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Virus congelato nel permafrost della Siberia torna in vita dopo 48mila anni: la sperimentazione in laboratorio

L'antico virus risvegliato dal permafrost siberiano dimostrerebbe che con l'aumento delle temperature potrebbero tornare pericolosi patogeni

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Un gruppo di scienziati francesi è riuscito a riportare in vita in laboratorio alcuni virus rimasti congelati decine di migliaia di anni nel permafrost della Siberia, il terreno che resta perennemente a temperature inferiori ai zero gradi. Uno dei patogeni “risvegliati” risale a 48.500 anni fa: si tratta di un record.

L’obiettivo degli scienziati

I risultati della scoperta sono stati pubblicati sulla piattaforma “bioRxiv”, archivio online di articoli in versione preprint, ovvero di quelli in attesa di revisione da parte della comunità scientifica. Lo scopo della ricerca sarebbe quello di comprendere i potenziali rischi che potrebbe correre il mondo con il rapido scioglimento dei ghiacciai provocato dai cambiamenti climatici.

Secondo il team di scienziati è necessario indagare sugli organismi rimasti congelati, magari evoluti in macrosistemi ormai estinti, in quanto conservando la capacità infettiva potrebbero comportare conseguenze imprevedibili e rappresentare quindi una minaccia per la salute globale.

virus permafrost siberiaFonte foto: 123RF
Lastre di ghiaccio su un lago della Siberia

I dettagli della sperimentazione

I virus sepolti nel permafrost siberiano e “scongelati” in laboratorio sono nove: i più “giovani” sono rimasti nel ghiaccio per 27mila anni mentre il più antico, come detto, per oltre 48mila anni. Jean-Michel Claverie, scienziato dell’Università di Aix-Marseille in Francia e coordinatore della ricerca, ha spiegato che il patogeno proviene da 16 metri di profondità di un lago a Yukechi Alas, in Yakutia, estrema area della Russia.

“È un tipo di pandoravirus” ha precisato, ovvero un virus gigante che infetta organismi unicellulari noti come amebe, come è stato sperimentato in laboratorio. Secondo quanto si apprende non è in grado di infettare piante o animali. Tuttavia “se gli antichi virus giganti rimangono infettivi dopo essere stati congelati per così tanto tempo – ha evidenziato – anche altri tipi di virus di mammiferi lo faranno”.

I nove virus riportati in vita dal team di Claverie sono distinti da tutti quelli già noti e per questo sembra improbabile che possano derivare dalla contaminazione dei campioni da parte di entità moderne. Durante la ricerca gli scienziati hanno scartato molti altri patogeni rianimati proprio perché i loro genomi erano troppo simili a virus già conosciuti.

I pericoli dal permafrost

Jean-Michel Claverie ha sottolineato che come documentato dalla recente pandemia ogni nuova forma virale richiede quasi sempre una risposta medica precisa. “È perciò legittimo riflettere sul rischio di antiche particelle che rimangono ancora infettive e che potrebbero tornare in circolazione a causa dello scioglimento del permafrost“, ha spiegato.

Ma non c’è solo il problema del surriscaldamento. “Mentre prima c’erano pochi individui nell’Artico ad essere esposti a tali minacce di infezione – ha commentato lo scienziato – sempre più persone si stanno spostando in queste aree per estrarre risorse come oro e diamanti“.

E il primo passo nell’estrazione mineraria, ha fatto notare, è quello di rimuovere gli strati superiori del permafrost. Per questo motivo “il pericolo è reale ed è impossibile calcolare il rischio”.

Eric Delwart dell’Università della California, San Francisco, che ha ricreato virus vegetali da feci di caribù congelate, intervistato da ‘NewScientist’ ha confermato che “se gli autori dello studio stanno effettivamente isolando virus vivi, è probabile che anche i patogeni dei mammiferi ancora più piccoli e semplici sopravvivano congelati per milioni di anni“.

virus-antico-permafrost Fonte foto: 123RF
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