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Così Cosa nostra si era riorganizzata dopo la morte di Riina

Arrestato Settimo Mineo, 80 anni, ufficialmente gioielliere, ma alle spalle un curriculum di mafioso di decenni e erede di Totò Riina

Sin dal giorno dopo l’arresto di Totò Riina – il 15 gennaio 1993 – i vertici di Cosa nostra si riorganizzarono, individuando nel boss Settimo Mineo l’erede del padrino corleonese, finito in manette oggi nel corso dell’operazione dei Carabinieri che ha portato all’azzeramento della commissione provinciale mafiosa di Palermo. Ottantenne capo mandamento di Pagliarelli, Settimo Mineo – di facciata titolare di una gioielleria in centro – in realtà un boss con alle spalle un “pedigree” criminale di tutto rispetto. Arrestato nel 1984 dal pool antimafia di Falcone e Borsellino, condannato a 5 anni nell’ambito del Maxiprocesso. Riarrestato nel 2006, era da poco tornato libero dopo una condanna a 11 anni.

Senza Riina Cosa nostra comandata da una commissione provvissoria

Dopo l’uscita di scena di Riina l’organo di comando di Cosa nostra, la commissione provinciale, risultò decapitata, ma pur cessando di funzionare restò in vita almeno nelle regole che ne costituivano il fondamento. Bernardo Provenzano, pur assumendo il ruolo di vertice e di coordinamento tra i vari mandamenti, non risulta abbia mai presieduto riunioni plenarie, anche in ragione di quella “strategia della sommissione” con cui ha diretto l’organizzazione criminale. Una situazione che non trovò l’entusiasmo degli uomini d’onore che non apprezzarono anzi la situazione d’impasse creatasi dopo il 1993. La commissione provinciale di fatto non è riuscita a riunirsi per 25 anni. Nel 2008, le indagini avevano documentato e scontato il tentativo ordito dai boss Benedetto e Sandro Capizzi, Giuseppe Scaduto e Giovanni Adelfio di ricostituire la commissione provinciale. Il vertice dell’organismo avrebbe dovuto essere Benedetto Capizzi, osteggiato però dall’ala dissidente capeggiata da Gaetano Lo Presti, reggente del mandamento di Porta Nuova che ne disconosceva la legittimazione ad assumere il ruolo non essendoci un placet da parte dello stesso Riina ormai detenuto. Al fine di sopperire la mancanza di un organismo decisionale idoneo a dare risposte urgenti in una fase di emergenza, dunque, Cosa nostra aveva riconosciuto legittimità ad agire ad un organismo collegiale “provvisorio”, costituito dai più influenti reggenti dei mandamenti della città con mere funzioni di consultazione e raccordo strategico fra mandamenti. Nulla a che vedere con l’originaria commissione provinciale. Ed è per questo che

Dopo la morte di Riina  la scalata del gioielliere Mineo

La morte di Riina – il 17 novembre 2017 – ha rappresentato uno “spartiacque storico” per Cosa nostra. Di fatto, da quella data, tutti i mandamenti più importanti di Palermo hanno avviato una serie d’incontri e confronti per riorganizzare la commissione provinciale, per restituirle quel ruolo di organismo di comando solido e riconosciuto. Questo “fermento” è culminato con la riunione del 29 maggio scorso dei capimandamento. Una riunione che ha “incoronato” di fatto Settimo Mineo, l’anziano padrino che non usava telefoni per il terrore di essere intercettato, di cui già il pentito Tommaso Buscetta aveva fatto il nome agli inquirenti.

ASKANEWS | 04-12-2018 13:23

Arresto boss Mineo
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