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Dl Sicurezza, la bocciatura della Consulta: le motivazioni

La Corte dichiara illegittimo l'articolo del Dl sicurezza che regola l'iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo

La Corte costituzionale boccia il primo dei due decreti sicurezza voluti fortemente e tuttora rivendicati dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. La Consulta, infatti, ha bollato l’articolo 13 del decreto come incostituzionale, nelle motivazioni depositate oggi, in quanto escludere i richiedenti asilo dall’iscrizione all’anagrafe è un provvedimento, al tempo stesso, irrazionale e discriminatorio, come riporta Adnkronos.

Dl Sicurezza, la bocciatura della Consulta dell’articolo 13

I giudici della Corte giudicano che la norma sarebbe anche irragionevole perché come scrivono nelle motivazioni depositate oggi che “l’esclusione dei richiedenti asilo dall’iscrizione anagrafica, invece di aumentare il livello di sicurezza pubblica, finisce con il limitare le capacità di controllo e di monitoraggio dell’autorità pubblica su persone che soggiornano regolarmente nel territorio statale, anche per lungo tempo, in attesa della decisione sulla loro richiesta di asilo”.

In particolare ad essere stato dichiarato “illegittimo” dalla Corte costituzionale è l’articolo 13 sull’iscrizione dei richiedenti asilo all’anagrafe, anche perché “negare l’iscrizione all’anagrafe a chi dimora abitualmente in Italia significa trattare in modo differenziato e indubbiamente peggiorativo, senza una ragionevole giustificazione, una particolare categoria di stranieri”, come scrive la redattrice, la giudice Daria de Pretis.

I due decreti sicurezza sono al centro della gestione del fenomeno immigrazione in Italia e sono ancora motivo di un dibattito serrato nella maggioranza sulla revisione del testo, sul quale l’attuale ministra Luciana Lamorgese avrebbe già trovato la quadra sui le modifiche.

Dl Sicurezza, la bocciatura della Corte costituzionale: le motivazioni

Per la Consulta è in particolare l’articolo vìola l’articolo 3 della Costituzione per diversi motivi. Inanzitutto “è viziata da irrazionalità intrinseca in quanto, rendendo problematica la stessa individuazione degli stranieri esclusi dalla registrazione, è incoerente con le finalità del decreto che mira ad aumentare il livello di sicurezza”.

In secondo luogo, “riserva agli stranieri richiedenti asilo un trattamento irragionevolmente differenziato rispetto ad altre categorie di stranieri legalmente soggiornanti nel territorio statale, oltre che ai cittadini italiani”.

Infine, “per la sua portata e per le conseguenze che comporta anche in termini di stigma sociale, di cui è espressione non solo simbolica l’impossibilità per i richiedenti asilo di ottenere la carta d’identità, la violazione del principio di uguaglianza enunciato all’articolo 3 della Costituzione assume in questo caso anche la specifica valenza di lesione della pari dignità sociale”.

Per questi presupposti aggiunge la Consulta “sono state dichiarate incostituzionali anche le restanti disposizioni dell’articolo 13 del primo decreto sicurezza, che prevedevano tra l’altro che il permesso di soggiorno costituisse documento di riconoscimento in luogo della carta d’identità e che l’accesso ai servizi erogati ai richiedenti asilo fosse assicurato nel luogo di domicilio, anziché in quello di residenza”.

VIRGILIO NOTIZIE | 31-07-2020 16:08

cortecostituzionale Fonte foto: Ansa
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