili. Tutto il denaro era in tagli da 20 e 50 euro; ci sono poi i 17mila euro che sono stati trovati a casa della famiglia Panzeri a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo, che si sommano ai 600mila precedentemente sequestrati nell’alloggio di Panzeri a Bruxelles.

4 i politici che si sono autosospesi: si tratta degli eurodeputati del gruppo S&D (Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici) Marc Tarabella, Maria Arena, Pietro Bartolo e Andrea Cozzolino.

Fra le stanze sigillate c’è anche quella dei collaboratori dell’eurodeputata Dem Alessandra Moretti.

Qatargate arrestatiFonte foto: ANSA
Da sinistra: Antonio Panzeri, Eva Kaili, Francesco Giorgi e Niccolò Figà-Talamanca.

Chi è Antonio Panzeri

Il nome di Antonio Panzeri è stato fra i primi a emergere nell’ambito dello scandalo. Nato a Riviera d’Adda (Bergamo) nel 1955, Panzeri è un peso massimo della sinistra lombarda: ha mosso i primi passi all’interno del Pci e del movimento sindacale milanese. È entrato al Parlamento europeo nel 2004 con l’Ulivo e vi è rimasto fino al 2019 aderendo prima al Pd e poi ad Articolo Uno.

Nel 2019 ha fondato a Bruxelles la Ong ‘Fight Impunity’, che opera nel campo dei diritti umani, di cui è tuttora presidente come risulta dall’organigramma pubblicato sul sito ufficiale.

Gli inquirenti di Bruxelles ipotizzano che la reale funzione della Ong Fight Impunity fosse quella di un “paravento”. Ammantato dell’aura di altruismo e rispettabilità emanata dalla Ong, Panzeri avrebbe dunque cercato di influenzare il Parlamento europeo distribuendo i soldi e i regali provenienti dal Qatar.

Anche Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, moglie e figlia di Antonio Panzeri, sono state coinvolte nell’inchiesta. Le donne sono attualmente agli arresti domiciliari perché secondo i giudici belgi sarebbero state “consapevoli delle attività del marito/padre e addirittura” avrebbero avuto modo “di partecipare nel trasporto dei ‘regali’ dati in Marocco attraverso” l’ambasciatore del Marocco in Polonia.

Da alcune intercettazioni a disposizione della procura è emerso come la famiglia Panzeri abbia fatto una vacanza da 100mila euro. Nell’organizzazione di un successivo viaggio si sente la moglie di Panzeri dire che non è possibile spendere 100mila euro per un viaggio come nell’anno precedente e che 9mila euro a persona solo per l’alloggio è un prezzo eccessivo.

I magistrati indagano per capire se questo stile di vita sia compatibile con gli introiti, certamente ingenti, guadagnati da Panzeri nei lunghi anni della sua permanenza al Parlamento europeo, o se l’origine del denaro possa essere collegata alle accuse.

Chi è Eva Kaili

Anche il nome della 44enne greca Eva Kaili è stato fra i primi a emergere nell’inchiesta. Anche l’ormai ex vice presidente dell’Unione europea del partito Pasok (Movimento Socialista Panellenico) avrebbe ricevuto denaro per ripulire la reputazione del Qatar.

E proprio in un discorso da lei pronunciato in aula a novembre la si sente perorare la causa qatariota indicando il paese del Golfo come un modello di rispetto dei diritti dei lavoratori.

Kaili ha subito il sequestro più ingente: circa 750mila euro, di cui 600mila trovati in un trolley che il padre si stava affrettando a portare altrove e 150mila in casa. Tutti in banconote di piccolo e medio taglio.

In Grecia le autorità antiriciclaggio hanno congelato i beni dell’eurodeputata, dei suoi familiari e del suo compagno. Nel mirino delle autorità alcune proprietà immobiliari, conti correnti e diverse società.

Kaili è stata espulsa dal partito e i suoi ex colleghi le hanno voltato le spalle. Il capo dei socialisti Nikos Androulakis l’ha definita “cavallo di Troia” del partito di centrodestra Nea Dimokratia.
Gli fa eco il segretario del Comitato politico centrale del Pasok, Andreas Spyropoulos: “Da tempo Eva Kaili aveva preso le distanze dall’ideologia e dalla politica del suo partito di appartenenza, il Pasok, per identificarsi con quello al governo di Nea Dimokratia e il Partito popolare europeo”.

Chi è Francesco Giorgi

Il 35enne Francesco Giorgi è il compagno di Eva Kaili. Originario di Abbiategrasso, attorno ai 20 anni inizia a militare fra i Democratici di Sinistra. Ha una laurea in Scienze Politiche presa alla Statale di Milano. A Bruxelles diventa prima assistente di Antonio Panzeri, poi di dell’europarlamentare Pd Andrea Cozzolino (non toccato dall’indagine). Per lui Giorgi svolge il ruolo di consulente per i rapporti europei con il Maghreb.
Francesco Giorgi ed Eva Kaili hanno una bambina.

Chi è Niccolò Figà-Talamanca

Niccolò Figà-Talamanca è il segretario generale dell’Ong No Peace Without Justice. Figà-Talamanca si è laureato in Scienze politiche a Bologna e ha fatto un dottorato in filosofia all’Università di Palermo. Ha inoltre un Honours Degree all’Università di Leeds e un Master of Laws all’Università di Nottingham. No Peace Without Justice (Non c’è pace senza giustizia) è stata fondata nel 1993 da Emma Bonino.

 

Eva Kaili Fonte foto: ANSA
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