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La luce blu uccide il coronavirus: la nuova scoperta italiana

Due studi accendono una nuove luce sulla lotta al coronavirus: cosa è emerso

Un fascio di luce ultravioletta C (Uvc) e la luce led blu sono in grado di uccidere il coronavirus: a dirlo sono due nuovi studi, il primo condotto dai ricercatori dell’Università di Hiroshima e il secondo dall’Università di Siena. Lo studio giapponese e quello italiano, come riporta Ansa, sono giunti a risultati simili usando fasci di luce diversi.

Fascio di luce Uvc contro il coronavirus: lo studio giapponese

Lo studio condotto dai ricercatori di Hiroshima, pubblicato  sull’American Journal of Infection Control, ha preso in considerazione la luce ultravioletta C (Uvc) con una lunghezza d’onda di 222 nanometri e ha scoperto la sua efficacia contro il virus Sars-Cov_2.

Da un’esperimento condotto in vitro è emerso che il 99,7% della coltura virale di Sars-Cov-2 è stata uccisa dopo un’esposizione di 30 secondi a un’irradiazione Uvc di 222 nm a 0,1 milliwatt per centimetro quadrato.

Si tratta, per gli esperti, di un’alternativa più sicura ma altrettanto potente alle lampade germicide Uvc da 254 nm, sempre più usate nella disinfezione delle strutture sanitarie, visto che quest’ultimo raggio danneggia i tessuti umani esposti e può essere usato solo per disinfettare le stanze vuote.

Luce led blu contro il coronavirus: lo studio italiano

A gettare una luce del tutto nuova sulla lotta al coronavirus è però uno studio italiano: secondo i test realizzati presso il laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università di Siena, in collaborazione con l’azienda italiana di medical device Emoled, è emerso che la luce led blu è in grado di inattivare il coronavirus.

“Abbiamo utilizzato la luce led blu – ha spiegato Maria Grazia Cusi, professore ordinario di Microbiologia e microbiologia clinica dell’Università di Siena – a diverse densità di potenza, con tempi diversi, contro alcuni virus respiratori come il virus respiratorio sinciziale e l’adenovirus, in modo da stabilire i parametri necessari per verificare l’attività virucida di questa luce”.

“La densità di potenza di 120 mw/cm2 per 30 minuti rappresentava la situazione migliore per svolgere un’attività virucida – ha aggiunto la ricercatrice – e abbiamo utilizzato la stessa lunghezza d’onda per 15 e 30 minuti, su una concentrazione elevata di coronavirus”.

La scoperta è che “c’è stato un totale abbattimento della quantità virale nel materiale trattato, sia a 30 che a 15 minuti”.

Un’altra bella notizia, ha concluso la dottoressa Casi, è che “la luce blu è una lunghezza d’onda che non riesce ad interagire con il dna delle cellule, quindi non induce alcuna alterazione di tipo cancerogeno nell’uomo”.

VIRGILIO NOTIZIE | 22-09-2020 20:17

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