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Se il Vesuvio erutta Pompei sarà “trasferita” in Sardegna

Se il Vesuvio erutta tutta Pompei “andrà” in Sardegna: i 25mila abitanti della città campana verrebbero trasferiti via mare da Salerno

In caso di eruzione del Vesuvio gli abitanti di Pompei verrebbero trasferiti in Sardegna via mare, con imbarcazioni coordinate dalla Protezione Civile pronte a partire dal porto di Salerno. E’ quanto prevede il piano di evacuazione della città alle porte di Napoli che, in base alle disposizioni del capo della Protezione Civile, deve sottoscrivere degli appositi protocolli di intesa per gestire l’eventuale emergenza.

Il particolare è emerso ieri durante una riunione dell’amministrazione comunale di Pompei alla presenza dei rappresentanti della Regione Campania e, appunto, dei delegati della Protezione Civile regionale della Sardegna, nella quale sono stati valutati gli aspetti organizzativi legati all’eventuale evacuazione dell’area, a cominciare dalla necessità di censire con esattezza la popolazione di Pompei, che si aggira intorno ai 25mila abitanti.

Il Vesuvio è uno dei vulcani più pericolosi al mondo perché che la sua fase eruttiva, fortunatamente preceduta da segnali oggi facilmente riconoscibili, spesso inizia con un’esplosione così violenta da svuotare gran parte della camera magmatica: il magma risale dalle zone profonde ad altissima velocità fino ad uscire dal cratere e dissolversi in gas e minuscole goccioline formando quelle nubi ardenti che uccisero gran parte degli abitanti di Pompei ed Ercolano nel 79 d.C.

Il Vesuvio è sorvegliato 24 ore su 24 dalla rete di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano, la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Dal 1944, anno della sua ultima eruzione, si trova in stato di quiescenza caratterizzato solo da attività fumarolica e bassa sismicità e non si registra alcun fenomeno anomalo. Dunque, nessun fenomeno precursore indicativo – spiega la Protezione Civile – di una possibile ripresa a breve termine dell’attività eruttiva.

Ma vista la potenziale catastroficità di una nuova eruzione e la densità della popolazione che vive alle falde del vulcano, circa 700mila persone, il Dipartimento della Protezione Civile ha realizzato un Piano Nazionale di emergenza con la collaborazione di tutte le componenti e le strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione Civile.

ASKANEWS | 18-12-2018 15:41

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