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Bologna, 31enne ammazzata e fatta a pezzi: svolta nelle indagini

Bologna: il punto sulle indagini dell'omicidio di Emma Pezemo, la donna fatta a pezzi dal fidanzato che si è poi suicidato

All’origine del cruento omicidio di Emma Pezemo, assassinata dal fidanzato Jacques Ngouenet (che si è poi suicidato) a Bologna, ci sarebbe una questione economica irrisolta. A tracciare il quadro delle indagini è La Repubblica che scrive che il 43enne – il quale ha ucciso la compagna 31enne, l’ha fatta a pezzi e l’ha gettata poi in un cassonetto di via Palmiro Togliatti – era convinto che la donna era in debito con lui di circa 50mila euro e ne pretendeva la restituzione.

Il fatto è stato raccontato agli investigatori da un testimone con cui l’uomo si è confessato prima di ammazzare Emma e prima di suicidarsi. Nella fattispecie Jacques sosteneva che la donna, oltre ai soldi, gli doveva un computer che lui le aveva prestato. Le discussioni per tali vicende, nell’ultimo periodo, erano aumentate nella coppia. Tensioni che hanno avuto il culmine nell’omicidio della Pezemo da parte di Ngouenet, che soffriva dal punto di vista psichiatrico.

Secondo chi indaga l’uccisione di Emma non sarebbe stata provocata da uno scatto d’ira, ma sarebbe stata pianificata e quindi premeditata. A far propendere per questa pista il fatto che Jacques ha vivisezionato il corpo con un bisturi o comunque con un piccolo coltello con precisione quasi chirurgica.

La testimonianza che ha confermato gli attriti per questioni economiche nella coppia combacia con un’altra parte dell’indagine e con quanto scritto da Ngouenet nella missiva “confessione” lasciata sul tavolo della stanza del Centro servizi Papa Giovanni XXIII di viale Roma (la struttura in cui Jacques era ospitato per i suoi problemi e nella quale si è poi impiccato).

Nella lettera, infatti, si legge: “Non preoccupatevi del corpo di Enna”. Inoltre si fa riferimento “a tutto il denaro speso per lei”. Nessuna cifra è però menzionata. Se l’uomo avesse vantato davvero un credito di 50mila euro non è chiaro. Tuttavia le indagini considerano per il momento fondato il movente economico. L’omicidio-suicidio ha comunque sorpreso le persone che conoscevano Ngouenet. Dal Centro servizi dove viveva da più di un anno hanno fatto sapere che mai era stato protagonista di episodi violenti e che sembrava tranquillo.

Bologna, donna fatta a pezzi: il punto sulle indagini

Gli inquirenti continuano a lavorare al caso e, secondo le ultime ricostruzioni, Emma e Jacques si sono visti per l’ultima volta l’1 maggio, in Viale Roma, intorno alle 16.30.

Un testimone, residente nella zona, ha dichiarato di aver udito delle urla e di aver notato una lite accesa della coppia che poi si sarebbe allontanata in auto.

L’ipotesi è che il diverbio sia poi proseguito in un luogo appartato e che il crimine sia stato perpetrato nel tardo pomeriggio o in serata della medesima giornata, l’1 maggio.

Al momento si sta cercando di capire il luogo preciso in cui Emma è stata uccisa e poi fatta a pezzi. L’ipotesi è che il delitto si sia consumato in un bosco o lungo l’argine di un fiume della periferia bolognese.

Chi indaga, sempre come spiega La Repubblica, ha notato che Jacques ha agito con ferocia ma anche con accortezza. Ad esempio, nel veicolo utilizzato per trasportare i resti di Emma fino al cassonetto, non sono state trovate macchie di sangue. Cosa che fa credere che l’auto sia stata ripulita per nascondere le tracce. Da qui la pista del femminicidio premeditato.

La famiglia ha indicato come proprio legale Gabriele Bordoni, il quale ha chiesto che nel corso dell’autopsia sia verificata l’ipotesi, smentita dalla polizia, che la 31enne fosse incinta. “Una richiesta naturale, solo per avere un quadro chiaro della situazione”, ha puntualizzato  Bordoni.

Dopo circa 20 ore dell’assassinio di Emma, Jacques si è suicidato, forse perché aveva capito che sarebbe stato presto scoperto.

VirgilioNotizie | 05-05-2021 09:54

Bologna omicidio Fonte foto: ANSA
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