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Imane Fadil fu minacciata da due 'olgettine' per il processo Ruby

Lo si legge nell'atto di costituzione di parte civile che l'allora legale di Fadil, Paolo Sevesi, ha depositato in uno dei filoni del 'Ruby ter'

Imane Fadil, una delle testimoni chiave del caso Ruby morta in circostanze misteriose il primo marzo, nel corso dei procedimenti sulle serate ad Arcore è stata “interessata da minacce, tentativi corruttivi e pressioni per la revoca della costituzione di parte civile”, in particolare nel processo ‘Ruby bis’, da parte di Iris Berardi e Barbara Guerra, due ‘olgettine’ imputate nel ‘Ruby ter’. Lo si legge nell’atto di costituzione di parte civile che l’allora legale di Fadil, Paolo Sevesi, ha depositato in uno dei filoni del ‘Ruby ter’.

Nel frattempo per familiari dell’ex modella marocchina è arrivato il momento di vedere per la prima volta, a distanza di quasi un mese dal decesso, il corpo della giovane per la procedura del “riconoscimento salma”. Forse già oggi dovrebbe iniziare l’autopsia.

Il quesito a cui la schiera di esperti nominati dalla Procura di Milano, guidati da Cristina Cattaneo, dovrà rispondere per cercare di individuare le cause della morte della giovane prenderà in considerazione tutti gli aspetti: dall’avvelenamento per intossicazione da metalli (è stata trovata una massiccia concentrazione di cadmio, antimonio e cromo) o altro, alla morte naturale per malattia fulminante, si ipotizza anche una forma rarissima di aplasia midollare, fino ad aspetti genetici.

Intanti l’Enea, il centro specializzato romano che si è occupato di analizzare i campioni di organi della Fadil ha escluso la presenza di radioattività dal corpo della giovane. Lo ha detto ai giornalisti Mirko Mazzali, avvocato dei familiari della donna, questo pomeriggio fuori dall’istituto di medicina legale a Milano dove a breve inizierà l’autopsia.

VirgilioNotizie | 26-03-2019 12:10

Cosa sappiamo sulla sua morte
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