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Covid, l'appello di Alberto Zangrillo: "Ora il virus morde"

Alberto Zangrillo sottolinea la necessità di intervenire tempestivamente per fermare la diffusione del coronavirus, che non è più "clinicamente morto"

Il 31 maggio Alberto Zangrillo dichiarava nella trasmissione In mezz’ora in più che il coronavirus era “clinicamente morto“. Ora il primario della terapia intensiva del San Raffaele di Milano spiega che dobbiamo agire tempestivamente per disinnescare l’aumento esponenziale dei contagi. Ma senza paura. “Io ho sempre sostenuto, anche se ciò non ha mai fatto clamore, che con il Covid dobbiamo imparare a convivere. Evidentemente non l’abbiamo fatto abbastanza”, ha riferito al Corriere della Sera.

“Siamo in tempo per un’azione tempestiva. Non è una catastrofe. Dobbiamo mantenere lucidità d’azione”, ha spiegato il medico. “Io però sono contrario al metodo della paura, ossia a spaventare i cittadini affinché reagiscano come voglio io. Io sono per dire la verità. A maggio il coronavirus era in ritirata, oggi è tornato a mordere, probabilmente anche per comportamenti negligenti. Ma solo di pochi. La maggior parte della popolazione è coscienziosa, giovani compresi. Lo ripeto: con il virus dobbiamo imparare a convivere”.

“Io mi auguro innanzitutto che nei più giovani scatti un meccanismo di protezione nei confronti di genitori e nonni. Dobbiamo proteggere loro, i fragili. Persone magari con il diabete o cardiopatie, normalmente sotto controllo, ma che se si infettano possono aggravarsi. Sono certo che con comportamenti corretti dal punto di vista qualitativo, riusciremo a risolvere anche i problemi quantitativi. E la maggior parte della popolazione lo sta capendo. Senza una presa di responsabilità dei singoli non ne possiamo uscire”, ha sottolineato Alberto Zangrillo.

L’anestesista ha riferito al Corriere della Sera di essere “consapevole” di poter influenzare ampie fasce della popolazione mandando determinati messaggi, specificando però di non voler “ingenerare il panico“.

Chiedere rinunce “va bene. Le possiamo chiamare così. Servono a salvaguardare tutto ciò che deve rimanere attivo. Scuola e attività produttive soprattutto. Ma anche la possibilità di continuare a prendere in carico i malati no Covid”.

Alberto Zangrillo ha spiegato che “per almeno il 30% dei pazienti che arrivano in Pronto soccorso basterebbe una responsabile assistenza domiciliare. È fondamentale la diagnosi tempestiva che solo i medici di famiglia possono mettere in atto. Il segreto è prendersi la responsabilità di inviare in ospedale solo chi ne ha bisogno. Oggi siamo in una fase decisiva. Ci vuole senso civico da parte di tutti. Ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità. Altrimenti il problema diventa di proporzioni importanti”.

Le terapie intensive sono “ancora sotto controllo perché la risposta alle cure è migliore rispetto allo scorso marzo e aprile. L’esito è più favorevole”. Anche se “questa pandemia deve servirci da lezione. Servono più rianimatori, infettivologi e immunologi. Non basta investire sui macchinari, bisogna farlo sul capitale umano“.

Alberto Zangrillo ha parlato anche della decisione della giunta regionale guidata da Attilio Fontana per fermare i contagi. “È stata scelta per tutta la Lombardia la linea del coprifuoco. Il mio senso civico mi obbliga a obbedire, ma certe terminologie evocano scenari che non vorrei lasciare in eredità ai miei figli”.

VIRGILIO NOTIZIE | 20-10-2020 08:06

Covid, l'identikit dei nuovi ricoverati in terapia intensiva Fonte foto: Ansa
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