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Covid, le conseguenze dei sintomi sul cervello: gli studi

Diversi studi sul Covid-19 evidenziano gli effetti dell'infezione da Sars-CoV-2 sul sistema nervoso

Anche il cervello può essere interessato dagli effetti del Covid-19. Sarebbero circa trecento gli studi che hanno riscontrato sintomi neurologici collegati all’infezione da Sars Cov-2: dalla cefalea alla mancanza di gusto e olfatto, dalle perdite di memoria fino all’ictus, micro ischemie e in rari casi attacchi epilettici.

Secondo Giulio Maira, neurochirurgo e già ordinario di Neurochirurgia all’Università Cattolica, interpellato da il Messaggero, i risultati delle ricerche condotte finora “mostrano che il Covid ha un effetto significativo sul sistema nervoso: a partire da uno dei sintomi più comuni, la perdita dell’olfatto che interessa circa l’80% dei pazienti ed è collegata a un’infiammazione del nervo olfattivo.”

Se, infatti, il Covid-19 è una patologia innanzitutto respiratoria, il coronavirus può intaccare anche altri organi, tra i quali il sistema nervoso.

Molto frequente è anche il mal di testa, riportato da circa il 15%, ma anche i disturbi della memoria interessano una quota non irrilevante di pazienti e permangono per un certo lasso di tempo anche dopo la negativizzazione al tampone, ha spiegato ancora il neurochirurgo.

Alessandra Serraino, neurochirurga del team del professor Maira spiega che “le pubblicazioni su questo sono sempre più frequenti e fino ad oggi se ne contano su Pubmed già 302. Tra i primi a dimostrarlo un team di medici giapponesi che avevano individuato edemi nel cervello di pazienti gravi, per via dell’infiammazione seguita ala risposta immunitaria al Sars-Cov-2″.

Uno studio inglese ha riscontrato su 125 pazienti anche stati di confusione e una decina di casi psicosi, soprattutto in persone considerate già psicologicamente fragili.

La lettura scientifica riporta anche sintomi più gravi come i disturbi cerebrovascolari e gli ictus ischemici che, come dice Maira, “interessano il 2,8% dei pazienti dei ricoverati in terapia intensiva, e sono dovuti a una eccessiva infiammazione e conseguente ipercoagulazione del sangue indotta dall’infiammazione. In altri casi invece possono verificarsi emorragie cerebrali secondarie all’infezione e collegate all’aumento dell’ipertensione, causata da una disfunzione dei recettori ace2. E ancora, vi sono casi, anche se meno frequenti, di disturbi del sistema nervoso periferico causati da una demielinizzazione dei neuroni, simile a quella che si verifica con la sclerosi multipla”.

Non sono da escludere perfino reazioni come “forme di epilessia in persone che non ne avevano mai sofferto e perdita della memoria collegata a microischemie nella zona dell’ippocampo”.

“Una delle ipotesi consistenti – ha detto ancora l’esperto – è che i sintomi neurologici siano una risposta secondaria, non dovuta all’ingresso del virus nel cervello, ma alle conseguenze dello stato infiammatorio causato dall’infezione“.

Sintomi di cui non è stata ancora verificata la durata, “ma sono stati descritti anche a distanza di tempo dalla scomparsa del virus dall’organismo. Una risonanza magnetica cerebrale permette di capire la situazione e i farmaci da assumere. L’invito ai medici è a porre molta attenzione a questi sintomi”, è il consiglio Maira.

VirgilioNotizie | 21-01-2021 12:18

Long Covid, la sindrome del post guarigione: quali sono i sintomi Fonte foto: ANSA
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